Alla politica si chiede lelaborazione di una fisionomia urbana che sia qualcosa di diverso della meccanica addizione di merci e persone Non è un problema soltanto palermitano: lintersecarsi di traiettorie diverse sociali e culturali in una medesima geografia è anzi la sostanza stessa della città moderna, che i rapidi processi migratori degli ultimi due decenni hanno esaltato di problematiche nuove, almeno in Italia, in centri urbani sia grandi che piccoli. La differenza principale rispetto ad altre città consiste semmai nella debolezza del tessuto economico e nella assenza conseguente di luoghi visibili e identificabili di aggregazione, così che il coagularsi di ciascuno di questi gruppi, per circostante e meccanismi ogni volta differenti, viene spesso percepito come uno sconfinamento, una intrusione, una invasione di campo e di territorio. Sia quando gli assegnatari degli appartamenti della Insula 3 dello Zen provenienti da quartieri disseminati in tutta la città rivendicano i loro diritti, sia quando sempre sulla base di un processo di legalità alla famiglia rom viene destinato lattico di via Bonanno. In queste come in altre situazioni per esempio le proteste contro il proliferare di negozi extracomunitari lungo via Maqueda; lo struscio giovanile del sabato in centro pronto a degenerare in rissa la tante città invisibili che tessono la smagliata trama cittadina emergono alla luce del sole con tutta la carica dirompente rispetto a una rappresentazione plastificata e di comodo. Il problema non è nella complessità dei processi storici e sociali, perché con questi comunque dobbiamo misurarci. Al contrario, il problema è nella incapacità e nella rinuncia a tentare di gestire questi processi attraverso gli strumenti della amministrazione e della pianificazione urbana. Ed è un fallimento che chiama in causa la drammatica inadeguatezza, in primo luogo culturale, dellattuale ceto politico che detiene da un decennio le leve del potere cittadino. Alla politica, e alla urbanistica che alla azione politica intreccia necessariamente gran parte dei propri destini, si chiede infatti lelaborazione di spazi di mediazione, il disegno di una fisionomia urbana che sia qualcosa di diverso della meccanica addizione quantitativa di merci e persone. La rinuncia a questo compito ha determinato, nel secondo dopoguerra, la città specchio dellaccumulazione del profitto mafioso della speculazione; e, trascorso lintermezzo orlandiano che alle politiche di mediazione culturale aveva affidato molte delle sue carte, negli ultimi anni la delega (anche nei termini delle deroghe urbanistiche dei Prusst) ai centri commerciali e agli ipermercati quali unico luogo simbolico dello scambio sociale. Come se la vivibilità cittadina si potesse risolvere unicamente nellorizzonte compulsivo e atrofizzato del consumo. Anche questa non è una questione soltanto palermitana, e sulle pagine nazionali di questo giornale Leonardo Benevolo ha recentemente puntato lindice contro il fallimento storico dellurbanistica in Italia. E tuttavia è presente nella nostra condizione un ulteriore tratto di disgregazione a cui la marginalità economica e produttiva così come le disfunzioni amministrative e clientelari fungono da moltiplicatore pericoloso. In questo senso, si farebbe bene a non sottovalutare il messaggio cupo di quel cartello, "Palermo ai palermitani": non soltanto perché dichiara un meccanismo di esclusioni che minaccia, rimbalzando, di contagiare la politica come è avvenuto in altre regioni del paese, ma anche perché enuncia una rivendicazione di confini etnici, di censo, culturali che se attizzata potrebbe propagarsi come un incendio. Nello spazio teatrale che è la città i margini che separano i conflitti soltanto mimati da quelli effettivi sono, storicamente, spesso assai esigui.
PALERMO - il progetto che manca ai mille volti di Palermo
La città di Palermo è affrontata da problemi di fisionomia urbana, dovuti alla migrazione e alla diversità sociale e culturale. La debolezza del tessuto economico e l'assenza di luoghi di aggregazione hanno portato a una percezione di sconfinamento e di invasione di campo e territorio. Le proteste contro il proliferare di negozi extracomunitari e le disfunzioni amministrative sono esempi di questi problemi. La politica e l'urbanistica sono chiamate a gestire questi processi attraverso gli strumenti della pianificazione urbana, ma il fallimento di questo compito ha portato a una città specchio dell'accumulazione del profitto mafioso della speculazione.
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