Il ministro: "Non conosco faccendieri". Il Pdl: gogna mediatica Alcuni giornali hanno dato il meglio di sé nellesercizio di lordare anche la mia onestà. Avrò il tempo di medicare la ferita che è stata inferta ROMA - Niente a che fare con «faccendieri». Al contrario, il merito di aver agevolato «il lavoro della magistratura». Si difende e rivendica i suoi meriti il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, dopo le notizie apparse sulla stampa sulla nomina di Riccardo Micciché a direttore dei lavori per il restauro dei Grandi Uffizi. Un appalto da 29 milioni e mezzo di euro affidato, con il placet del ministro, allingegnere agrigentino, già collega di cantiere alla Maddalena del cognato di Bertolaso e con una consolidata esperienza «nelle attività di parrucchiere». «Oggi (ieri, ndr) alcuni giornali danno il meglio di sé nellesercizio di lordare anche la mia onestà. Avrò il tempo per medicare le ferite alla mia onorabilità che, attraverso alcuni articoli, mi sono state inferte». Parole che affida a una nota dove, allo stesso tempo, sottolinea quanto ha fatto. Ricorda di «aver proceduto al commissariamento dellarea archeologica di Pompei, dei Fori Romani, di Brera e degli Uffizi», e sullappalto dei Grandi Uffizi risponde: «Appena ho avuto conoscenza delle indagini della magistratura, ho revocato immediatamente il commissariamento per agevolare il lavoro della magistratura stessa, proprio perché non ho nulla a che fare con faccende e faccendieri di cui si parla». La maggioranza fa quadrato attorno al ministro denunciando una «campagna mediatica» contro di lui. «È grottesco e maldestro il tentativo di certa stampa di coinvolgerlo», accusa il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che parla di «colpi bassi». È in corso «un gioco al massacro» contro Bondi, per il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Il vicepresidente dei Deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, bolla le notizie che lo coinvolgono come «avvisi di garanzia a mezzo stampa». Solidarietà dal vicepresidente della Camera, Lupi, e dal ministro Brambilla che parla di stampa «dopata». Sono «insinuazioni senza fondamento» per il ministro dellIstruzione Gelmini. LItalia dei Valori chiede a Bondi di fare chiarezza. «Invece di gridare alla congiura per la vicenda che lo vede coinvolto dovrebbe correre, come cittadino, davanti al proprio giudice naturale come prevede la Costituzione e raccontare tutto», dice il portavoce, Orlando. «Da ministro riferisca in Parlamento su tutto quanto ha da dire in merito alla sua pretesa estraneità ai fatti contestati». E il responsabile Cultura della segreteria del Pd, Orfini, invita a «mettere al riparo il ministero dei Beni Culturali dalla illegalità». (p.co.)