Il presidente Rampello e larchitetto De Lucchi raccontano la nuova fase: oltre il design, spettacoli, musica e contaminazioni Il restauro ripristina le soluzioni di Muzio per lingresso e limpianto a cassa armonica variabile del palcoscenico La prima vocazione era rappresentare la complessità del proprio tempo. Noi lo faremo con la contemporaneità SARA CHIAPPORI La Triennale si riprende il Teatro dellArte e torna alla sua vocazione di unico, grande spazio dedicato ai linguaggi del contemporaneo. «Quando è nata, negli anni Trenta, la Triennale era esattamente questo: un luogo dove rappresentare la complessità del proprio tempo, la ricerca e linnovazione - precisa Davide Rampello -. Riappropriandoci del Teatro dellArte non facciamo altro che recuperare lo spirito del progetto originario, sia da un punto di vista architettonico, sia in merito alle scelte tematiche. E niente meglio del teatro aiuta luomo e la società a rappresentarsi». Fedele alla sua fama di operatore intraprendente che non teme le contaminazioni, il presidente della Triennale guarda al futuro di uno dei palcoscenici più belli di Milano, «secondo solo alla Scala», come tiene a puntualizzare. Primo passo: affidare a Michele De Lucchi la ristrutturazione del teatro riportandolo al progetto originario di Giovanni Muzio del 1933. «Per quanto bene conosca quel palazzo, riserva sempre sorprese - racconta larchitetto che torna in Triennale dopo averne giù restaurato la sede espositiva - non dimentichiamoci che esiste la Triennale disegnata da Muzio, ma esiste anche quella disegnata dalle trenta Triennali circa fatte finora, ognuna delle quali ha lasciato unimpronta creando strati di sovrapposizioni». Tra settembre e ottobre dovrebbe partire la prima tranche di lavori che riporterà in luce lantico collegamento interno con il teatro, «che non prevedeva un ingresso separato come ora, ma un accesso direttamente dallatrio principale - continua De Lucchi - basandoci su foto depoca, disegni storici e rilievi, abbiamo ricostruito il punto esatto dello scalone dove si apriva il passaggio per scendere al teatro: lo ripristineremo». Secondo intervento importante di questo restauro accuratamente filologico, concepito a blocchi per non interrompere le attività con fine lavori prevista entro il 2011, il rifacimento radicale dellimpianto sonoro. «Leveremo quelle lastre di marmo che oltre a essere pessime per lacustica sono anche brutte - spiega De Lucchi . In origine lacustica doveva essere stupenda, Muzio era molto attento a questi temi e infatti abbiamo fatto una scoperta affascinante: il palco era concepito perché la parte sottostante si potesse allagare per creare una cassa armonica, alzando e abbassando il livello dellacqua. Un ottimo sistema». Nella platea da 500 posti verranno sostituite le attuali, scomodissime sedie, mentre il palco con la sua torre scenica di 21,80 non ha bisogno di nulla se non di idee per riempirlo. Già, perché fino al 31 dicembre 2009 la sala di viale Alemagna è stata gestita dal Crt, che vi era entrato nel 1985 grazie a una convenzione con il Comune. «Con il Crt abbiamo raggiunto un accordo - precisa Rampello -. Oltre mettere a disposizione 70 alzate di sipario a stagione, stiamo pensando alla possibilità che la Triennale coproduca alcuni loro spettacoli». Ma non finisce qui. Lo spettacolo, nelle sue diverse forme, entrerà nellagenda della Triennale. Lo conferma il progetto di residenza dedicato alle arti performative che si inaugura domani: per tre anni la compagnia Takla Improvising Group lavorerà tra le due sedi di viale Alemagna e Bovisa (vedi box). «Intendiamo sviluppare attività legate ai linguaggi della scena: la performance, che è intimamente connessa allarte contemporanea, basta pensare alla body art. Ma anche il teatro narrato, con il coinvolgimento di autori e scrittori. E soprattutto la musica, perché, come ricorda Rampello, un tempo la Triennale aveva una sua orchestra sinfonica. «Con il sovrintendente Lissner ci siamo stretti la mano per una futura collaborazione: qui la Scala potrebbe fare saggi e concerti dellAccademia, ma anche riprendere la stagione della sparita Piccola Scala». Infine, naturalmente, convegni legati al design e allarchitettura, videoarte e cinema, e anche sfilate di moda, «uno dei linguaggi più forti del contemporaneo che nel Palazzo della Triennale può trovare location meravigliose».