Il "Requiem" di Verdi eseguito sulla scalinata delledificio contro il decreto Bondi I ballerini hanno danzato sui gradini Il coro del "Nabucco" cantato durante il corteo Il primo atto della protesta degli artisti del Massimo è una coreografia del Corpo di ballo che va in scena in cima alla scalinata del «loro» teatro. Senza costumi, davanti allorchestra già pronta, e di fronte alla folla assiepata in piazza Verdi, che si è fermata a guardare al di là della cancellata. «Con lorchestra e il Coro ci siamo anche noi - urla senza megafono il ballerino Maurizio Rosso - Per ricordare che il Ballo non vuole morire - E questo è un pezzo senza musica perché il ritmo ce labbiamo nel cuore». Comincia così, alle 20,55, il concerto di protesta in piazza Verdi di Coro, Orchestra e danzatori del teatro Massimo, ma ieri sera a dare man forte alla manifestazione contro il decreto del ministro Bondi sulle fondazioni lirico - sinfoniche sono accorsi anche musicisti dellOrchestra sinfonica, del Bellini di Catania e gli studenti del Conservatorio di musica di Palermo. Tutti in abito scuro, già pronti alle 20,30 davanti ai leggii, in attesa del direttore Roberto Abbado che ha accettato di dirigere il Requiem di Verdi saltato per lo sciopero e proposto dallOrchestra del Massimo davanti ai passanti. In camerino prima di cominciare Roberto Abbado è sorridente, ma preferisce non entrare nel merito delle contestazioni: «Parlo con questo gesto, non voglio dire altro - dice semplicemente - ma ho aderito con entusiasmo per rispetto alla tradizione plurisecolare che abbiamo in Italia». La manifestazione comincia poco dopo le 19, il tam tam ha richiamato in piazza Politeama musicisti e coristi sotto le bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Fials, poi il corteo scivola lungo via Ruggero Settimo, sotto striscioni che recitano "Aiutateci a salvare il nostro teatro!" e con lesibizione delle buste-paga per smentire le accuse di stipendi da favola. Le pause lungo il corteo servono per intonare "Va pensiero" dal Nabucco e Fratelli dItalia, allincrocio con via Cavour. Salvo Greco, primo violino dellorchestra, al Massimo da ventanni, commenta: «Siamo preoccupati, perché così si mette un bavaglio alla cultura. Sia chiaro, la nostra non è una protesta contro i nostri vertici, il mondo della lirica va rivisto ma il problema delle fondazioni non sono i lavoratori». Ignazio Miraglia è il decano dellorchestra, violinista qui dal '74: «Non sono preoccupato per me ma per una generazione che non avrà domani: questo governo sta rovinando tutto». Il sovrintendente Antonio Cognata affida la sua posizione sulla protesta con una breve nota: «Il decreto del ministro Bondi è la prevedibile conseguenza delle gestioni economico-finanziarie incontrollate di tutte quelle fondazioni che contrariamente al Massimo e a poche altre, non hanno saputo affrontare autonomamente le dinamiche sociali degli ultimi anni».