Il concerto annunciato da squilli di tromba contro il ministro Bondi. E stasera si replica nel foyer Respighi Studiamo dieci anni, ma questo è un paese che non ci riconosce. Serve una alleanza col pubblico Non ci risulta che si impedisca di lavorare al sovrintendente. Offensivo dire che siamo scansafatiche Squilli di trombe dal terrazzo del Comunale: è la sinfonia di proteste contro il decreto Bondi «che uccide i teatri lirici», recita lo striscione allestito dai sindacati sul palco del teatro. Niente "Carmen" ieri sera in scena: al posto della "prima" cè lo sciopero in musica degli orchestrali e delle maestranze della fondazione lirica. Sulle note del "Guglielmo Tell" i bolognesi sono stati richiamati in platea. Assenti gli abiti lunghi, non pervenute le cravatte scure, al bavero di tutti è appuntato un nastrino giallo per dire che qui si è tutti "portatori sani di cultura". E per una volta nel tempio del melodramma i melomani si mischiano ai giovani del conservatorio, agli universitari coi dreadlock. Si aprono le porte sul foyer Respighi e a dare il benvenuto è un giovane orchestrale che ricorda che il teatro è fatto di un patrimonio di professionalità diverse. Poi la voce è quella del coro, sulle note di Bach, e di un gruppo di fiati che alterna brani rinascimentali ad altri di Nino Rota. «Italia, patria dellarte e della musica condannata dal decreto Bondi», recita un altro striscione alle spalle dei musicisti. Fuori, sulla facciata del teatro, le sigle sindacali firmano unitariamente un cartello che chiede "Tutino vattene", sottoscritto dai colleghi sindacalisti della Scala, di Santa Cecilia, del Comunale di Firenze e del Carlo Felice di Genova, ricordando così che il sovrintendente di Bologna è anche presidente dellAnfols, associazione delle fondazioni liriche. In mattinata il commissario Cancellieri aveva chiesto ai sindacati di rimuovere i cartelli contro Tutino. Ma neanche il suo duro richiamo li ha fatto questa volta retrocedere. «Credo si stia enfatizzando molto la situazione», è la reazione di Beppe Fiorelli della Cgil. «Non mi risulta che si impedisca di lavorare al sovrintendente», incalza Stefano Gregnanin della Cisl, mentre a rincarare la dose è Enrico Baldotto della Fials. «E molto più offensivo Tutino quando dice che i lavoratori del teatro sono degli scansafatiche privilegiati», sostiene. Per molti bolognesi è la prima volta al Comunale, con la sala piena anche in tutti gli ordini dei palchi. Prima del concerto, offerto da tutti i lavoratori del teatro, un loro rappresentante spiega i motivi della protesta. «La cultura viene ridimensionata da bene pubblico a bene privato», dice ricordando che «Bondi ama il gioco dazzardo». Crescono gli incassi dei giochi e delle scommesse, è la sintesi, ed esistono progetti per le aperture di nuovi casinò, ma «nonostante i 10mila milioni di euro di gettito fiscale da giochi e scommesse, il governo ha deciso che stanziare 200 milioni per la cultura e i teatri è troppo». A braccio, parla anche Francesco Greco, studente del Conservatorio. «Studiamo dieci anni la musica, ma questo è un paese che non ci riconosce - denuncia - bisogna che tutti, studenti, musicisti e pubblico, facciamo fronte comune». Poi ricomincia la musica - unico politico in sala il grillino Giuseppe Favia - con lorchestra e il coro al gran completo a suonare arie della Carmen, diretti dal maestro Mariotti, accolto in sala con un «bravo» per la sua adesione alla protesta. Si sciopera anche stasera; i sindacati hanno richiesto il foyer Respighi per un altro concertino. Se la direzione rifiuterà, si suonerà sotto il portico del teatro.