Il procuratore De Chiara nei quartieri di Napoli devastati dagli scempi edilizi Il capo del pool che combatte i reati ambientali NAPOLI Anni fa era via Masseria Grande, un lungo sentiero che tagliava gli agrumeti nel quartiere Pianura, a monte della baia di Pozzuoli: panorama stupefacente, con l'isolotto di Nisida che si stagliava sul mare blu cobalto. Oggi e' via Euclide, un budello asfaltato male dove i limoneti e gli aranceti sono stati sacrificati all'altare del cemento abusivo che preclude la vista del mare. Della campagna e' rimasto uno scampolo: piccoli segmenti di verde su cui la natura si ostina a spruzzare qui e li' il giallo delle ginestre e il rosso dei papaveri. «Ecco, questa secondo me e' la fotografia di Napoli per quanto riguarda l'abusivismo. Qualcosa da salvare c'e' ancora. Il resto e' perso, solo una bomba atomica riuscirebbe a eliminare lo scempio compiuto». Ricorre al paradosso, Aldo De Chiara, procuratore aggiunto, capo de pool che nel palazzo di giustizia si occupa dei reati ambientali. Una guerra improba la sua, tenuto conto del fatto che, fra la procura della repubblica e la procura generale, pendono circa 12 mila procedimenti per demolizioni, e che in tutta la Campania Legambiente ha fissato nell'iperbolica cifra di 60 mila le case costruite illegalmente negli ultimi dieci anni. De Chiara ha dedicato buona parte della carriera alla lotta ai pirati del cemento: dal 1981 al 94 e' stato pretore, specializzato in reati ambientali. «Quando ancora c'erano le preture i procedimenti erano molto piu' spediti: il pretore indagava e giudicava. Poi tutto e' cambiato, le pratiche dovevano passare al vaglio di molti uffici, con il risultato che sono trascorsi anni prima della definizione dei processi e i reati sono stati troppo spesso prescritti». E' cosi' i costruttori abusivi il piu' delle volte sono riusciti farla franca. Che non abbiano avuto troppi problemi lo si vede percorrendo via Sant'Ignazio di Loyola, sulla collina dei Camaldoli, la piu' alta della citta', che con i suoi 147 ettari doveva essere un grande parco metropolitano. Il cemento, di ettari, ne ha gia' divorati una quarantina. E via Loyola e' stata trasformata in una strada a scorrimento veloce intrappolata fra piccoli condomini e ville con giardino. «Case dignitose, non orrende, ma assolutamente illegali», commenta De Chiara, che racconta come fino a non molti anni fa l'edificazione selvaggia fose una pratica ordinaria e pressocche' garantita dall'impunita'. Ricorda, il magistrato, di un edificio in costruzione a cui furono messi i sigilli: il direttore dei lavori era un geometra del Comune. I palazzinari si sentivano al sicuro, e pure le imprese: «Abbiamo scoperto casi in cui a eseguire i lavori abusivi erano le stesse ditte incaricate degli abbattimenti». E' proprio vero, dice De Chiara: la lotta all'abusivismo e' un'impresa titanica. «Lo Stato e' praticamente assente e gli enti locali non collaborano - spiega De Chiara -: la politica ha bisogno di consensi. I voti non si ottengono certo agevolando l'abbattimento delle case ma tollerando e in molti casi incoraggiando l'abuso, e legittimando di fatto le proteste in piazza di chi ha commesso un reato». «E poi - aggiunge il magistrato - c'e' il problema serio del piantonamento dei cantieri a cui sono stati posti i sigilli. Le forze che abbiamo a disposizione non bastano, per controllare tutte le costruzioni abusive scoperte non basterebbe l'esercito. Il risultato e' che, per una speculazione bloccata, ne vengono ultimate altre dieci». De Chiara dice che le cose sono addirittura peggiorate rispetto agli Anni Novanta. «Alle speculazioni in grande stile, con i parchi residenziali e i mega-condomini, si e' aggiunta la costruzione delle ville. Dietro c'e' quasi sempre la camorra che, quando non interviene direttamente per riciclare i capitali sporchi, guadagna attraverso la fornitura del materiale edilizio». E che il magistrato dica il vero e' dimostrato in via Loyola, che pullula di cartelli con la scritta «vendesi». Gli avvisi riguardano prevalentemente ville unifamiliari: un andamento del mercato illegale, questo, che dfficilmente si coniuga con «l'abusivismo di necessita'» invocato dalla politica e che ha indotto il Governo a varare un decreto che blocca le ruspe in Campania fino al 2011, sia pure tenendo fuori dalla proroga le zone con vincolo PAESAGGISTICO come Ischia, Capri e Procida e parte di Napoli.