Il recupero grazie alla Caripit e al Capitolo della cattedrale PISTOIA. È stato presentato ieri, restaurato, l'"Angelo con la testa del Battista", scultura in legno del secolo XIV di "proprietà" del museo diocesano di Pistoia, un'opera che iconograficamente, scandagliate tutte le possibili conoscenze museali, risulta unica a livello mondiale. Ed è un angelo di una bellezza assoluta: giudizio concorde degli studiosi ed esperti. Il restauro è durato cinque anni ed è stato di Barbara Schleicher, tedesca, da tempo vivente in Italia. Asportati i rifacimenti posticci, sono state recuperate le antiche cromie mentre i capelli mostrano ora l'originario, vigoroso intaglio. A sottolinearne l'unicità e l'importanza artistica di questo "strano angelo", per l'occasione si è svolto un convegno al palazzo dei vescovi, sotto la guida di Maria Cristina Masdea della soprintendenza di Firenze, Pistoia e Prato. Cofinanziatori sono stati la Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia ed il Capitolo della cattedrale, rispettivamente rappresentati dalla vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e monsignor Giordano Frosini. Come prima relatrice è quindi intervenuta la storica dell'arte Lucia Gai, notoriamente un punto fermo negli studi medioevali di Pistoia. «È una scultura da collocare - ha spiegato la nota studiosa - nel periodo di trapasso fra la tarda arte gotica e il primo linguaggio rinascimentale. Enzo Carli l'aveva attribuita a Francesco di Valdambrino, morto a Siena nel 1435 - ha ricordato -, ma deve essere riportata all'interno del Trecento, come si dovrà rintracciare l'autore. Comunque, siamo in presenza di un capolavoro assoluto della prima stagione gotica italiana che ben figurava nel nostro bel battistero. Con il recupero, oltre ad un'altissima qualità artistica, sono riemerse preziosità formali e cromatiche, prima mortificate da vecchie ridipinture. È una testimonianza che arricchisce ulteriormente la straordinaria stagione della prima età gotica a Pistoia connotata dai vari Nicola Pisano, Fra Guglielmo da Pisa, Coppo e Salerno di Marcovaldo». Sulla stessa lunghezza d'onda, Gabriele Zollo, presidente della banca finanziatrice: «È un'opera che ribadisce Pistoia al centro dell'arte gotica e dei relativi studi». «Questo legno dipinto - ci ha detto ancora la Gai "fuori convegno" -, mi affascina da trent'anni, quanto è il tempo trascorso da quando ho iniziato a raccoglierne i documenti, per il profondo mistero che esprime dell'accettazione del martirio per seguire Cristo. Quanto alla sua futura collocazione, sarebbe bello rivederlo nel Battistero, ma lì non sarebbe abbastanza protetto dall'umidità e dalle eccessive escursioni termiche». Il nostro Angiolo andrà prossimamente ad una mostra a Casore d'Elsa di Siena, ma prima "Gli ori", edizioni pistoiesi, penseranno alla stampa degli atti.