L'ultima tappa del blitz contro «tavolino selvaggio» porta i vigili urbani nel borgo Marinari. Risultato: 22 contravvenzioni (20mila euro), 400 metri quadri di suolo pubblico occupato senza permesso da una decina di esercizi, due locali completamente abusivi. «I titolari di un bar e di un ristorante aperti da pochi mesi - spiegano il maggiore Luigi D'Urso e il tenente Gaetano Frattini, VI unità operativa della polizia municipale - erano sprovvisti di autorizzazione amministrativa, autorizzazione sanitaria, protocollo di autocerificazione degli alimenti (Haccp) e avevano piazzato tavolini e sedie su uno spazio complessivo di 170 metri quadri senza alcun tipo di concessione, nemmeno per un centimetro. Alle nostre richieste di chiarimenti, hanno risposto che la richiesta di licenza era in via di definizione. Ma solo uno dei due è stato in grado di esibire il modulo di domanda al Comune, che comunque non autorizza a svolgere l'attività fino al completamento delle pratiche». Al termine di una settimana di lavoro tra lungomare e centro storico, i vigili urbani hanno trasmesso un dossier al servizio commercio al dettaglio del Comune. Quasi venti i locali che, alla luce di pesanti irregolarità riscontrate dagli agenti, rischiano un'ordinanza di sospensione della licenza: trenta giorni di tempo per esaminare i documenti, poi il verdetto. Ma sugli esercenti «distratti» non pende solo la scure amministrativa di Palazzo San Giacomo. Perché si prepara a scendere in campo anche la Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio, forte di uno strumento tutto nuovo e ancora poco conosciuto - il codice Urbani per la tutela dei beni culturali, in vigore dal 1 maggio - che le consente di emanare, ad horas, un'ordinanza di rimozione di tutte le strutture fuorilegge e di denunciare alla magistratura chiunque abbia infranto il vincolo di protezione sulle aree di interesse storico. Il soprintendente Enrico Guglielmo ha già chiesto alla polizia municipale un resoconto dell'operazione di controllo e ha incaricato un ispettore di verificare personalmente tutte le situazioni dubbie, pregandolo di stilare una relazione dettagliata corredata con foto e planimetria dei luoghi. Poi passerà all'azione, con il sostegno dei vigili urbani e - se è il caso - anche dei carabinieri. Nel mirino non solo le occupazioni abusive di suolo ma anche l'aspetto estetico delle strutture installate negli spazi in concessione. «Niente tavolini di plastica nelle aree monumentali - precisa il soprintendente riferendosi al caso della Galleria Umberto, già evidenziato dall'assessore al commercio Raffaele Tecce - possiamo imporre di sostituirli con più decorose strutture in ferro». «È irrituale apprendere certe notizie dai giornali: i vigili avrebbero dovuto mandarmi subito un'informativa. Con il cosiddetto codice Urbani, possiamo fare piazza pulita degli abusi». Enrico Guglielmo, soprintendente per i beni architettonici e del paesaggio, ha chiesto ai vigili un dossier e si prepara ad avviare la sua crociata contro «tavolino selvaggio». Cosa prevede il codice Urbani? «Strade, piazze e aree scoperte di interesse storico sono sottoposte a vincolo, come i monumenti e le riserve ambientali. Nessuno vi può installare strutture fisse o mobili senza il nullaosta della Soprintendenza, che deve esaminare e approvare un progetto dettagliato di intervento». E quali sono, a Napoli, le strade e le piazze sotto tutela? «Quelle che compaiono nelle cosiddette "antiche mappe". Dove "antiche" vuol dire non più tarde della metà del Novecento». Lei come può intervenire? «Con la denuncia alla magistratura e un'ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi».