Per decenni è stata ritenuta una copia e quasi dimenticata in un deposito nel Modenese. Ma quella testa di donna, seppure a prima vista di foggia ottocentesca, è apparsa subito stranamente raffaellesca, troppo per non meritare un esame più approfondito. E in pochi mesi di analisi a Firenze ecco la scoperta: il dipinto è proprio del maestro di Urbino, frammento superstite della prima redazione della celeberrima «Madonna della Perla» conservata al museo del Prado di Madrid. La scoperta si deve a Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia e titolare della soprintendenza di Siena e Grosseto. Non appena ha osservato il dipinto, Scalini non ha potuto fare a meno di pensare che quella «copia» fosse molto particolare. «Il primo indizio» spiega, «è stato il tratto finissimo del disegno, ma a mettermi sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice "di galleria" secentesca, inusuale se la "testa" fosse stata di poco pregio». «Il fatto» aggiunge la restauratrice Lisa Venerosi Pesciolini, «che la tavola con il dipinto fosse stata più volte restaurata, nel '600 e '800, sottolinea come fosse tenuta in grande considerazione». r.c.
Ritenuta una copia e quasi dimenticata in un deposito nel Modenese.
Per decenni è stata ritenuta una copia e quasi dimenticata in un deposito nel Modenese. Ma quella testa di donna, seppure a prima vista di foggia ottocentesca, è apparsa subito stranamente raffaellesca, troppo per non meritare un esame più approfondito. E in pochi mesi di analisi a Firenze ecco la scoperta: il dipinto è proprio del maestro di Urbino, frammento superstite della prima redazione della celeberrima Madonna della Perla conservata al museo del Prado di Madrid. La scoperta si deve a Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia e titolare della soprintendenza di Siena e Grosseto. Non appena ha osservato il dipinto, Scalini non ha potuto fare a meno di pensare che quella copia fosse molto particolare. Il primo indizio spiega, è stato il tratto finissimo del disegno, ma a mettermi sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice "di galleria" secentesca, inusuale se la "testa" fosse stata di poco pregio. Il fatto aggiunge la restauratrice Lisa Venerosi Pesciolini, che la tavola con il dipinto fosse stata più volte restaurata, nel '600 e '800, sottolinea come fosse tenuta in grande considerazione. r.c.
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