Festambiente occhi puntati sulla qualità dei cibi e sul made in Italy Gli ambientalisti sono critici con Berlusconi ma dialogano con alcuni ministri. Obiettivo principale: ridurre la dipendenza dal petrolio. Attraverso uno stile di vita sostenibile e scelte politiche diverse da quelle attuali Se provassimo per gioco ad assegnare voti e bandiere come consuetamente Legambiente fa con mari e coste, comuni «ricicloni» e sporcaccioni, il massimo dei punti andrebbe agli ingredienti della cena offerta agli ospiti di Festambiente qualche sera fa. Tutto proveniente dai campi sequestrati alla mafia in Sicilia e affidati alla cooperativa intitolata a Placido Rizzotto, sindacalista socialista assassinato nel 49 per il suo impegno nell'occupazione dei latifondi. La stessa cooperativa che ha visto un campo di grano andare misteriosamente al rogo proprio nell'anniversario dell'uccisione del giudice Borsellino. A seguire, in ordine di bandiera, la «casa del sole», modello ecologicamente corretto di abitazione perfettamente indipendente dai combustibili fossili. E quelle scelte tanto minimali quanto radicali, come i 20 mila piatti di cellulosa utilizzati, i 150 mila bicchieri, i 10 mila da caffè e le 45 mila coppette da gelato tutte in materiale riciclabile. In questo contesto un ministro dell'ambiente come Altero Matteoli fino a qualche tempo fa si sarebbe mosso come un elefante costretto a muoversi, senza romperle, tra le tremila uova biologiche utilizzate per sfamare gli oltre 70 mila partecipanti alla kermesse. Lo ammette anche Angelo Gentili, che ha visto nascere Festambiente, sedici anni or sono, e oggi ne è il responsabile: «Nel 94, all'epoca del primo governo Berlusconi, non sarebbe stato possibile invitare uno come lui, la gente non avrebbe capito». Oggi invece è forse esagerato dire che l'esponente di An rappresenti un punto di riferimento per un'associazione nata a sinistra, come una costola dell'Arci, e che poi ha intrapreso un percorso autonomo che porta oggi il presidente Roberto della Seta a dire che «noi, diversamente da altre associazioni amiche, abbiamo fatto la scelta di non identificarci con un'area politica, nonostante la gran parte dei nostri militanti siano di centrosinistra». Ma un interlocutore per Legambiente Matteoli lo è sicuramente, tanto che, oltre all'invito a discutere di aree e parchi protetti, ha anche contribuito all'opuscolo di presentazione del «festival internazionale di ecologia e solidarietà» nel parco naturale della Maremma a pochi chilometri da Grosseto. «Matteoli è sicuramente criticabile perché ha subìto i condoni e altre scelte del governo senza andarsene via», continua Della Seta, ma «è un uomo cortese, disponibile al dialogo e per questo va apprezzato, soprattutto in un governo come questo che è indisponibile al confronto». A Festambiente era stato invitato anche Gianni Alemanno, che però ha declinato la partecipazione. Anche il ministro dell'Agricoltura riscuote qualche consenso tra i militanti dell'associazione, vuoi per la sua posizione contraria all'introduzione degli ogm, vuoi per la tutela del «made in Italy». La politica? A tavola Se chiedi in giro per i 20 mila metri quadrati dell'Enaoli, l'Ente nazionale orfani lavoratori italiani la cui struttura, dopo 30 anni di abbandono, è stata ora data dal comune in concessione a Legambiente fino al 2008 per creare un centro per lo sviluppo sostenibile e per altre attività legate all'ambientalismo, ti sentirai rispondere che Festambiente è «la festa della qualità e del made in Italy», appunto. E che il fulcro di tutto è l'enogastronomia. Per cui, prima ancora che di protocollo di Kyoto, abusivismo edilizio e condoni, qui sentirai parlare di dop e igp, marchi d'identificazione dei prodotti tipici. «Cerchiamo di far conoscere i prodotti di qualità attraverso le testimonianze di produttori che spiegano come si fa quel vino o quel salame, in modo da avvicinare il produttore al consumatore», spiega Francesco Gentili, responsabile dell'Officina dei sapori, che ogni sera prevede un percorso enogastronomico fatto di «incontri a tavola», degustazioni ragionate e il racconto dei luoghi attraverso i suoi prodotti e la sua cucina. «Oggi si mangia troppo e male, noi vogliamo insegnare a mangiare meno e meglio», dice ancora Gentili. Per Legambiente è un modo di far politica utilizzando un diverso linguaggio, perché «l'enogastronomia avvicina i popoli più delle parole» e perché «nell'epoca della globalizzazione le persone così riscoprono i gusti di una volta». Se per gli ambientalisti da Nonna Papera a Porto Alegre il passo non è poi così lungo, figuriamoci da don Ciotti al ministro Alemanno. No global e legalità Il prete torinese fondatore del gruppo Abele prima e dell'associazione antimafia Libera poi è un vecchio amico dell'associazione, quanto il giudice Giancarlo Caselli. Anche perché quando si va a caccia di ecomostri e scempi edilizi come sta facendo in questi giorni Goletta verde, non si finisce a pestare i piedi esclusivamente a vip come Franco Zeffirelli per la sua villa a Positano, ma anche a palazzinari paramafiosi. Così come quando si pubblicano i dossier sulle ecomafie. «Siamo indipendenti da logiche politiche non per una scelta di immagine o opportunistica, ma perché crediamo che il tema dell'ambiente non si presti a logiche di schieramento», spiega Della Seta. E in effetti, in assenza di una cultura ambientalista strutturata del centrodestra, accade che amici dell'ambiente e della Casa delle libertà possano finire negli organismi dirigenti di Legambiente. E' accaduto per il presidente del Parco del Vesuvio Amilcare Troiano, che è di Alleanza nazionale, e con il sindaco forzitaliota di Otranto Francesco Bruni. L'importante è che si abbia a cuore il rispetto della legalità. Curioso, per un'associazione che mantiene come presidente onorario il deputato della Margherita Ermete Realacci, ha sfornato la diessina Giovanna Melandri e partecipa con eguale entusiasmo al movimento no global come a quello pacifista. Se ne potrebbe dedurre che c'è uno scarto notevole tra la base che scende in piazza contro Berlusconi a ogni occasione possibile e i suoi organismi dirigenti? Per il presidente Della Seta non c'è alcuna contraddizione «perché nei movimenti noi ci stiamo con le nostre modalità. Il movimento di critica alla globalizzazione è un movimento che nella sua straordinaria capacità di contaminare l'opinione pubblica non ha una cifra esclusivamente di sinistra», così come «tra i milioni di persone scesi in piazza per la pace sono convinto che non ci fosse solo gente di sinistra». L'Ulivo e l'ambiente All'ingresso della festa, prima di inoltrarsi tra gli stand espositivi di associazioni ed enti locali per poi arrivare, tra striscioni per il «diritto alla pace», all'area attrezzata per i bambini dove è bandita ogni tecnologia per far posto a giochi di società rigorosamente manuali e addirittura a un bar «a misura di bambino», con il bancone che quasi tocca terra, campeggia una pala eolica, simbolo di un'altra delle battaglie degli ambientalisti. «Ci rendiamo conto che con 15 pale del genere i 70 mila abitanti di Grosseto potrebbero guardare la tv e utilizzare il forno?», sbotta Angelo Gentili. E qui casca l'asino, che si chiama effetto serra, o per meglio dire dipendenza dall'energia prodotta dai combustibili fossili, cioè dal petrolio. Perché, a detta di Legambiente, rientrare nei parametri di Kyoto sulle emissioni di gas nocivi non sarebbe poi così complicato. Anzi, il modello di città e di società sostenibile ricreato nel parco della Maremma mira a dimostrare ai visitatori, famiglie con bambini, turisti e no global accaniti, come tutto ciò sia a portata di mano. E allora, assodato che «il governo Berlusconi è stato un pessimo governo per le politiche ambientali», bisogna volgere lo sguardo ai dirimpettai del centrosinistra. Che se, a detta di Della Seta, nel precedente governo hanno espresso il miglior ministro dell'ambiente della storia italiana, il verde Edo Ronchi, hanno tuttavia commesso errori da non ripetere. Come lo «scarso dinamismo» che ha facilitato i danni del governo Berlusconi, che «non ha mai fatto un passo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e verso le energie rinnovabili». Dunque, cosa chiederebbe Legambiente di inserire in un programma di governo del centrosinistra? «Un nuovo piano trasporti, come ha fatto il governo Blair che si è posto l'obiettivo di raddoppiare in 20 anni le merci e i passeggeri su ferro»; «una riforma del fisco che sposti la pressione dal lavoro e dal capitale d'impresa verso le emissioni più inquinanti»; «un piano energetico che ci renda meno dipendenti dal petrolio».
il manifesto
14 Agosto 2004
La città del sole ha i colori di Legambiente
AN
Angelo Mastrandrea
il manifesto
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Bene culturale
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