«Architettura alla corte papale nel Rinascimento», una raccolta di saggi, in parte editi ma non più reperibili, dello storico dell'arte Christoph L. Frommel. Una narrazione avvincente sulla politica edilizia romana, dalla ristrutturazione del palazzo Vaticano alle sepolture monumentali dei pontefici, che restituisce il processo di «imperializzazione» di un potere e di una città La storia «breve e lacrimosa» di Roma, scriveva Cesare Brandi, non può che partire dal Rinascimento. E' in quel periodo, infatti, che hanno inizio le prime sistemazioni urbanistiche della città che «non doveva crescere più a caso» come era accaduto nel Medioevo. Tra il XVI e XVII secolo la politica edilizia dei papi, non solo condizionerà le scelte delle età successive ma nel suo carattere «autocratico e discontinuo» sarà l'origine di quell'anomalia urbanistica che ancora oggi definisce Roma - al di là di ogni sterile querelle sulla sua compromessa «modernità» - una «città senza piano». Christoph Luitpold Frommel (Heidelberg, 1933), storico dell'arte e direttore emerito della Bibliotheca Hertziana di Roma, spiega in Architettura alla corte papale nel Rinascimento (Electa, 70,00) le ragione di questa singolarità attraverso una raccolta di saggi, in parte editi ma non più reperibili, frutto di circa quarant'anni di ricerche riguardanti il periodo rinascimentale dell'urbanistica e dell'architettura romana. Un lungo percorso quello di Frommel iniziato con l'esemplare studio sulla Farnesina e l'opera giovanile di Baldassarre Peruzzi (Die Farnesina und Peruzzis architektonisches Frühwerk, Berlino 1961) e che nel corso degli anni ha interessato l'architettura di altri «antichi maestri» quali: Raffaello - sua iniziale passione giovanile -, Giulio Romano, Borromini, Vignola, Bramante compreso il «sottovalutato» Antonio da Sangallo il Giovane, del quale la pubblicazione del corpus dei disegni (New York-Cambridge, 1994-2000) è stata, forse, per lo storico tedesco l'impresa più ricca di soddisfazioni dato che ha permesso, per analogia di metodo, di attribuire al Peruzzi un gruppo di disegni dall'antico tra i più belli del primo Rinascimento. Allievo a Monaco di Hans Sedlmayr, Franz Schnabel e Bernhard Bischof, Frommel ha concentrato i suoi interessi per lo più sulla storia dell'architettura tra Rinascimento e Barocco, erede di una tradizione - da Wölfflin a Riegl - che da sempre ha inteso la «storia dell'arte come storia della cultura». Per lui, infatti, un palazzo come un ciclo di affreschi sono «spiegabili» solo se alla conoscenza del «committente» si aggiunge quella «del suo rapporto con le tradizioni e le usanze del tempo e del luogo». L'ambiente culturale nella Roma dei pontefici è quello espresso da un «umanesimo epigrafico e archeologico» paragonabile in quegli anni solo alla città di Padova (Chastel). A Roma l'erudizione letteraria e la pratica artistica si misurano con i modelli della «classicità» rispecchiata nei ruderi dei palazzi e delle ville imperiali o nelle rovine dei magniloquenti santuari repubblicani. Un esempio tra i più illustri di artista dedito alla rilettura e alla riproposizione dell'antico è Donato Bramante. Nel cortile vaticano del Belvedere, egli persegue per Giulio II una «visione anticheggiante» dell'architettura tale che per «monumentalità prepotente» potesse competere solo con la neroniana Domus Aurea. Frommel narra con scrupolo il complesso programma sia edilizio sia iconografico connesso ai tre progetti bramanteschi per il Belvedere e la loro «disavventura artistica» tra «irregolarità e compromessi» pontifici. L'antico, però, offre a un «grande maestro» sempre nuove occasioni di confronto e di emulazione. Ne è un esempio il «ninfeo» di Genazzano. Frommel non dubita che la complessa concezione antichizzante che sottende il «ninfeo» sia ancora opera di Bramante. Lo conferma il confronto stilistico tra gli elementi parietali superstiti con le descrizioni del coro demolito in San Pietro (Heemskerck) e una serie di opere bramantesche: Santa Maria delle Grazie, a Milano, Santa Maria del Popolo, Logge Vaticane, Santa Maria della Pace, a Roma. A Bramante, il più «analitico» degli architetti cinquecenteschi come lo definì Tafuri, Frommel ha dedicato da sempre molta attenzione. Infatti, era impossibile che lo «sguardo dello storico» si orientasse sui suoi diretti allievi quali Raffaello, Peruzzi o Antonio da Sangallo, senza averne scrupolosamente indagato l'«avanzato criticismo». E' così nel denso saggio sulla gerarchia degli elementi strutturali bramanteschi (arcate tettonizzate) nel quale affronta la complessa relazione tra la tradizione gotica e la memoria dell'antico: solo da quella sintesi, «creativa e innovativa», scaturiranno, infatti, le «nuove strutture, imitate per secoli più di ogni edificio di Brunelleschi o Alberti». La Roma del Rinascimento è urbanisticamente una «struttura insolita». Essa possiede, a differenza di altre città, due punti focali: il Vaticano e il Campidoglio, entrambi alla periferia dell'abitato ai quali se ne aggiunge un terzo con la basilica del Laterano. Tutto il programma edilizio della «corte papale», tra il pontificato di Niccolò V (1447-1455) e quello di Pio IV (1476-1559), si caratterizza per un «eccessivo egocentrismo», per un'estrema mutabilità e per lo più indifferente alle riflessioni di architetti straordinari. Leon Battista Alberti, nel periodo niccolino eppoi durante il pontificato di Pio II Piccolomini, non andrà oltre la sua Descriptio Urbis Romae e i «consigli» per trasformare Roma in una città ideale - riconducendo con tre rettifili il «centro» Vaticano al tessuto urbano al di là del Tevere - oppure per fondarne una ex novo, più modestamente, a Pienza. Analoga sorte inconcludente l'ebbe Francesco del Borgo con le vicende collegate alla nuova residenza papale per Pio II Barbo di Palazzo San Marco - la cui attribuzione al del Borgo si deve proprio a Frommel - e alla sistemazione dell'area, in centro urbis, tra il Foro e il Campidoglio. Nessuno dei successivi papi voleva essere «un anonimo continuatore di chi lo aveva preceduto». Da Sisto IV a Innocenzo VIII fino ad Alessandro VI, ognuno si dedica a costruire palazzi secolari per le loro famiglie invece che edifici sacri per aumentare l'autorità della Chiesa. Solo con l'avvento di Giulio II (1443-1513) si procede verso un'autentica Renovatio Urbis: «l'obiettivo è ambizioso costruire una Gerusalemme terrena - specchio, deformato in senso imperiale - di quella celeste» (Manieri Elia). Con l'incarico affidato a Michelangelo di erigere la tomba di Giulio II, nel luogo che fu il sepolcro di Pietro ma anche di Cesare (secondo la leggenda localizzabile presso l'obelisco del circo di Nerone), si dà corso alla demolizione e ricostruzione della basilica di San Pietro. Proprio intorno all'edificazione della basilica petriana si confronteranno due artisti molto nominati da Frommel: Raffaello e Antonio da Sangallo il Giovane. Il primo propenso a ricondurre la bramantesca pianta centrica (templum) a una forma più allungata (ecclesia) e il secondo a riportarla all'originaria soluzione con spazialità desuete dalla tradizione «romana» e dai modelli classici, già anticipatrici, però, della «critica» manierista. Frommel ha molto indagato il rapporto tra i due artisti. Egli ci avverte che tuttora rimane difficile, guardando sia a Villa Madama sia a San Pietro, «stabilire dove cominciassero le idee dell'uno e dove finissero quelle dell'altro». Eppure solo dallo scavo storiografico frommeliano, tra il 1511 e il 1520, è possibile apprezzare «una delle simbiosi più affascinanti della storia dell'arte». Raffaello pervenne all'architettura dalla pittura per mezzo della lezione di Francesco di Giorgio e Alberti mentre Sangallo attraverso l'apprendistato da carpentiere con gli zii, Giuliano e Antonio il Vecchio, svolto in importanti opere papali (Rocca di Civita Castellana). Entrambi, però, interiorizzarono in modo eccellente i grandi temi bramanteschi, elaborandoli in originalissime soluzioni spaziali: le ultime prima della «dissoluzione» classicistica operata da Michelangiolo. La tradizione dei «grandi antichi» è emulata dall'urbinate negli affreschi vaticani (Stanza della Segnatura e di Eliodoro,1508-14) e in eccelse prove come la cappella Chigi in Santa Maria del Popolo o Sant'Eligio degli Orefici dove egli mostra tutta la sua erudizione antiquaria ancor più vasta di ogni suo precursore. Attorno alla passione raffaellesca per le «belle forme degli edifici antichi» farà da contraltare il vitruvianesimo «creativo» di Antonio il Giovane che al rigore della costruzione e della funzionalità convaliderà molte delle soluzioni formali dell'urbinate. Un «filo conduttore» lega tutti i saggi di Frommel sull'architettura romana del Rinascimento: quello che narra quanto questa sia stata funzionale al processo di «imperializzazione» di un potere e di una città. Pur mantenendo aperto il giudizio sulle qualità artistiche dei singoli monumenti lo storico tedesco ci restituisce, come pochi altri, una delle più competenti descrizioni dell'umanesimo architettonico italiano, tra le più esemplari per metodo e passione.
il manifesto
13 Agosto 2004
✓ Entità verificate
Architettura alla corte papale nel Rinascimento, i saggi di Frommel
MA
Maurizio Giufrè
il manifesto
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
il manifesto · 14 Gen 2004
Architetti grandi firme
il manifesto · 24 Apr 2004
Le stagioni dell'architettura : il Seicento
il manifesto · 24 Apr 2004
Minacce speculative per un'area del barocco veneto: I lotti di Villa Selvatico
il manifesto · 14 Lug 2004
Impronte di storia in planimetria
il manifesto · 13 Ago 2004
L'antico, la tradizione, il moderno, saggi di Arnaldo Bruschi
il manifesto · 17 Set 2005
L'architettura guarda agli esiti della povertà
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
la Repubblica · 15 Ago 2002
Galleria, decida la città
la Repubblica · 15 Ago 2002
Albertini: Ho già avuto il consenso dei cittadini
la Repubblica · 21 Ago 2002
Italia in vendita, arriva la lista . Da Pianosa ai siti archeologici l' elenco dei 'gioielli' in pericolo
Il Giornale dell'Arte · 31 Ago 2002
L'arte usata
ANSA · 27 Set 2002
Beni Culturali: Urbani, le nomine a Consiglio dei Beni Culturali
ANSA · 27 Set 2002
Beni culturali: Nuovo Consiglio; Emiliani, è epurazione
ANSA · 27 Set 2002
Beni Cultuali: Associazioni: siluramenti politici
ANSA · 27 Set 2002
Beni culturali: Nomine, Cisl approva, Cgil e Uil contestano
ANSA · 27 Set 2002
Beni Culturali: Odevaine, Consiglio possa lavorare meglio
ANSA · 28 Set 2002
Beni Culturali: Chiaromonte, Urbani non si smentisce
Il Mattino · 30 Set 2002
Un referendum per contrastare la vendita dei Beni Culturali E contro la Patrimonio Spa in campo Verdi e Sgarbi.
il Sole 24 Ore · 4 Ott 2002
A Roma la quarta edizione di European Property Italian Conferenza
ANSA · 15 Ott 2002
Beni Culturali: Consiglio di Stato boccia Art 33 Finanziaria
ANSA · 15 Ott 2002
Beni Culturali: Colasio, tagli Ministero per 160 Mln di Euro
ANSA · 15 Ott 2002
Caos musei
ANSA · 15 Ott 2002
Ecco le norme per la valorizzazione dei beni culturali
la Repubblica · 19 Ott 2002
Se larte finisce ai privati Intervista di Francesco Erbani a Salvatore Settis
Il Giornale dell'Arte · 22 Ott 2002
La storia del Patrimonio in vendita
la Repubblica · 8 Nov 2002
L'Alba che rischiamo di non vedere più
ANSA · 15 Ott 2002
Beni culturali: Camera, bocciata proposta costituzione Sicobac