Roma. Il Colosseo ha perso un pezzo, anzi tre. Tre frammenti che rimessi insieme come i tasselli sottili di un puzzle fanno circa mezzo metro quadrato di intonaco. Il crollo è avvenuto nella notte tra sabato e domenica: il pezzo è caduto dalla struttura originale dell'Anfiteatro Flavio da uno degli ambulacri centrali al piano terra, vicino alla statua equestre, lato di Colle Oppio. È stato il dipendente che ogni mattina percorre i corridoi del Colosseo, ad accorgersi, durante il suo giro di perlustrazione ieri all'alba, poco dopo le sette, che sulle reti di protezione c'era qualcosa che non ci doveva essere, alcuni frammenti del Colosseo, appunto. Nessuno si è fatto male, perché la rete verde, quella messa tra gli anni Settanta e Ottanta lungo i lati interni del monumento, ha raccolto alcuni pezzi, altri sono stati trovati per terra. A quel punto sono scattati gli interventi di sicurezza: è stata transennata l'area, ma l'Anfiteatro rimane aperto e si può continuare a visitare in ogni sua parte, museo compreso. Secondo i primi accertamenti a provocare il cedimento sono state una serie di variazioni termoigrometriche, cioè una serie di sbalzi di temperatura, in particolare sbalzi di calore, e la forte umidità provocate dalle piogge degli ultimi mesi. Le verifiche proseguiranno anche oggi. «Non è la prima volta che accade una cosa del genere e il fatto non viene sottovalutato - spiega il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro - ma ora c'è una maggiore trasparenza rispetto al passato. Entro quindici giorni sarà pronta la cordata di imprenditori che finanzieranno il restauro che costerà 23 milioni di euro». Perché il progetto c'è, i soldi pure, sono i ventitré milioni di euro, e il sindaco di Roma Alemanno si è messo alla ricerca di sponsor: Diego della Valle sarà il capofila degli sponsor italiani che si occuperanno della ristrutturazione del Colosseo. Il progetto è stato disegnato da Roberto Cecchi, commissario voluto dal governo e al lavoro dal giugno scorso per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, che ripete da sempre «quanto servirebbe invece la manutenzione ordinaria e programmata, perché solo così si può salvare il patrimonio di Roma, visto lo stato in cui si trova». Parole sante anche per il sovrintendente comunale Umberto Broccoli che ci tiene a non drammatizzare: «Non è preoccupante - dice - è come quando a casa propria non si fanno lavori di manutenzione da un po' di anni e sbattendo una porta cade un pezzo di intonaco dal soffitto». Ma è ottimista Broccoli soprattutto perché «siamo a un passo dall'inizio dei lavori. Siamo in contatto costante con il commissario Cecchi e così abbiamo deciso, anche per facilitare le operazioni, di dividere sponsor e soldi per fasce di interventi». La parte più impegnativa del restauro, secondo il progetto del commissario Cecchi, è costituita dalla pulitura della facciata nord, del prospetto sud e degli ambulacri del primo e del secondo ordine, ed è previsto anche il restauro degli ipogei, della messa in sicurezza degli impianti e della sostituzione della recinzione esterna, meno vistosa dell'attuale cancellata, «perché l'obiettivo - afferma Roberto Cecchi - è rendere fruibili tutti i livelli, è un peccato che siano tali solo il basamento e il primo piano». Ma nonostante le rassicurazioni che arrivano dal ministero, la Confederazione italiana degli archeologi esprime le proprie paure dopo questo ennesimo danno a un tesoro del patrimonio di Roma. «Lo stato in cui versa il Colosseo - sostiene il presidente Giorgia Leoni - è uno dei motivi alla base del commissariamento della Soprintendenza archeologica di Roma e, a distanza di oltre un anno e mezzo, evidentemente la struttura commissariale non ha individuato gli strumenti necessari a garantirne la conservazione». La Confederazione italiana archeologi chiede l'intervento urgente del ministro Bondi per verificare lo stato di sicurezza in cui versano i monumenti archeologici.