Studio il Seicento e il barocco fiorentino con Roberto Longhi, presso la sua fondazione. Una dedizione totale che dura dal 1951. Daltronde se studi un personaggio così complesso non puoi fare altro Fu Cosimo II Medici a iniziare la raccolta con "Bacco", "Medusa" e "Il cavadenti" Lumiltà dei suoi personaggi, la verità sempre inseguita. Anche nei soggetti sacri. È questo che lo rende così attuale e simile a noi Piace tanto perché ancora oggi sa raccontare la profondità dellanimo umano La grande studiosa parla delle mostre che il 22 maggio si inaugurano in tre sedi cittadine. Gettando nuova luce sulla rivoluzione di un maestro e dei suoi seguaci Nellanno delle celebrazioni del IV centenario dalla morte dellartista e a 40 anni dallultima grande esposizione fiorentina a Palazzo Pitti, il prossimo 22 maggio Uffizi, Galleria Palatina e Museo Bardini aggiornano una lettura del pittore dei suoi seguaci con la rassegna Caravaggio e i caravaggeschi a Firenze. La mostra ruota intorno ai capolavori di Uffizi e Palatina - Bacco, Amorino dormiente, Medusa, Cavadenti, Sacrificio di Isacco e Cavaliere di Malta, a cui si aggiungono Ritratto di Maffeo Barberini e Ritratto di cardinale, ormai considerati come sue opere - oltre a proporre 24 dipinti caravaggeschi della Fondazione Roberto Longhi. A Mina Gregori presidente della Fondazione e dal 1951 studiosa dellartista, tanto da essere chiamata "La signora di Caravaggio" ("ma anche "la ragazza della tramvia"» aggiunge lei inflessibile nella sua battaglia contro il passaggio del tram dal Duomo), il compito di anticipare il senso della mostra. Caravaggio è "la rockstar dellarte italiana". Una fascinazione che dura da un secolo: perché tanto successo? «Apre il mondo moderno alla ricerca della verità, superando le strutture retoriche in uso nella pittura e nella mentalità. Stimola il vedere non filtrato attraverso la mente, rimanda alla verità come esperienza diretta. E un innovatore, porta latteggiamento scientifico nella pittura». E uno degli artisti più studiati, eppure misterioso non solo per la sua vita di pittore maudit ante litteram. Cosa cè ancora da indagare su di lui? «Molto. Ad esempio linterpretazione laica. Dopo la fase giovanile, nel 1599 questuomo, un disadattato, un poverino tanto da sostituire Van Gogh nel mito delleroe disgraziato, si dedica a soggetti religiosi. E il laicismo? Di fatto nei personaggi sacri immette umanità profonda, è uno scrutatore dellanima che non usa né disegno, né mediazione formale. Piace perché trasmette la verità, quella nascosta dentro di noi. E manca ancora una lettura più completa che dia uninterpretazione della vita, della sua collocazione nel mondo moderno». Resta ancora un mistero anche suo passaggio da Firenze? «Sì, non è provato. Certo ha visto gli acquerelli botanici di Jacopo Ligozzi usati per Medusa, ma li ha visti a Roma, nelle copie autografe che aveva in casa lambasciatore cardinale Del Monte, che intratteneva rapporti con Ferdinando I de Medici. Anche il dipinto del Cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, delleredità Corsini, appartenne appunto ai Barberini. Ora è stato ripulito e si ha la prova che è di Caravaggio». Veniamo alla cerchia dei caravaggeschi, di cui Firenze vanta la più cospicua raccolta dopo Roma. La rivoluzione naturalistica del grande pittore si affermò con il collezionismo dei Medici? «Si deve a Cosimo II, figlio malaticcio di Ferdinando che amava i fiamminghi, i piccoli paesaggi e le novità naturalistiche. Nelle collezioni medicee ci sono già Bacco, Medusa e il Cavadenti fin dai primi del '600. Tra il 1618 e il '20 fa comprare i dipinti di Bartolomeo Manfredi e da Firenze passano molti seguaci del Merisi. Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Theodor Rombouts, furono chiamati al servizio della corte fiorentina. Una stagione che finirà, per mancanza di committenza, alla morte di Cosimo II nel 1621». Negli anni '60 fu lei a riconoscere la mano di Caravaggio nel Cavaliere di Malta custodito a Pitti. E da allora è la sua maggiore esperta. Una dedizione totale ad un solo artista. «Caravaggio è talmente complesso che ti obbliga solo a lui. A entraci dentro. Studi lo stile, poi inizi a conoscere come dipinge e ne scopri la tecnica, come se fosse una scrittura. Vedi come gira il pennello, che incide la tela, forse con un coltellino o con il dietro del pennello, che rifà o sposta due o tre volte le orecchie ai personaggi raffigurati. Insomma conosci i segreti della sua pittura. E non ne esci più».
FIRENZE - Mina Gregori e la "sua" mostra "Merisi, il primo dei moderni"
Il 22 maggio si apre a Firenze la mostra Caravaggio e i caravaggeschi a Firenze, che si svolgerà in tre sedi cittadine: Uffizi, Galleria Palatina e Museo Bardini. La mostra si concentra sui capolavori di Caravaggio e dei suoi seguaci, tra cui Bacco, Amorino dormiente, Medusa, Cavadenti, Sacrificio di Isacco e Cavaliere di Malta, provenienti dalle collezioni Uffizi e Palatina. Inoltre, verranno esposti 24 dipinti caravaggeschi della Fondazione Roberto Longhi. La mostra è curata da Mina Gregori, presidente della Fondazione Roberto Longhi, che è stata una studiosa di Caravaggio dal 1951.
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