Federalismo, primo sì al passaggio dallo Stato alle autonomie locali Previsti i fondi immobiliari, il ricavato andrà a ridurre il debito o agli investimenti Il parere della commissione parlamentare. Alle Regioni il demanio idrico e marittimo ROMA - Fiumi e laghi che attraversano più regioni, come il Po e il Garda, rimarranno in capo allo Stato. Così come il Quirinale, le sedi di Camera e Senato e quelle degli altri organi di «rilevanza costituzionale». Spiagge e caserme dismesse passeranno invece agli enti locali. Mentre in commissione bicamerale compare la bozza di parere sul federalismo demaniale - che prevede un via libera condizionato al progetto leghista - è braccio di ferro tra Carroccio e opposizione sul calendario. La Lega è decisa a portare la creatura del ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli al prossimo Consiglio dei ministri utile, probabilmente quello della prossima settimana, mentre Pd, Idv e Api hanno chiesto qualche giorno in più per risolvere i nodi ancora aperti, costi delloperazione demaniale in testa. La bozza sul primo tassello del federalismo fiscale è stata discussa ieri dalla bicamerale. A sorpresa presente il leader leghista Umberto Bossi, arrivato a dar manforte a Calderoli. La proposta di parere messa a punto da Marco Causi (Pd) e Massimo Corsaro (Pdl) pone alcuni paletti in grado di dare qualche nuova indicazione sulla faccia che assumerà lItalia federalista. Per quanto riguarda il demanio idrico, i relatori hanno suggerito di escludere i beni «di ambito sovra regionale», come appunto il Po e il Lago di Garda, da quelli trasferibili. Gli specchi dacqua «chiusi e privi di emissari di superficie», come il Lago di Bracciano, andrebbero invece alle province. Per il resto i beni del demanio idrico e marittimo, come le spiagge, saranno trasferiti alle regioni, anche se una quota dei proventi derivanti dalle concessioni andrà alle province. Secondo il parere, entro un anno andranno quindi individuati i beni del ministero della Difesa, le caserme dismesse, da trasferire agli enti locali. Sono previste anche sanzioni per gli enti che non rispetteranno gli obiettivi per cui hanno richiesto lassegnazione di un bene. Ad ogni modo le spese per la gestione non peseranno ai fini del Patto di stabilità interno per un importo pari a quanto lo Stato già spendeva per la gestione dello stesso bene. Se un ente venderà il bene ricevuto dovrà usare l85 dellincasso per abbattere il suo debito (in caso di attivo dovrà reinvestire) mentre il 15 andrà al fondo per lammortamento dei titoli di Stato. La bozza della bicamerale suggerisce poi che ogni 2 anni vengano attribuiti agli enti locali i nuovi beni «eventualmente resisi disponibili». Dopo la discussione del testo la Lega ha fatto sapere di voler portare il federalismo demaniale al più presto al Consiglio dei ministri. Un modo per centrare lobiettivo della sua approvazione entro un anno dallentrata in vigore della delega, e cioè il prossimo 21 maggio. Lopposizione ha invece chiesto più tempo per affinare il testo. Bossi ha smentito qualsiasi tipo di problema sulla questione dei costi («col federalismo lo Stato ci guadagna») o con Tremonti («con lui è tutto a posto») ma ha sottolineato: «Vedo che la sinistra vuole allungare un po i tempi». Anche per questo il Senatur si è fatto vedere nel pomeriggio alla bicamerale insieme a Calderoli, che da mesi è al lavoro sul decreto demaniale, il primo tassello della realizzazione pratica del progetto federalista approvato un anno fa. E sul calendario ha vinto il centrodestra, approvando a maggioranza (contrario il Pd) la proposta che fissa il voto sul parere per mercoledì prossimo. Il democratico Francesco Boccia ha avvertito che la fretta potrebbe essere letale. LUdc deciderà nei prossimi giorni il proprio orientamento: «Ci siamo riservati di riesaminare il testo che ha accolto alcune nostre spiegazioni», ha spiegato il centrista DAlia. Critica lApi, che con Linda Lanzillotta ha sottolineato il rischio di un «supermercato del patrimonio», mentre lIdv ha chiesto i costi del provvedimento contro il quale ieri i Verdi hanno organizzato un sit-in di denuncia di fronte a Montecitorio.