A De Simone dico: è ingiusto che chi ha colto successi meritatissimi scarichi su altri i momenti bui Al di là dellanalisi del Maestro, questo destino è legato alla incapacità di tutta una classe dirigente Il messaggio della destra è: spendere per la cultura è uno spreco quindi lo faremo sempre di meno «Contate su di me», ripete il sindaco, che però chiede al popolo del San Carlo una strategia alternativa. «Ho cercato lappoggio dei parlamentari, i senatori torneranno a dar battaglia, io sono una che non si arrende». Tuttavia la Iervolino lancia un invito che punta al cuore della gente del San Carlo: «Alla professionalità, al talento e alla cura di orchestrali, maestranze, ballerine e ballerini, di tutti». Un appello a non spegnere le luci del Massimo: «Non fate saltare gli spettacoli. Io sono disposta a venire al governo, ad essere capofila a Roma, a combattere con voi». Ma il sindaco non può sottrarsi alle accuse lanciate dal maestro Roberto De Simone, nel corso del suo applaudito intervento in assemblea, due sere fa. Il compositore se lè presa, tra gli altri, anche con il primo cittadino «che non vuole prendersi carico del teatro e quindi della cultura della città». La Iervolino alza gli occhi al cielo: «Ma cè bisogno di spiegarlo? Il sindaco ha fatto tutto il possibile, ha protestato, ha attivato i parlamentari. Lunica cosa che non ha fatto è stato non riprendersi in mano il San Carlo perché, usando la logica, ha pensato che se in mano al capo di gabinetto del ministro è stato bastonato con questi tagli, figurarsi in mano ad un sindaco, in scadenza, dellopposizione. Sarebbe stato bastonato due volte. Ci vuole tanto a capirlo? Se De Simone non lo coglie, pazienza. Ma spiace che chi si è preso il giusto successo, meritatissimo, del San Carlo, scarichi poi i momenti bui sulle presunte mancanze degli altri». Il jaccuse di De Simone toccava però anche linedia degli intellettuali. Che ne pensa Gioacchino Lanza Tomasi di Lampedusa, lex sovrintendente del San Carlo? «Roberto De Simone ha le sue buone ragioni. Il destino del San Carlo discende dallinsuccesso degli enti locali. Essi hanno affrontato lantico deficit strutturale dellistituzione con superficialità. Sin dal primo semestre del 2007 il commissariamento era probabile. Occorreva intervenire con un mutuo garantito da Regione, Comune, Provincia. Ma la Regione e la Provincia tergiversarono e il commissariamento divenne inevitabile. Ma il San Carlo non era il solo a non poter reggere. Oggi salvo La Scala, Torino, Palermo e Santa Cecilia tutte le fondazioni dovrebbero esser commissariate secondo la legge vigente. Così si giunge al decreto. È il secondo decreto dopo quello detto "decreto Asciutti" ed appunto il senatore Asciutti sarà il relatore del nuovo decreto in Parlamento. Il sottosegretario Giro non sbaglia se dice che le fondazioni marciano verso il fallimento. Ma la situazione è precipitata per la continua contrazione delle risorse. Né credo che lattuale decreto sia stato varato per salvarle. È stato varato per garantire la legittimità delloperato di quelle fondazioni (Scala e Santa Cecilia in testa) che hanno concesso un miglioramento dellintegrativo quando la legge Asciutti prescriveva che nessuno modifica degli integrativi era possibile prima del nuovo contratto nazionale. Questa illegittimità si protrae da troppi mesi e la Corte dei Conti sarebbe potuta anche intervenire contro i soprintendenti che hanno firmato i miglioramenti». È tranchant, ma lontano dagli arroccamenti, il sociologo Domenico De Masi. «Il nostro Paese spende per la cultura tante buone parole, ma poco denaro. Meno di tanti altri che non vantano la nostra tradizione artistica e intellettuale, mentre lItalia dovrebbe sentirne lobbligo. Ora, in questo ridicolo budget di spese destinato spettacolo, il fatto che lopera lirica "si aggiudichi" il boccone più grosso, o meno magro, non è equo. Ma questo non toglie che siamo di fronte ad una destra becera, che è diventata compatta e coerentemente sta diffondendo il suo messaggio, la cui sintesi estrema è: spendere per la cultura è uno spreco, e quindi lo faremo sempre meno». Inutili, per ora, sono apparsi anche gli accorati appelli che lo storico Giuseppe Galasso, nelle ultime settimane, ha rivolto al governo, oltreché agli enti locali, per scongiurare «il declassamento del nostro Massimo ad un teatro di provincia». Galasso non dimentica «limpegno assunto da Caldoro», ma soprattutto incita alla pratica della sponsorizzazione. «Visto che nessuna eccezione è stata concessa alla storia del San Carlo - lamenta - bisogna pensarle tutte. Ma al fine di mantenere vivo, e alto, il prestigio del nostro teatro».