Sono pietre, tronchi di colonne, capitelli, vasi. Giacciono da più di un anno nelle vie del centro storico dellAquila. Sono lì, alla portata di tutti. E molti di quei pezzi stanno sparendo. «Li ritroveremo nel negozio di qualche antiquario», denuncia uno degli estensori di un esposto alla Procura della Repubblica sottoscritto da molti cittadini aquilani riuniti nellassemblea di Piazza Duomo. Allesposto è anche allegata una serie di fotografie. Ieri, intanto, i gruppi che animano il movimento delle carriole, che ogni domenica da alcuni mesi occupa il centro storico della città, si sono dati come compito proprio quello di fotografare edifici monumentali, chiese e fontane, soffermandosi su fregi, portali e altre decorazioni. Con queste immagini verrà creato un database, una specie di archivio che tornerà utile quando verrà avviata la ricostruzione. Nellesposto si denuncia «il gravissimo, inaccettabile ritardo degli enti istituzionali preposti allo sgombero, alla salvaguardia e al recupero delle macerie di chiese e palazzi soggetti al vincolo delle soprintendenze». Sono migliaia di reperti, si aggiunge nel documento, che rischiano di diventare «facile preda di collezionisti, costruttori edili e ladri comuni». Il loro valore di mercato può anche essere molto elevato. Gli autori dellesposto chiedono che la magistratura intervenga per accertare omissioni e anche violazioni del Codice dei beni culturali. Dopo il terremoto, il patrimonio culturale è stato affidato a un vicecommissario, Luciano Marchetti, ex dirigente del ministero, ora in pensione. Di fatto le soprintendenze sono state messe ai margini. Molte opere darte di chiese ed edifici storici, circa cinquemila fra statue, quadri, arredi, sono state custodite in tre depositi, recuperate dai vigili del fuoco, dai funzionari delle soprintendenze e dai volontari di Legambiente. Ma i fondi sono comunque scarsissimi, come ha denunciato lo stesso Marchetti. Inoltre pochissima parte delle esperienze accumulate durante i terremoti in Friuli e in Umbria e nelle Marche è stata trasferita a LAquila, come sostenuto Giuseppe Basile, ex dirigente dellIstituto centrale del Restauro e che, a Gemona e poi ad Assisi, fece schedare e numerare, per quanto possibile, tutti i reperti, in maniera che da lì si potesse poi ri-costruire.
LAQUILA - Migliaia di pietre, fregi e decorazioni preda dei ladri. Quei reperti abbandonati Un esposto a LAquila
In via del Colle, in piazza del Popolo e in via dei Mille, sono state trovate pietre, tronchi di colonne, capitelli e vasi. Questi reperti sono stati lasciati lì da più di un anno. Molti di questi pezzi stanno scomparendo. Un gruppo di cittadini ha denunciato questo fenomeno alla Procura della Repubblica. Gli autori dell'esposto chiedono che la magistratura intervenga per accertare omissioni e violazioni del Codice dei beni culturali. I reperti sono stati recuperati dai vigili del fuoco, dai funzionari delle soprintendenze e dai volontari di Legambiente. Tuttavia, i fondi per la salvaguardia e il recupero delle macerie sono scarsissimi.
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