Il sovrintendente chiede lesclusione dai vincoli del decreto Bruno Cagli: "Vogliamo modifiche senza traumi. Ma se il decreto dimezza lintegrativo la produttività salta. E per noi sarebbe letale" «Chiediamo di poter lavorare "normalmente": finanziamenti sicuri, triennali, possibilità di fare i concorsi perché nella musica il lavoro precario costa di più e abbassa la qualità. Evitare gli sprechi nella lirica è lobiettivo di tutti: facciamolo attorno a un tavolo insieme». Nel mezzo della protesta contro la riforma delle fondazioni liriche del governo, con i teatri in stato di agitazione (sabato Zubin Mehta sul podio del Maggio ha detto no al decreto, martedì al San Carlo di Napoli salta la prima di La vedova allegra), lAccademia di Santa Cecilia di Roma, una delle dieci maggiori orchestre del mondo, gioca la carta della mediazione. Ieri ha lanciato un segnale di buon auspicio protestando con la Nona di Beethoven diretta da Antonio Pappano gratis per il pubblico. «Chiediamo correttivi al decreto senza traumi», ribadisce Bruno Cagli sovrintendente da cinque mandati di Santa Cecilia, unica istituzione musicale in mezzo alle 14 fondazioni liriche (fu la legge del 67 a equipararla), unica anche a essere governata da unAssemblea degli Accademici (tra cui Claudio Abbado, Uto Ughi) che ora chiede, come la Scala, lautonomia dai vincoli del decreto che in una prima stesura era già prevista. In nome di che? «In nome del fatto che lautonomia già labbiamo. Poi per la nostra attività che va dalla formazione allarchivio degli strumenti antichi, dalla biblioteca musicale allattività concertistica. Siamo un modello virtuoso. Facciamo oltre 630 manifestazioni lanno, chiudiamo in pareggio e come la Scala siamo vicini al 50 per cento di risorse autonome». Anche da voi i costi del personale sono alti: più del 60 per cento. «Se produci, il costo del lavoro si abbassa. Il personale, 250 persone di cui 186 tra orchestra e coro, costa 20 milioni di euro sul bilancio di 30 milioni ma, per la contrattazione integrativa, ci sono prestazioni rilevanti: incisioni, più concerti, tournée Se il decreto dimezza lintegrativo ovvio che questa produttività salta. E per noi sarebbe letale». Bondi dice di assumere strumentisti a tempo determinato. «Tra tournée e incisioni, il precario costerebbe di più. E la qualità si abbasserebbe: quale grande talento accetta di suonare senza un contratto? E poi ogni orchestra ha un suo suono che si ottiene solo col lavoro collettivo prolungato e continuativo». A Roma cè anche lOpera, dove il sindaco Alemanno vuole portare Riccardo Muti: potrebbe non vedere con favore uneccellenza di Santa Cecilia? «Spero che non ci sia rivalità. Noi sottolineiamo la nostra peculiarità che è lì con i suoi risultati. Quanto alle eccellenze, quelle le valuta il pubblico».
ROMA - Pressing dellAccademia Santa Cecilia "Vogliamo lautonomia come la Scala"
Il sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma, Bruno Cagli, ha chiesto lesclusione dai vincoli del decreto Bruno Cagli, che potrebbe dimezzare l'integrazione della produttività. Cagli sostiene che la modifica del decreto sarebbe necessaria per evitare "traumi" per la musica e per garantire la qualità dei concerti. L'Accademia di Santa Cecilia, una delle dieci maggiori orchestre del mondo, ha lanciato un segnale di buon auspicio con una protesta contro la riforma delle fondazioni liriche del governo, che ha chiesto correttivi al decreto senza traumi.
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