Solo 73 Comuni riceveranno beni statali. Il caos spiagge. L'affondo di Stradiotto (Pd): «Il decreto legislativo va corretto» VENEZIAIl Federalismo demaniale, primo step della riforma in senso federalista dello Stato italiano, è ormai in dirittura d'arrivo. A metà maggio, infatti, dovrebbe diventare decreto legislativo e nel giro di otto mesi i beni demaniali verranno trasferiti agli enti locali. Lo ha detto nei giorni scorsi al «Corriere del Veneto» il professor Luca Antonini, Presidente della Commissione tecnica paritetica sul Federalismo, il braccio destro del ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli. La Corte dei Conti ha elaborato un prospetto nel quale è evidenziato il Patrimonio dello Stato disponibile al trasferimento agli enti locali al 31 dicembre 2008 . La situazione del Veneto è la seguente: 1.798 i beni, per un valore di quasi 186 milioni in fabbricati e di oltre 178 milioni in terreni (per un totale di 364.606.000 euro). Sul sito dell'Agenzia del demanio sono evidenziati i beni in uso alla Pubblica amministrazione centrale. Nell'elenco non sono contenuti quelli in uso al demanio militare, quelli ubicati all'estero di proprietà dello Stato italiano nonché i musei e i monumenti in consegna al ministero dei Beni archeologici e culturali. Ebbene, pur evitando di scendere nel dettaglio del valore degli immobili, balza subito all'occhio un dato significativo. I Comuni veneti in cui il demanio ha proprietà che può destinare agli enti locali sono solo 73, un numero esiguo rispetto ai 580 totali. Il professor Antonini ha spiegato che attraverso varianti di destinazione d'uso, queste aree o fabbricati possono servire agli enti locali per fare cassa. Ma su questo punto interviene Marco Stradiotto, senatore veneziano del Pd e componente della Bicamerale sul Federalismo. «Così com'è concepito il decreto legislativo - dice - si finisce per creare delle disparità. Qualcosa va sicuramente rivisto, dato che la maggior parte dei Comuni del Veneto non possiede beni demaniali. Per tale motivo noi proponiamo che una parte della cifra che i municipi introiteranno dall'alienazione di questi beni di provenianza demaniale venga destinata al ripianamento del debito pubblico statale, in modo tale che anche il cittadino-contribuente di un Comune veneto privo di strutture o superfici demaniali possa avere dei vantaggi. Se non ci saranno modifiche al decreto, quindi, ci troveremo di fronte al rischio concreto di effetti che contraddicono l'obiettivo stesso della riforma, ovvero una più equa distribuzione delle risorse ». Un timore, quello di Stradiotto, che viene esplicato in maniera evidente da un altro aspetto che riguarda il Veneto: quello relativo al demanio marittimo, ovvero alle spiagge. Ebbene, anche qui, in presenza di una elaborazione della Corte dei Conti si notano alcune voci interessanti. Le riscossioni di canoni e indennizzi ammontano, per il Veneto, a 10 milioni e 689.841 euro. Questa è la cifra che lo Stato non trasferirà più alla Regione nel momento in cui sarà la stessa Regione a riscuotere in quanto proprietaria delle spiagge. Ma da un'analisi più dettagliata risulta che mentre in Veneto vengono riscossi 108.416 euro per chilometro balneabile, in Calabria si introitano 8.162 euro, 10.073 in Puglia, 23.750 in Campania e addirittura 6.999 in Sardegna. «Sulle concessioni demaniali - affonda Stradiotto - il testo del decreto prevede un meccanismo potenzialmente perverso. Gli enti che acquisiranno i beni, subiranno una riduzione nei trasferimenti statali pari al valore delle concessioni riscosse. Il paradosso è che in questo modo ad essere penalizzate sarebbero proprio le Regioni, come il Veneto, più virtuose nella valorizzazione dei beni demaniali e quelle con i livelli più bassi di evasione dei canoni e concessioni. Mentre le Regioni meno efficienti nella valorizzazione delle concessioni, potranno contare su più ampi margini di incremento di questi incassi per il futuro, oltre che su una riduzione dei trasferimenti statali di fatto più modesta». In pratica, secondo l'esponente del Pd a essere penalizzato sarà il Veneto e a ricavare vantaggi saranno le Regioni del Sud, finora meno virtuose. Se così fosse, qualcosa da rivedere ci sarebbe. Eccome. Antonio Spadaccino