Riceviamo e pubblichiamo: Assicurare al Federalismo demaniale una discussione approfondita, senza date-capestro, né confuse e pericolose accelerazioni politiche Gentile Presidente, Roma, maggio 2010 il Federalismo demaniale col quale si trasferiscono agli Enti locali beni statali chiaramente strategici dal punto di vista paesaggistico e territoriale viene discusso in modo decisamente confuso, con una accelerazione tutta politica e senza tenere nel dovuto conto alcuni dati reali invece fondamentali. Anzitutto il valore di garanzia che tali beni spiagge, coste, foci di fiumi, rade, caserme, ecc. hanno rappresentato e tuttora rappresentano per l'enorme debito pubblico italiano. Lo hanno fatto rilevare importanti economisti come Paolo Leon. Lo hanno scritto su documenti ufficiali organismi tecnici come il Servizio Bilancio della Camera. Il rischio di minacciare i conti erariali è grave: infatti, mentre lo Stato ha il vincolo di utilizzare i proventi delle proprie dismissioni per ripianare il debito pubblico, i Comuni non sono tenuti a tale vincolo. Il decreto così come è formulato prevede infatti che quei beni vengano "valorizzati", una volta trasferiti. Ma poiché gli Enti locali sono fortemente indebitati, valorizzazione vuol dire soltanto dismissione, vendita, o svendita. Con le immaginabili speculazioni private a cascata su beni fino a ieri intoccabili perché demaniali. Speculazioni che potrebbero investire anche edifici pubblici importanti. Il decreto esclude infatti quelli di "alto valore culturale", ma tale definizione è decisamente ambigua tanto più che ad oggi non è chiaro quale organismo debba classificarli così (a nostro avviso, dovrebbero senz'altro essere le Soprintendenze). Inoltre si creeranno grandi disparità fra regione e regione (il 27 per cento dei beni da trasferire si trova nel Lazio), fra Nord e Sud, decisamente sfavorito, e fra grandi Comuni e piccoli Comuni. Infine, poiché è ormai assodato che il valore economico di questo demanio trasferibile stimato dalla Ragioneria generale dello Stato al di sotto dei 3 miliardi di euro non può da solo costituire la base per il federalismo fiscale, sono facilmente prevedibili altre speculazioni su beni già pubblici, ad esempio sull'acqua dei fiumi. Tanto più che come è stato affermato da più parti ancora non si conosce il costo reale del federalismo. Fortemente allarmati dalla preoccupante situazione qui esposta in sintesi, chiediamo la Sua attenta vigilanza istituzionale e, ove possibile, il Suo autorevole intervento per dare a questo dibattito strategico tutto il tempo necessario per conseguire gli approfondimenti indispensabili e con essi quella chiarezza di base che fin qui risulta carente, senza assurde date-capestro (come il previsto 21 maggio). Con sinceri ringraziamenti per l'attenzione e con i migliori saluti, Marisa Dalai, Presidente Associazione Bianchi Bandinelli Vittorio Emiliani, Presidente Comitato per la Bellezza
Lettera al Presidente della Repubblica sul federalismo demaniale
Il Federalismo demaniale è un argomento di discussione che riguarda la trasferenza di beni statali agli Enti locali. Il testo esprime preoccupazioni sulla mancanza di chiarezza e sulla pericolosa accelerazione politica. I beni demaniali hanno un valore di garanzia per l'enorme debito pubblico italiano e la loro trasferenza potrebbe minacciare i conti erariali. Il decreto prevede la "valorizzazione" dei beni, che potrebbe significare la dismissione e la vendita, con speculazioni private a cascata. Il testo richiede l'attenzione istituzionale e l'intervento per dare un tempo necessario per approfondire il dibattito e ottenere una chiarezza di base.
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