I favorevoli: porterà sviluppo. I contrari: macché, è solo uno scempio ambientale Polemiche roventi sull'ampliamento dell'attuale approdo: tirati in ballo il ministro Matteoli e le cooperative rosse TALAMONE. C'è una piccola baia, in un angolo della Maremma trascurato dall'uomo. Una baia incantevole che unisce la mitezza di un approdo riparato dai venti più impetuosi alla bellezza selvaggia della Maremma più autentica, un piccolo golfo stretto tra l'Argentario e i monti dell'Uccellina. Talamone è su tutti i libri di storia. Ma adesso, in questo borgo che rifornì Garibaldi di armi e di viveri, le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia passano in secondo piano rispetto alle polemiche sul nuovo porto. E già su questa definizione gli animi si scaldano: per Rolando Di Vincenzo, vicesindaco di Orbetello, «parlare di nuovo porto è un errore concettuale, visto che le barche là già ci sono», mentre per gli ambientalisti si tratta di una riqualificazione camuffata, visto che, spiega Michele Scola, presidente di Italia Nostra di Grosseto, «l'unica riqualificazione che serve sarebbe dotare l'attuale porto dei servizi, a cominciare dai bagni e dall'acqua corrente che mancano». Il duello è, come si addice al luogo, molto garibaldino e a tutto campo, sulle simulazioni, sui vantaggi, sugli effetti. Le poche cose certe ci dicono che verrà costruita una grande banchina a est che si raccorderà all'attuale "pennello"; che il fosso che adesso sfocia nel porticciolo verrà spostato a monte e che, lungo la fascia di costa ricompresa nel nuovo perimetro portuale, verranno edificati immobili ad uso alberghiero, commerciale e di servizio per quasi 14mila mq. Ad infiammare gli animi, poi, è arrivato un reportage del Corriere della Sera secondo il quale il sindaco di Orbetello, il ministro Altero Matteoli, ha una quota azionaria, per un valore di 56.800 euro su un capitale di 40,8 milioni, nella società che dicono sia «predestinata» a conquistare l'appalto per la costruzione del porto. Quella Marina Cala de' Medici spa che nel proprio sito reclamizza le bellezze della nuova infrastruttura ancora da appaltare, progettare e costruire. Non tranquillizzano i presunti intrecci tra Teseco, il gruppo pisano che controlla la Cala de' Medici che ha costruito il porto di Rosignano, e una nutrita pattuglia di Coop rosse a cui, dicono i maligni, sarebbe stata promessa la realizzazione della parte immobiliare dell'operazione, in cambio di un atteggiamento accondiscendente da parte del Pd. Di Vincenzo, che promette querele, sull'argomento è tranciante: «La Teseco? Non so nemmeno cos'è. E poi non veniamo a dire che il porto l'ha voluto Matteoli, il primo progetto risale al 1998 e il sindaco era Adalberto Minucci». L'argomento forte dei fautori del sì è lo sviluppo, il loro tallone d'Achille sono gli effetti ambientali. «Quello di Talamone - attacca l'uomo forte della giunta - non è un porto, ma un'area spontaneamente organizzata molto degradata, dove sono insediate attività che non danno nessun ritorno economico al paese. Talamone, da settembre a maggio chiude e con la riqualificazione del porto ci saranno posti di lavoro stabili e regolari». Non tutti, però, la pensano così. Il talamonese Antonio Cagnacci, esponente di Italia Nostra, dice che con questo progetto si arricchirà solo chi il porto lo costruirà e lo gestirà, mentre occorrerebbe puntare su «un ecoturismo che valorizzi le risorse della zona e che favorisca tutte le componenti sociali». La splendida Rocca, però, sta franando nell'indifferenza generale, le spiagge - quella del Cannone e quelle di Bagno degli Uomini e di Bagno delle Donne - sono straziate dall'erosione e dalle frane che le minacciano. Al Parco dell'Uccellina, che ad Alberese porta 120mila presenze l'anno, da Talamone si accede solo attraverso un varco nella rete realizzato dai bracconieri, mentre invece nel borgo garibaldino potrebbe nascere la porta meridionale del Parco. Potrebbe, perché per capire in che condizioni versa Talamone basta recarsi in visita alla indecorosa baracca che ospita le informazioni turistiche. Il cemento, si diceva, è invece la nota dolente del progetto di riqualificazione, un tarlo diabolico che si insinua in tutti i progetti vecchi e nuovi di portualità in Toscana. Gli ambientalisti sparano cifre grosse: secondo Andrea Filpa, docente di urbanistica a Siena e Roma 3, si prepara una colata di 53mila metri cubi di cemento. Che, per un ambiente fragile come quello di Talamone, non sono proprio poca cosa. L'amministrazione ribatte che per il momento si parla solo di superfici massime ammissibili, ma mettendo in colonna le superfici, in cui spiccano i 5.500 mq di alberghiero e i 4.500 di commerciale, la somma fa 13.700 mq. Tradotto in metri cubi si arriva a un volume che rischia di sfondare i 50mila. Secondo Di Vincenzo, i volumi sono necessari per offrire servizi e strutture di qualità, ma per Alberto Frattini di Maremma Viva e Franco Tassi, storico direttore del Parco dell'Abruzzo, con quest'operazione si rischia di «sfigurare l'ennesimo tratto di costa tirrenica». Il nuovo porto, aggiunge Frattini, «metterà a rischio non solo la grande prateria sottomarina di poseidonia tanto preziosa per l'ecosistema, ma anche il delicato equilibrio del litorale. Quando è stato prolungato l'attuale "pennello" che protegge il porto sul versante meridionale si è scatenata l'erosione lungo la costa, fino a Talamonaccio. Chissà cosa succederà quando verrà costruita una barriera di cemento di qualche centinaio di metri?». Già, quella barriera da costruire, un altro tasto dolente. Di Vincenzo la definisce «un braccio che sarà una bella passeggiata». Scola, però, si ribella: «Hanno avuto il coraggio di definirla "banchina ecologica"». E i talamonesi che ne pensano? Potreste chiederlo a uno dei pochi residenti, Fabrizio, detto Calìa, al circolino. Lui risponderà: «Posso dire una cosa?». Allora vi converrà sedervi. Comodi.