Dopo ben 44 anni dall'alluvione di Firenze finalmente si fa avanti un progetto concreto e innovativo per il restauro de L'Ultima cena di Giorgio Vasari. L'opera, composta da 5 tavole (per un totale di ben 6,60 metri per 2,62), è infatti una delle più danneggiate dall'acqua e dal fango dell'Arno che invasero Santa Croce. Un «malato grave - spiega Marco Chiatti, direttore del settore dipinti dell'Opificio delle Pietre Dure - che mette alla prova i limiti delle tecniche del restauro moderno». I dipinti su tavola costituiscono infatti la tipologia più gravemente danneggiata dall'alluvione e fino ad ora gli interventi sull'opera sono stati perciò molto cauti. Ogni tavola de L'ultima cena è costituita da un supporto ligneo, da strati di preparazione e infine dalla pellicola pittorica. Durante l'alluvione l'opera rimase a lungo sommersa sotto l'acqua fangosa e il legno perciò si dilatò. Nel processo di asciugatura poi il supporto in pioppo si ritirò e anche la preparazione, sensibile all'umidità, perse coesione. Così ci fu una diffusa perdita di aderenza della superficie pittorica rispetto agli strati sottostanti e un conseguente sollevamento di ampie porzioni di colore, fino a veri e propri processi di distacco e caduta. Subito dopo l'alluvione lo strato pittorico fu inoltre protetto da una velinatura Paraloid B72 (una resina acrilica) che ebbe per anche l'effetto di fissare sulla tavola anche i detriti indesiderati. Il problema, oltre a quello dei sollevamenti a cresta, è che adesso il manto pittorico è più largo del supporto ligneo sottostante. In passato l'unico modo per risolvere una situazione del genere era quello di trasportare la pellicola su un nuovo supporto. Ma viste le dimensioni de L'ultima cena, il suo valore, e la pericolosità dell'operazione, l'opera non vi fu mai sottoposta. In compenso venne abbandonata in un deposito dietro la Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli, aggravandone le condizioni di conservazione. Dal 2004 l'opera è poi stata affidata all'Opificio delle Pietre Dure che vi ha finora svolto un'analisi diagnostica. Ora si affaccia sullo scenario di questo travagliato restauro il progetto, finanziato in parte dal ministero per i Beni culturali e ambientali (che però in 4 anni ha contribuito al lavoro dell'Opificio con soli 51,5mila euro) e dalla Getty Foundation che ha invece stanziato 300 mila euro. Ouesti soldi serviranno al restauro del supporto ligneo dell'opera e anche per la formazione di nuovi restauratori. «È un piacere per me - ha affermato Deborah Marrow, direttore della Getty Foundation - annunciare il nostro contributo per il restauro de L'Ultima cena e per lo straordinario programma di formazione a questo correlato. Questo fa parte della nostra Panel Paintings Initiative, voluta per formare la prossima generazione di conservatori. E infatti limitato il numero di addetti in grado di occuparsi adeguatamente di tali opere. Per di più la maggior parte di questi esperti si ritirerà dalla vita lavorativa nei prossimi anni, ma la nuova generazione di specialisti - conclude la Marrow - non è ancora pronta a prendere il loro posto». L'inizio del progetto è previsto in maggio mentre la sua conclusione per la metà del 2013. Il risultato sarà visibile nel corso di una mostra congiunta tra l'Opificio delle Pietre Dure e il Museo dell'Opera di Santa Croce e in un libro sul processo di restauro. Non è ancora sicuro se le condizioni conservative dell'opera permettano di evitare l'intervento di trasporto del colore, almeno nelle zone più interessate dalle differenze dimensionali tra supporto e strati pittorici. Certo è che al termine del restauro saranno necessarie una serie di precauzioni conservative per la ricollocazione dell'opera.
FIRENZE - Vasari: 3 anni di restauro per l'Ultima cena. Grazie a 300mila euro stanziati dalla Getty Foundation entro il 2013 il recupero definitivo dell'opera che poi sarà esposta in una mostra ad hoc.
Dopo 44 anni dall'alluvione di Firenze, un progetto di restauro concreto e innovativo è stato finalmente avviato per il restauro di "L'Ultima Cena" di Giorgio Vasari. L'opera, composta da 5 tavole, è stata gravemente danneggiata dall'acqua e dal fango dell'Arno. Il restauro sarà finanziato in parte dal ministero per i Beni culturali e ambientali e dalla Getty Foundation, che ha stanziato 300 mila euro. Il progetto prevede il restauro del supporto ligneo dell'opera e la formazione di nuovi restauratori. Il restauro è previsto per iniziare in maggio e per essere completato a metà del 2013.
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