È l'ora di parlare chiaro Utenti in crescita e 150 anni di storia: perché accettare che questo patrimonio venga mortificato? DIRETTRICE ISGREC Ci stiamo preparando a un anniversario nazionale - i 150 anni dell'Unità d'Italia - ma, si parva licet, 150 anni fa nacque a Grosseto la Biblioteca Chelliana, che merita di essere celebrata, per il valore dell'istituzione prestigiosa e il significato simbolico che una biblioteca, la lettura, il libro come oggetto, hanno in sé. Credo utile aggiungere qualcosa agli argomenti con cui, alcune settimane fa, in Sala Consiliare del Comune di Grosseto, sono state presentate le novità su servizi e risorse, crescita del patrimonio librario e del numero di utenti, sito web e reti. Mentre temo il rischio che diventi oggetto di un mediocre e strumentale scontro politico. La storia della Chelliana è scritta in una pregevole tesi di laurea di Anna Bonelli, una tra gli operatori che da anni faticano con generosità per tenerla in vita; racconta le difficoltà che ha sempre dovuto affrontare chi nel tempo l'ha diretta. Da quando Aladino Vitali, anni Cinquanta, premeva sulla giunta comunale per finanziamenti e personale, ma fu sempre costretto a mantenere un profilo troppo modesto del servizi. Negli ultimi decenni altri sono i temi. Fondamentale è stato il progetto di ristrutturazione della sede. La stampa del periodo in cui maturò la scelta di trasferire il Liceo Ginnasio, per destinare l'intero edificio alla biblioteca, testimonia un dibattito aspro. Sembrò un attacco alla scuola più prestigiosa. In pochi sostennero le scelte del sindaco Valentini; chi lo fece immaginava un luogo fisico bello e accogliente, moderno, nel cuore della città, in un periodo di recupero del centro storico (Museo archeologico e Teatro degli Industri). Ebbe la fortuna di inaugurarli, trovandoli ormai quasi compiuti, l'amministrazione di centrodestra, dopo il '97. Mentre Palazzo Ricasoli rimase, ed è ancora, vuoto, con una ristrutturazione ferma da anni. L'intervallo tra la fine dell'epoca Vitali e il trasferimento nell'attuale sede "provvisoria" furono anni importanti. Intorno alla biblioteca e al direttore Fusi si costituirono un nucleo di lettori-collaboratori e un'associazione - Koinonìa. S'era imposta un'idea di biblioteca non come generico centro culturale, ma "luogo dei libri", in più direzioni disciplinari, e di eccellenza del servizio. Eventi importanti portarono a Grosseto intellettuali e uomini di scienza, cicli di incontri partecipatissimi, di cui resta traccia in pubblicazioni ancora attuali. Ma i 15 anni di esilio di via Bulgaria hanno segnato il destino della Chelliana. Parte del patrimonio fu ricoverata in magazzini. Il sacrificio del servizio al pubblico è un dato ormai stabile. Il contesto di questo periodo, provinciale, regionale, nazionale, è altro: si sono rinnovate biblioteche di comuni del territorio; ne sono state costruite di nuove, anche in Toscana. Da qui, essendo oggi oziosa la lista di omissioni e ritardi, le domande, inevitabili. Se sono tanto numerosi gli utenti, perché questa rassegnata accettazione di una situazione mortificante come la sede attuale? Che fine farà Palazzo Ricasoli, dove andrà la Chelliana, semmai riuscirà a trovare una vera sede, nella danza delle sedi per biblioteca, università, pinacoteca? Questa città ha diritto a una risposta. Ho la convinzione che l'Amministrazione comunale troverà sostenitori, magari una associazione di "Amici della Chelliana", pronta a cercare qui e altrove un maggiore impegno di soggetti pubblici e privati. Sempre che si accetti di vedere fatti, dare alle cose il nome loro, mettere per un momento da parte l'eventuale cantilena dei successi.