la politica e le inchieste su appalti e affari Nuove rivelazioni sulla "Cricca". Un'intercettazione: «Berlusconi ha scaricato Guido». Spunta il nome di Di Pietro angelo bocconetti francesco bonazziRoma. L'ultimo a protestarsi innocente, in ordine di tempo, è stato Sandro Bondi, Ministro dei Beni Culturali: «Hanno voluto lordare la mia onestà. Avrò modo per medicare queste ferite». Il primo a lasciare, però, sarà Guido Bertolaso: ieri, a Udine, ha nuovamente annunciato la sua intenzione di abbandonare il comando della Protezione civile: «Annunciai la mia intenzione di andare in pensione tempo fa e sono rimasto solo per l'emergenza del terremoto: ma ora penso sia arrivato il momento». La Procura di Firenze ascolterà sia Bondi sia Bertolaso, come "persone informate dei fatti". Per il capo della Protezione civile sembra l'amara conclusione di una storia che inizia da lontano. Un passo indietro. I carabinieri del Ros di Firenze, alle 11 e 33 del 9 maggio 2009, intercettano una telefonata rivelatrice tra due alti dirigenti delle Infrastrutture: Patrizio Cuccioletta e Fabio De Santis (il secondo verrà arrestato a febbraio del 2010, con l'accusa di far parte della "Cricca"). Cuccioletta fa notare al collega che, guardando i filmati dall'Aquila, «Bertolaso non sta mai vicino al presidente. Quelli sanno tutto? Bertolaso ha mandato le ispezioni in Sardegna». Il 3 marzo i carabinieri sentono come teste Cuccioletta per chiedergli chi sia il "presidente". Lui risponde: «Avevo rilevato che nei telegiornali Bertolaso non veniva più ripreso accanto al presidente Berlusconi, traendone a livello soggettivo il significato di una presa di distanza». Le intercettazioni proseguono. De Santis chiede se si sanno i risultati delle ispezioni alla Maddalena e e Cuccioletta risponde: «Eh, sono risultati inquietanti? cioè alle differenze tra contabilità e lavori fatti (?) Adesso lui è come il generale Custer a Little Big Rock (Horn, ndr)». Poi c'è la profezia un po' sinistra, fatta da Cuccioletta a un De Santis sempre più imbarazzato: «Eh! ma sai... Fabie', quando arrivano al Salaria Sport Center... arrivano alla casa cinematografica .. mo' tra un po' gli diranno della casa che c'ha ... come è riuscito a prendere la casa .. quella lì... io... mi auguro che lui riesca a chiarire tutto ... ma siccome lo hanno scaricato tutti 4 a 0 ... da quello che so io perchè ormai ... la persona è fuoco ... non c'ha più uno vicino a lui ... è solo... solo... solo». De Santis risponde che sa tutto: «Io... come dire ... li ho ... li ho abbandonati a ottobre». Insomma, Cuccioletta sa perfettamente che il punto debole di Bertolaso e Balducci è Diego Anemone, che è il proprietario del Salaria Sport Village (con quote concesse anche a un figlio di Balducci, come raccontato dal Secolo XIX). Allude poi alla "casa", che è l'altro modo che Anemone ha per ingraziarsi i favori dei pubblici ufficiali. E già che c'è, parla pure della "casa cinematogafica", per la quale lavora l'altro figlio di Balducci. In un'altra telefonata con De Santis del maggio 2009, Cuccioletta sostiene che "il sistema Balducci" viene da lontano: «Per adesso questo governo non c'entra niente perché tutte queste cose sono partite prima ... e lui seguita a girare il mondo intero cercando ... ma determinate porte gliele hanno pure chiuse, per paura, al Vaticano». E torniamo a Bondi: da due giorni, anche lui, è finito nel gigantesco scandalo degli appalti. Fu lui, infatti, a designare nel 2009, Riccardo Miccichè a direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi: 29 milioni di euro di budget prelevati dai 150 stanziati per l'Unità d'Italia. L'imprenditore, che aveva già lavorato alla Maddalena per il G8, ha un fratello, Fabrizio, che i carabinieri sospettano di avere collegamenti con le cosche mafiose. «Appena avuto conoscenza delle indagini della magistratura - si difende Bondi - ho revocato immediatamente il commissariamento per agevolare le indagini». Ma non finisce qui: i tam tam che arrivano dalle varie procure, annunciano una settimana di fuoco. Le carte della inchiesta stanno, infatti, svelando un gigantesco intreccio di parentele: Francesco Piermarini, fratello di Gloria, moglie di Guido Bertolaso, infatti, risulta essere uno dei referenti del costruttore Diego Anemone. Oltre ad essere titolare o socio di aziende che, fino al 2004, avevano bilanci praticamente inattivi. Nelle nuove telefonate depositate dalla Procura di Firenze viene tirati in ballo anche Antonio Di Pietro, seppure in modo molto indiretto. Il 17 maggio 2009, i carabinieri intercettano una conversazione tra Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, rispettivamente presidente e vicepresidente della BTP, una delle prime dieci imprese di costruzione italiana. Fusi, che tramite l'amico Denis Verdini (coordinatore del Pdl) aveva tentato in ogni modo di agganciare il ministro Altero Matteoli per rimettere le mani sull'appalto della Scuola Carabinieri di Firenze, si lamenta del fatto che a Roma gli sembrano tutti schierati dalla parte del gruppo Astaldi. Bartolomei cerca di "consolarlo" parlando così del ministero delle Infrastrutture: "Questo è un film bell'è visto... lì sono tutti compromessi... dal ministro DI PIETRO... da LU... da... tutti... non c'è mica... non c'è da meravigliarsi di nulla... sottosegretari... voglio dire... quindi...sono tutti compromessi... tutti fin dall'inizio... io te l'ho sempre detto... che quella è una manica di banditi". E Anemone? Ieri è uscito dal carcere per la scadenza dei termini di custodia cautelare . E ha subito rilasciato dichiarazioni di questo tenore: « Ho sempre lavorato onestamente, con tenacia, senza risparmiarmi e nel massimo rispetto di tutti i miei collaboratori».