Palazzo Pacchiani ospita una mostra dedicata a Paul Jenkins, oggi l'inaugurazione PRATO. Un nuovo spazio pubblico per l'arte contemporanea in centro storico? Parrebbe proprio di sì, perchè da oggi fino al 30 giugno, nel palazzo Pacchiani in via Mazzini è allestita gran parte dell'importante antologica di Paul Jenkins, organizzata dalla galleria Open Art di viale del Repubblica, dove si conclude il percorso espositivo. Scorrendo in anteprima i dipinti dell'82enne artista americano appesi nelle varie sale al pianterreno dello storico palazzo, balza evidente agli occhi la perfetta idoneità come "location" per eventi di arte contemporanea, dopo una prima serie di convegni-esposizioni sul disegn e sull'urbanistica, indetti dallo stesso assessorato di Gianni Cenni, a cui è affidata la gestione del palazzo. La vernice della mostra sarà oggi alle 18, presente l'artista, che vive negi Usa, ma che ha trovato nel gallerista pratese Mauro Stefanini, un grande amico ed estimatore. A 10 anni dalla prima personale pubblica alla Basilica Palladiana di Vicenza, Paul Jenkins, uno dei maggiori pittori contemporanei viventi, torna in Italia con una importante antologica curata dallo stesso Stefanini con il patrocinio del Comune di Prato. La mostra ha una doppia sede, a Palazzo Pacchiani, dove sono esposte 40 opere dagli anni '50 a fine anni '70, visibile fino al 30 giugno, e alla Galleria Open Art in viale della Repubblica, con una trentina di lavori, dal 1980 fino ai nostri giorni, aperta fino al 24 luglio. Nato nel 1923 a Kansas City, Paul Jenkins, aderisce all'espressionismo astratto americano, grazie all'amicizia con Jackson Pollock e all'attenzione verso Mark Rothko, maturando però un suo stile, unico e riconoscibile, in più di mezzo secolo di attività, dopo l'esperienza europea. Orari di apertura: alla galleria Open Art, 16-20 dal lunedì al venerdì, 10,30-13 e 16-20 sabato; a Palazzo Pacchiani, 15-20 dal lunedì al sabato. Entrambe le sedi chiuse domenica e festivi. Il catalogo, edito da Gli Ori-Galleria Open Art, è curato da Mauro Stefanini, con la collaborazione dell'artista e Suzanne Donnelly Jenkins. Testo critico di Beatrice Buscaroli.