Il sovrintendente: la Cancellieri ha verificato lumiliazione a cui una persona può essere sottoposta Mollare? Mentirei se dicessi che non ci ho pensato, ma io possiedo davvero il senso di responsabilità Al posto della Carmen in scena con musiche di Rota e Bach la manifestazione dei sindacati. Il sovrintendente: "Contro di me la barbarie, ma non lascio" Comunale, sciopero tutto esaurito. Folla al concerto di protesta. La Cancellieri: via i cartelli anti-Tutino Prima il foyer, poi la platea e i primi due ordini di loggioni: si è riempito il Comunale per il concerto di protesta contro il decreto Bondi, organizzato ieri sera dai dipendenti. Il pubblico è arrivato accolto da alcuni brani eseguiti dallorchestra. La Cancellieri ai sindacati: «O togliete i manifesti contro Tutino o verrò a levarli io». «SONO UN PO PREOCCUPATO - dice - ma non per me. Per il teatro, i teatri». Ieri mattina la riunione del consiglio damministrazione del Teatro Comunale ha fatto sì, racconta Marco Tutino, che Annamaria Cancellieri, il commissario e presidente della Fondazione, «vedesse con i suoi occhi comè ridotto lufficio della sovrintendenza», «constatasse lumiliazione a cui una persona può essere sottoposta». «È scioccante, ma è stato un bene che sia accaduto» dice. Sovrintendente Tutino, dal Commissario lei ha ricevuto piena solidarietà. Ma non cera modo di evitare che un conflitto sindacale degenerasse fino a questo punto? «Sì, se le sigle sindacali fossero solo tre e non quattro. No, dal momento che quello che accade è un disegno preciso perseguito sulla pelle dei lavoratori del teatro da un piccolo numero di persone abituate a considerare il Comunale come loro personale luogo di potere ed esercizio di interessi». Come possono pochi tenere in scacco lintero teatro? Le tre sigle confederali hanno posizioni molto più moderate della Fials e molti lavoratori non condividono loccupazione della sovrintendenza né gli scioperi a oltranza. «In questo momento lincertezza del futuro, il disagio di chi teme per la sua professione e la sua condizione economica, aggravati da informazioni parziali o false, provocano reazioni inconsulte. È difficile contrastare larroganza e la prepotenza. Da più di un anno, da parte di pochi è in atto la strumentalizzazione di molti, con lunico scopo di mandare via una persona, cioè me. Il mio dovere è continuare a battermi per trovare soluzioni a un problema che cè, linsostenibilità economica dei teatri dopera così come sono ora, e che è inutile cercare di non vedere. Può solo peggiorare». Annamaria Cancellieri era informata delloccupazione della sovrintendenza? «Certo, e lei stessa ha più volte chiamato la Digos. Poi questa mattina ha visto con i suoi occhi». Il questore Merolla ha dichiarato che la situazione era tranquilla. «Perché in Italia cè questa cultura di ricerca si soluzioni morbide ai conflitti. Ma il tema della legalità è un tema civile che non va sottovalutato. La civiltà dei rapporti è il tessuto che ci tiene insieme». Ha mai pensato di lasciare? «Mentirei se dicessi che non lho pensato. Ma io possiedo davvero il senso di responsabilità. Credo nelle idee, credo che vadano messe in campo e difese con tenacia. Al Comunale abbiamo dimostrato che gli strumenti per affrontare la realtà ci sono, in un anno abbiamo ridotto il disavanzo di 3 milioni, e sono strumenti esportabili agli altri teatri. Poi sì, certo che per me sarebbe meglio tornare a fare il compositore». Allinterno dellAnfols, lassociazione delle fondazioni liriche di cui è presidente, quanti condividono le sue idee? «Gli altri teatri mi chiedono di continuare. La maggioranza dellAnfols è fortemente schierata su posizioni di proposta». Dalla sua parte? «Sì, siamo convinti che la cultura vada messa a confronto con la realtà». Ma non le fondazioni liriche di Roma, Firenze, Milano. «Milano è un caso a parte, non paragonabile. Roma e Firenze hanno posizioni contrarie alle nostre, ma non mi sembra motivo sufficiente per sciogliere unassociazione». Qual è la via duscita? «Non ho la bacchetta magica. Sono convinto che le proposte avanzate dallAnfols, che non toccano i livelli doccupazione né le retribuzioni, possano permettere la sopravvivenza dei teatri. Prefigurano un futuro. Gli slogan generici in difesa della cultura non servono a nulla. Io guardo a cosa è successo in Grecia, penso a cosa potrebbe accadere in Italia. Questo mi preoccupa».