Trasferimento: A Palermo la titolarità di Palazzo dei Normanni e il teatro di Taormina La Padariia ne parla da anni. La Sicilia passa subito ai fatti. Almeno in tema di federalismo demaniale, e cioè il trasferimento dei beni di proprietà dello Stato alle Regioni, Palermo fa da apripista. Il consiglio dei ministri oggi dovrebbe dare il via libera al decreto legislativo che sposterà definitivamente la proprietà dei beni statali presenti nella regione al governo siciliano. Non si tratta di poca cosa. Si passa la titolarità dell'intera Valle dei Templi di Agrigento, il teatro greco e il castello saraceno di Taormina, l'acropoli di Selinunte e la zona archeologica di Segesta. Non solo. Passano, per ora nella disponibilità del governatore Raffaele Lombardo, l'Orecchio di Dioniso e l'Anfitèatro romano di Siracusa insieme, tra altre decine di perle del passato siculo, anche allo stesso Palazzo dei Normanni che ospita il consiglio regionale e tanto altro. È solo un'anticipo del federalismo demaniale che la Lega vanta e propugna ormai da qualche tempo. Ed è derivato dalla peculiarità dello statuto siciliano e dall'elevato grado di autonomia di cui gode. In ogni caso sarà il vero banco di prova di quella che rischia di essere la prima e forse unica, per ora, tranche della riforma fiscale in senso federale. La novità infatti è sostanziale e rischia di avere importanti riflessi finanziari sui bilanci dello Stato e della stessa amministrazione sicula. Già da tempo, infatti, i beni di interesse artistico e storico, infatti, sono sotto la tutela, la valorizzazione e la gestione dell'assessorato dei beni culturali palermitano. A mancare era il trasferimento della piena titolarità che creava incertezza sulla effettiva proprietà dei beni. Una mancanza che ha reso difficoltosa in alcuni casi la gestione e la piena valorizzazione degli immobili. Ora non sarà più così. La certezza del diritto sarà definitivamente assicurata. Un esempio di efficienza del Sud che farà piacere ai leghisti che avranno un parametro di riferimento gestionale a cui fare riferimento. Certo le problematiche non saranno superate. La regione Sicilia anche se sull'orlo di un default non venderà certamente i templi agrigentini a qualche facoltoso gruppo giapponese. Ma in tempi di crisi come quelli che attraversano le finanze locali un potenziale minimo pericolo esiste. Non solo. Più in generale il servizio studi della Camera nella verifica quantitativa del decreto sul federalismo demaniale ha puntato il dito sul passaggio di quote patrimoniali dal bilancio nazionale a quelli regionali. Secondo i tecnici della Camera la riduzione di quote dell'attivo patrimoniale statale può indebolire gli strumenti di garanzia dello stato.