Il ministro Bondi non andrà a Cannes perché il film di Sabina Guzzanti «offende l'Italia». È questione di punti di vista: io, per esempio, trovo assai più offensivo, per il nostro Paese, che il cantiere degli Uffizi sia stato messo nelle mani di un ingegnere esperto di terreni per piante officinali e di acconciature uomo-donna-bambino. E in discussione non è l'onestà del ministro, ma la qualità del suo operato. Quasi ogni giorno Sandro Bondi si dichiara consapevole dell'importanza assoluta del patrimonio artistico e storico della nazione, e della necessità di tutelarlo, e come ama dire valorizzarlo. Ora l'epilogo tragicomico del commissariamento dei Nuovi Uffizi gli offre un'ottima occasione di tradurre queste parole in un fatto. Con un raro atto di umiltà politica egli potrebbe, infatti, riportare indietro le lancette dell'orologio, ripristinando la situazione esistente prima che si innescasse questa vicenda così infelice. Per farlo, basterebbe riportare Paola Grifoni alla guida della Soprintendenza ai monumenti di Firenze. E non certo per una questione personale, né tantomeno per riserve di sorta nei confronti di Alessandra Marino, ma per il ripristino di una elementare fisiologia istituzionale. L' ultimo atto importante della Grifoni nella partita degli Uffizi era stata una vittoria assai significativa: aveva ottenuto di corrispondere alle imprese appaltanti solo la metà dell'aumento di spesa richiesto. Cioè aveva fatto risparmiare allo Stato più di sei milioni di euro, e senza pregiudicare l'efficienza del cantiere. Ciò avveniva alla metà di luglio dell'anno scorso, ed è impossibile non leggerlo insieme al suo trasferimento agostano, arrivato come un incomprensibile fulmine a ciel sereno. Tutto divenne comprensibile tre mesi dopo, quando arrivò il commissario, con le conseguenti nomine: e fu evidente che le due mosse facevano parte di un unico disegno. Ora che quella strategia è naufragata così clamorosamente, sarebbe importante dare un messaggio forte, anzi due: 1) chi serve lo Stato con competenza e probità non si punisce e non si rimuove; 2) non servono commissari, eventi o provvedimenti eccezionali, ma serve piuttosto aiutare, finanziare, promuovere la fisiologia della vita istituzionale delle nostre soprintendenze. Un ministro per i Beni culturali che prende a cuore le soprintendenze che dipendono da lui, e che sostiene i soprintendenti virtuosi: ecco un modo davvero rivoluzionario di difendere l'onore dell'Italia. Tomaso Montanari