L'amministrazione ha applicato le disposizioni di legge in materia di edilizia, ma è scontro in Consiglio Il provvedimento non prevede alcun pagamento per l'immobile. Ora si attende la reazione dell'ente di gestione islamico La moschea dei musulmani di Arcole è stata chiusa e il consiglio comunale, a maggioranza, ha deciso di acquisirla tra i beni comunali. Moschea naturalmente è un termine improprio: si tratta in realtà di un luogo per le riunioni religiose e culturali degli islamici della zona, che veniva usato da circa 17 anni. Ma il sindaco, Giovanna Negro, ha riscontrato diverse irregolarità all'edificio, che mancava oltretutto di agibilità. Tra le opere e le modifiche realizzate abusivamente negli anni sono stati trovati: un soppalco di 24 metri quadri costruito in legno e ferro, un bagno con antibagno e varie stanze più piccole, costruite con mattoni e cartongesso, mai denunciate, una porta che dà sulla strada principale e una finestra parzialmente chiusa dalla soletta del soppalco e che invece devono rimanere aperte. Il luogo di culto islamico di via Nuova è affidato all'Ente di gestione dei beni islamici in Italia, con sede a Milano. Secondo la maggioranza leghista, si tratta di una situazione che avrebbe potuto mettere a rischio la stabilità dell'edificio, nonché mettere in pericolo i suoi avventori, che qui si ritrovano in particolare per la preghiera del venerdì e durante il Ramadan. Ma come detto, l'edificio, che risulta essere accatastato come magazzino, mancava di qualsiasi tipo di autorizzazione. Oltretutto, il cambio di destinazione d'uso a luogo di culto non è mai stato fatto. Questi i motivi che hanno spinto l'amministrazione comunale, attraverso la polizia locale, a notificare nei mesi scorsi, sia all'ente islamico titolare, sia agli aderenti all'associazione culturale islamica Fraternità di Ceneselli, in provincia di Rovigo, a cui i frequentanti arcolesi risultano affiliati, l'obbligo di demolire tutte le opere abusive entro 90 giorni. Un'ordinanza, firmata dal responsabile dell'ufficio tecnico, il segretario comunale Alberto Bignone, alla quale sono seguite l'accertamento di due notizie di reato da parte delle forze dell'ordine agli occupanti l'edificio. In tutta risposta i responsabili del centro islamico hanno presentato ricorso al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel frattempo i locali di via Nuova, visto che l'ordinanza non è stata ottemperata nei tempi stabiliti, sono stati dichiarati inagibili ed è stato tassativamente vietato di accedere all'edificio, sia ai fedeli, che ai proprietari dell'immobile. Ma non è tutto. Con delibera di consiglio comunale, l'amministrazione ha deciso ora di appropriarsi dell'immobile, facendo leva sul Dpr 380 del 2001, ovvero il testo unico delle disposizioni di legge in materia edilizia. Secondo la delibera, l'edificio utilizzato negli ultimi decenni come luogo di culto islamico passa tra le proprietà comunali senza che ai proprietari spetti un solo euro. Si vedrà ora se gli islamici impugneranno o meno anche questa decisione. «Non si tratta di un atto intimidatorio o di prevaricazione, come spesso si è portati a pensare quando si deve intervenire per sanare abusi commessi da persone che hanno una religione diversa dalla nostra», afferma il sindaco Giovanna Negro, «accedere a quei locali, in assenza di progetti realizzati da persone competenti, può essere molto pericoloso». «Abbiamo evitato la possibilità di incidenti e abbiamo voluto ribadire che nessuno, nemmeno se agisce per fini religiosi o di beneficenza, può non osservare la legge, presentando in municipio i progetti per qualsiasi modifica si voglia apportare agli edifici privati», precisa Negro. Ancora: «Abbiamo dato agli occupanti dell'edificio tutte le possibilità di intervenire prima di arrivare alla dichiarazione di acquisizione, ma loro hanno scelto di non mettersi in regola».