Nel deserto di una notte d'agosto un ladruncolo ha derubato una cappella votiva del dono ex voto di una pia donna di due secoli fa: un Ecce Homo, un Cristo flagellato di terracotta, notevole per i suoi occhi, dice chi l'ha visto, e per l'affetto dei devoti della zona. Un seghetto, il ladruncolo ha tagliato la staffa di metallo che chiudeva il cancello: s'è portato via la statua e per giunta anche la staffa di metallo. Il furto è stato scoperto alle sette del mattino, quando Raffaele Esposito, custode della cappellina, è andato ad aprire per le pulizie. Raffaele Esposito quella statua l'aveva accudita una ventina d'anni. Il parroco della chiesa di santa Maria di Costantinopoli, don Gennaro Iavarone, gliela aveva affidata. Era accaduto, ricorda don Gennaro, che la Curia s'era rivolta alla parrocchia, poco distante dalla cappella, raccomandando che l'Ecce Homo non restasse abbandonato. Ed io, racconta il sacerdote, chiesi a questo brava persona di prendersi cura del povero Cristo. «Raffaele - ricorda don Gennaro - aveva una specie di edicola, proprio lì a fianco. Vendeva giornaletti usati ed era assai devoto. Tanto che, quando lo mandarono via, lui continuò ad occuparsi dell'Ecce Homo». Fu quasi naturale chiedere a Raffaele di dare un occhio alla situazione, là dalla sua bottega. Come si affida un bambino ad un vicino che, dice don Gennaro, sai fidato, così l'Ecce Homo ed il piccolo commerciante s'erano fatti compagnia. Una mattina, dodici anni fa, ricorda sempre il parroco, il custode del povero Cristo trovò che qualcuno aveva infilato un bastone fra le sbarre ed aveva portato via la corona di spine. «Ma, a parte questo - dice - non era mai accaduto nulla di particolarmente preoccupante. Ed io sono in questa zona da cinquant'anni». Chi poteva aver mire sull'Ecce Homo? Il valore artistico dell'opera, al momento, si può calcolare a spanne. Il che non è il massimo per avviare ricerche serie negli ambienti giusti. Fondamentale - i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale non si stancano di ripeterlo - sarebbero una foto ed una scheda dell'opera. Un investigatore non può correre dietro a tutte le statuine dell'800 (circa) di mezzo metro (circa) di terracotta (forse) e valore incerto. In questo caso non solo la foto non c'è ma, a ieri pomeriggio, nessuno aveva avvertito i carabinieri specializzati in questo genere di furti. Don Gennaro Iavarone la sua parte l'ha fatta. Prima ha telefonato al 113, poi alla Sovrintendenza: «La polizia voleva una foto, volevo chiedere se l'avevano loro. Non ho trovato nessuno, letteralmente. Mi è stato spiegato che è periodo di ferie...». Ma è proprio in periodi come questi che si consumano furti simili. Ai Quartieri spagnoli, in un'estate come questa, fu fatto sparire, alle spalle di una suorina novantenne, il Bambinello di santa Maria Francesca, patrona di Napoli. Un oggetto d'affezione, amato dal popolo. Rubato, probabilmente, da uno sbandatello simile a quello che ha forzato la cappellina di via santa Maria di Costantinopoli. Per una foto dell'Ecce Homo di via Costantinopoli (e per una sua seria valutazione) bisognerà aspettare, nella migliore delle ipotesi, almeno fino a martedì dopo Ferragosto. La sovrintendenza, che fece un regolare censimento delle edicole e delle cappellette votive, dovrebbe avere - qualcuno assicura l'abbia senz'altro - tutta la documentazione necessaria ad avviare le ricerche nella direzione giusta. Ma lo sapremo solo al rientro dalle ferie di un funzionario. Raffaele Esposito ha riferito ieri che «un signore», del quale non ricorda di più, si interessò a lungo alla cappella, con rilievi e fotografie. Ricorda solo che si parlò di un libro. Al momento si può di certo dire che il ladro dovrebbe essere qualcuno in cerca di pochi soldi facili. «Mi auguro che pubblicando la foto - dice il parroco - i ricettatori riconoscano la nostra statua e non la comperino». Ieri sera la segreteria del sindaco ha contattato il parroco per esprimere il dispiacere del sindaco Iervolino che abita in zona e che, evidentemente, conosce l'Ecce Homo come oggetto di devozione. «Ci hanno offerto tutto l'aiuto. Io ho chiesto una mano per la foto» dice don Gennaro.
Napoli - I tesori a rischio
Un ladruncolo ha derubato una cappella votiva di un Ecce Homo, un Cristo flagellato di terracotta, notevole per i suoi occhi e l'affetto dei devoti. Il furto è stato scoperto alle sette del mattino, quando il custode della cappella, Raffaele Esposito, ha aperto per le pulizie. Il parroco della chiesa di santa Maria di Costantinopoli, don Gennaro Iavarone, ha chiamato la polizia e la Sovrintendenza per segnalare il furto. La polizia ha richiesto una foto dell'opera, ma don Gennaro non ha trovato nessuno. La Sovrintendenza ha detto che non può avviare le ricerche senza una foto e una scheda dell'opera.
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