Firenze: l'«Ultima cena» di Vasari venne danneggiata dall'alluvione del 1966 Anche la Getty Foundation ha dato un contributo FIRENZE. Ci sono voluti quasi 44 anni - la disastrosa alluvione è del novembre 1966 - per iniziare, con un progetto tecnologicamente innovativo, il restauro dell'Ultima cena di Giorgio Vasari, una delle tavole (6,60 metri per 2,62) più danneggiate dall'acqua e dal fango dell'Arno che invasero la chiesa di Santa Croce. Il progetto, finanziato dal ministero per i Beni culturali e ambientali e dalla Getty Foundation che ha stanziato 300mila euro anche per la formazione di nuovi restauratori, è stato presentato ieri nei laboratori dell'Opificio fiorentino dove la tela vasariana si trova dal 2004. Per il quarantennale dell'alluvione, grazie a un finanziamento della Protezione civile di 250mila euro, vennero avviati i lavori di diagnostica e alcune prove sperimentali. Ora si comincia con il restauro vero e proprio, estremamente delicato e complesso: il supporto ligneo in pioppo è gravemente danneggiato e la pellicola pittorica si è in parte staccata e alzata a cresta. Questo «malato grave» mette alla prova, come ha detto Marco Ciatti, direttore del settore dipinti dell'Opificio delle Pietre Dure, «i limiti delle tecniche del restauro moderno». Un progetto di restauro che parte - come abbiamo visto - dopo quasi 44 anni «ma forse è stato quasi un bene, visto come si sono evolute le tecniche - ha spiegato Isabella Lapi Ballerini, soprintendente dell'Opificio - Un progetto che si evolverà in corso d'opera». Per questo, nessuno azzarda una data ipotetica di conclusione dei lavori sui cinque pannelli che costituiscono la tela. «Sarebbe bello finisse tutto per il 2016, in occasione dei 50 anni dall'alluvione», ha detto Giuseppe De Micheli, direttore dell'Opera di Santa Croce, che non ha escluso la possibilità di un intervento economico della Fondazione: «In 10 anni - ha aggiunto - abbiamo già speso 15 milioni di euro per i restauri».