Lorchestra suona contro il governo e torna la pace tra i sindacati Lo show di protesta nel giorno dello sciopero che ha fatto saltare il cartellone La ex "Grande Nemica", il sindaco di Genova Marta Vincenzi, appone la prima firma contro il decreto Bondi sul librone, allestito insieme dagli ex "Irriducibili Duellanti" del Carlo Felice, i sindacati autonomi e la Cgil. Se cè un merito che va riconosciuto al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, e al provvedimento legislativo sugli enti lirici e sinfonici da lui firmato, è quello di avere riportato la pace nellambiente incandescente del teatro dellopera genovese. Così ieri, primo giorno di sciopero dei dipendenti del Carlo Felice che ha fatto saltare il concerto sinfonico diretto da Jordi Bernàcer, sotto il pronao dorico del teatro si è consumato labbraccio del sindaco Vincenzi con i sindacati autonomi, che fino a pochi giorni fa lindicavano come uno dei principali responsabili della disastrosa situazione del Carlo Felice. Lei, sorridente e decisa, ascolta le pagine sinfoniche che il gruppo di ottoni dellorchestra suona dietro le storiche colonne, poi verga un appello al "Risorgimento culturale" che parta proprio da Genova. E incita i lavoratori: «Bisogna sensibilizzare la città, qui si gioca una battaglia decisiva non solo per il futuro del nostro teatro, ma per la sopravvivenza stessa della cultura nel nostro Paese». Fa di più: consegna ai lavoratori, di propria mano, una lettera (il testo è qui a fianco, ndr) che spiega le ragioni della sua posizione. Cè da dire che fa un po impressione vedere insieme, quasi a braccetto, i rappresentanti di Fials, Snater e Cgil. Basta solo ricordare che fino a pochi giorni fa quasi non si salutavano. Ora sembrano pappa e ciccia: potenza del ministro Bondi e della sua riforma avversata da tutti. Che poi riforma non è, ma solo tagli su tagli, in un mondo dove il finanziamento principale viene dal Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, che già di suo subisce decurtazioni ogni anno che passa. Il concerto pubblico va avanti, tra striscioni polemici, quinte teatrali ricostruite allaperto, manifesti ironici che accoppiano il ministro Bondi e il presidente dellAnfols, Marco Tutino, che ha applaudito al decreto e che viene indicato in pole position per lincarico di sovrintendente al Carlo Felice. Il sindaco Vincenzi confida le sue preoccupazioni per il futuro del Carlo Felice e della lirica italiana. E si studia il calendario delle prossime manifestazioni. Andrà avanti la raccolta di firme, si continuerà con i volantinaggi, si programma per la prossima settimana un grande concerto aperto alla città. Intanto arriva anche la solidarietà del presidente della Regione, Claudio Burlando, che assicura: «Sottoscrivo le richieste del personale del teatro e mi auguro che il governo e il Parlamento raccolgano lallarme: le esigenze di efficienza e produttività non possono essere perseguite penalizzando le risorse artistiche e professionali dei teatri italiani». Da parte loro i sindacalisti si mostrano decisi ma anche preoccupati. «Questo decreto non passerà, se verrà applicato sarà la fine dei teatri lirici e di tutti quelli, musicisti e non, che ci lavorano» minacciano a una voce Nicola Lo Gerfo (Fials), Roberto Conti (Snater) e Giulio Luzi (Cgil).