Mentre il primo cittadino ha condannato con forza «a nome di tutta lamministrazione capitolina, questi atti scellerati che offendono la memoria di chi ha pagato con la vita una delle più aberranti forme di discriminazione razziale», lo stesso Massimiliano Ortu si è premurato insieme a un gruppo di consiglieri municipali, tutti rigorosamente di centrosinistra, di ripulire le scritte. «È lennesima provocazione perpetrata dai gruppi organizzati dellestrema destra romana», dice Ortu. A inchiodare i responsabili potrebbero essere utili le telecamere dellufficio postale. Fabio Bellini, presidente del municipio che comprende anche via degli Arcelli, definisce «orrenda» la scritta e sottolinea la «firma inequivocabile, una svastica» e la profanazione, nello stesso territorio, con le "pietre dinciampo" poste davanti alla casa di piazza Rosolino Pilo dove la famiglia di Pietro Terracina visse il rastrellamento nel 1943. La neopresidente della Regione Renata Polverini parla di «un gesto vile e spregevole che offende la memoria di quanti hanno vissuto il dramma dellOlocausto». Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, offre invece una lettura più profonda: «È evidente che rappresenta una tardiva risposta alliniziativa del 25 aprile del sindaco Alemanno a Forte Bravetta in memoria del ruolo dei soldati al contributo per la liberazione dellItalia e ai progetti relativi alla realizzazione di un polo museale su questi temi. Non bisogna dare clamore a questi vigliacchi, che non hanno neanche il coraggio di firmarsi né di argomentare le loro tesi».