PATRIMONIO. A fine mese un decreto legislativo dovrebbe dare il via libera ai trasferimenti Caserme, mura e forti dallo Stato agli enti locali. Polato: «Per Verona grande opportunità». Tosi: «Ma si dovrà bilanciare con chi ha meno» Sarà un primo banco di prova per attuare la riforma dello Stato in senso federalista. Alla fine di questo mese il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto legislativo proposto dal ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, in base al quale la maggior parte dei beni demaniali verranno trasferiti dal controllo dello Stato a quelli di Comuni, Province e Regioni. In pratica caserme (demanio militare), aeroporti di interesse regionale, edifici statali, miniere, ma anche fiumi, laghi, spiagge e porti, dovrebbero passare gratis in gestione agli Enti locali. Nel Veneto sono 1.708 i beni demaniali censiti che passerebbero gratis agli Enti locali, per un valore pari a 364 milioni 606mila euro. Il Comune di Verona è particolarmente interessato al provvedimento, per il numero elevato di beni presenti, a partire dalla cinta muraria, dalla ventina di forti austriaci, dai bastioni alle porte antiche, fino alla caserme dismesse e anche ad altri edifici, oltre a tratti di strada. Una parte dei quali, fra l'altro, è già passata in gestione al Comune. Lo schema di decreto legislativo è stato approvato dal Consiglio dei ministri sei mesi fa. Steso in maniera più organica dal Governo, nei mesi successi è poi passato all'esame della Conferenza Stato-Regioni, dove tornerà ancora prima del varo definitivo da parte del Consiglio dei ministri ed è tutt'ora all'esame della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale già riunitasi, a cui ha partecipato anche l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. «Questo decreto è un'opportunità per Verona e per la sua provincia di avere a disposizione un patrimonio di grande interesse, che già abbiamo chiesto allo Stato di poter utilizzare, grazie anche all'intervento del sottosegretario alle riforme Brancher», spiega l'assessore al patrimonio, Daniele Polato, «e questo significa per esempio la cinta muraria, ma anche Castelvecchio, tutt'ora di proprietà del Demanio. Per non parlare di forti e caserme. Resta inteso che i beni monumentali vincolati che da trasferire al Comune resteranno comunque sottoposti a prescrizioni e vincoli da parte della Sovrintendenza e quindi saranno inalienabili». I beni, approvato il decreto, verranno attribuiti agli enti locali che sapranno valorizzarli al meglio. Sarà poi l'Agenzia del Demanio a stabilire che cosa resterà allo Stato. Il sindaco Flavio Tosi comunque, pur essendo dello stesso partito (la Lega) del ministro Calderoli, frena. «Prima di esprimere giudizi voglio attendere il testo definitivo del decreto», spiega, «perché ci sono città, come Treviso o Vicenza, che rispetto a Verona o a Padova, hanno un numero molto inferiore di beni demaniali, tipo forti o caserme, e quindi dallo Stato riceverebbero molto di meno. Sono convinto quindi che verrà inserito qualche meccanismo di perequazione, perché lo Stato deve raggiungere una certa equità. E trovo strano, poi, che rinunci a una forma di guadagno». Verona ha nelle mura un patrimonio di valore inestimabile. Cosa ne farà? «Sono fra le più belle al mondo», aggiunge il sindaco, «e per fortuna le abbiamo già in concessione. La sfida vera sarà quella di tenerle bene e di valorizzarle in chiave ludica e turistica, in accordo con la Sovrintendenza. Poi ci sono altri immobili come i forti o le caserme, ma anche altri siti importanti, come l'ospedale militare. Magari venisse inserito anche quello, nei beni trasferiti». Ma il Comune come potrebbe far fronte a recuperi e ristrutturazioni? «Con accordi fra pubblico e privato. È l'unica strada sostenibile. È prevedibile, però, che se un Comune otterrà un introito vendendo una parte di patrimonio, poi lo Stato voglia una parte dell'incasso. Può sembrare un controsenso, ma dal punto di vista delle casse dello Stato no. Non dimentichiamo che il federalismo fiscale nasce in un periodo di crisi, come quella greca, e speriamo che sia solo greca, che ricadrà anche su di noi. Quindi lo Stato ha bisogno di entrate».
VERONA - Prove di federalismo con i beni demaniali
Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un decreto legislativo che trasferirà la gestione di molti beni demaniali dallo Stato agli enti locali. Il patrimonio demaniale in Veneto, con 1.708 beni censiti, vale 364 milioni 606mila euro. Il Comune di Verona è particolarmente interessato, con una ventina di forti austriaci, caserme e edifici statali. Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri sei mesi fa, ma è ancora in attesa di varo. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, è cauto e vuole attendere il testo definitivo prima di esprimere giudizi, ma ritiene che il provvedimento sia un'opportunità per la città.
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