Nelle intercettazioni il dialogo tra Balducci, indagato, e Nastasi: "Abbiamo fatto il punto: Mauro, Enrico e Miccichè" «Bondi ha due sole ma gravi responsabilità, quella dei commissariamenti e la scelta della squadra». Lo sostiene Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil Beni e attività culturali. Una intercettazione sembra dargli ragione. E il 22 dicembre 2009. Linchiesta della procura di Firenze sul «sistema gelatinoso» è ancora segreta. Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei beni culturali, conversa con Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Balducci gli racconta che il ministro lo ha ricevuto per qualche minuto: «Pensa lemozione, cho la febbre a 38». Nastasi ride e chiede: «Ma che vi siete detti?». Balducci: «Ma due minuti... era contento, ma soprattutto, guarda, è contentissimo del fatto che te ed io gli diamo tanta tranquillità e sicurezza». Nastasi: «Meno male, sono molto contento. Oggi ho presentato Mauro (Della Giovampaola Ndr). Sugli Uffizi alla fine abbiamo fatto il punto: Mauro soggetto attuatore, Enrico (Bentivoglio Ndr) Rup (responsabile unico del procedimento) e Miccichè direttore dei lavori, che mi sembra una buona squadra». Un giudizio quanto meno azzardato, non solo alla luce di ciò che è accaduto poche settimane più tardi, quando Della Giovampaola è finito in carcere per corruzione, ma anche tenendo conto dei giudizi espressi quello stesso 23 dicembre da Bentivoglio su Della Giovampaola («lo scaravento di sotto») e su Miccichè («credo che lo appiccicherò al muro»). Sintetizza il provveditore alle Opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis: «Improvvisazione totale». Lo stesso giorno De Santis discute con Balducci dell«ordinanzone» sulla Protezione Civile Spa, con il quale si pensa di "privatizzare" anche gran parte degli interventi sui Beni Culturali. «Una follia», commenta De Santis: «Mi sono ben guardato dal farne accenno perché sennò qui succede la guerra punica. Ci sono certi contenuti che mettono paura». Balducci: «Secondo me ci sono profili di incostituzionalità, palesi proprio». De Santis: «Qui poi io sento il Polo Museale, le Soprintendenze, lArcheologica stanno avvelenati con Roma, con il commissariamento, mamma mia, cè proprio lastio». Che il commissariamento, prontamente revocato dal ministro Bondi dopo larresto di Mauro Della Giovampaola, fosse tutto tranne che uno strumento per sbloccare i lavori dei Grandi Uffizi e renderli più efficienti, lo dimostrano altre conversazioni. Nominato direttore dei lavori sebbene sia un ingegnere e non un architetto (mentre la normativa attribuisce la direzione dei lavori su beni di interesse storico-artistico alla esclusiva competenza degli architetti), Riccardo Miccichè non ha mostrato di apprezzare più di tanto il nuovo incarico, tanto che il 3 febbraio 2010 non si è neppure presentato alla riunione indetta dal commissario Elisabetta Fabbri. Il 4 Nastasi lo rimbrotta: «Tesoro... tu là ci devi andare, eh! Guarda, tu sai già che ci sono delle polemiche bestiali sui giornali sulla questione del direttore dei lavori. Se poi non ti fai manco vedere, tesoro mio». Miccichè si sfoga con larchitetto Caterina Pofi, nominata responsabile della sicurezza, che lo consola e attribuisce la colpa al commissario Elisabetta Fabbri: «Lei sta sputando su tutti, su me, su te, su Enrico, su tutti. Quindi adesso toccava a te e domani tocca a me». Poi chiede al collega: «Ma tu che carte hai lì? Perché mi dicono che chai tutto». Miccichè: «Io non cho nemmeno il progetto». Pofi: «Mi dicono che il progetto cè, il progetto sta lì a Firenze, io non saprei proprio da dove iniziare, non conosco chi è che ha fatto il progetto, quanto è grande, quanto costa, chi lo fa, chi lo finanzia, cioè non so un cacchio... tu vabbè tu sei il direttore dei lavori e quindi con le tue responsabilità, a me mha detto ieri "coordinatore per la sicurezza": ancora peggio, perché io non so manco quanta gente sta a lavora, se si fanno male... vabbè ti faccio sapere qualcosa».