Anche il fiume Ippari fra quelli censiti dal Wwf nell'ambito della campagna siciliana "Liberafiumi". In particolare sotto la lente di ingrandimento del fondo mondiale per la natura la zona della foce, a Scoglitti. Domenica scorsa i volontari dello stesso Wwf, dell'associazione italiana per l'ingegneria naturalistica, di Legambiente e del comitato civico "Tutti per Kamarina" hanno monitorato le condizioni delle zone umide circostanti e delle dune, delle aree di macchia mediterranea, di quelle agricole con le serre e poi i manufatti e le abitazioni, le cave, i depositi e le discariche, l'artificializzazione delle sponde e altri aspetti che consentiranno una visione completa delle aree indagate. I tratti di fiume sono stati fotografati e i dati raccolti saranno elaborati con sistema Gis (Geographic Information System) nazionale. "Lo spirito è quello di delineare una lettura archeologiconaturalistica del tratto finale dell'Ippari - dichiara Gianluigi Pirrera, responsabile della campagna Liberafiumi - verificando con la collaborazione della soprintendenza di Ragusa quanto ancora rilevabile. Durante la giornata abbiamo individuato importanti elementi dell'antico porto fluviale quali respingenti di banchina, l'antimurale grazie alla bassa marea, e l'argine di delimitazione dell'area di attracco, oltre che l'antica sorgente Fico. L'antimurale e la contestuale barra di chiusura fluviale dimostravano come sia possibile, in condizioni di ventosità e di marea favorevoli, ottenere lo spiaggiamento in prossimità dell'area di crollo. Purtroppo il fiume ormai è stretto in un canale a filo della collina di Kamarina e le aree umide sono occupate da serre e campi coltivati. Riteniamo che queste aree debbano tornare a uno stato di naturalità storicamente contestualizzato, con tecniche di rinaturazione storicamente appropriate, che giovino al miglioramento della qualità delle acque dell'Ippari che abbiamo trovato visivamente inquinato. Tutto ciò contribuirà alla salvaguardia degli ecosistemi fluviali per la loro grande ricchezza di specie attualmente gravemente a rischio. Lo stato trofico e la scarsa ossigenazione dell'Ippari non hanno permesso di individuare habitat e comunità ittiche d'interesse. Tuttavia la presenza di diverse specie mostra una capacità di rigenerazione potenziale che contrasta con la presenza di numerose specie aliene o invasive, quali il diffusissimo canneto". N. D.
SICILIA - Foce dell'Ippari a rischio
I volontari del Wwf, dell'associazione italiana per l'ingegneria naturalistica, di Legambiente e del comitato civico "Tutti per Kamarina" hanno monitorato le condizioni delle zone umide circostanti e delle dune, delle aree di macchia mediterranea, di quelle agricole con le serre e poi i manufatti e le abitazioni, le cave, i depositi e le discariche, l'artificializzazione delle sponde e altri aspetti del fiume Ippari. I tratti di fiume sono stati fotografati e i dati saranno elaborati con sistema Gis nazionale.
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