A Napoli, in un solo anno, la cassa integrazione in edilizia è cresciuta del 77,6 per cento e le imprese di costruzione che hanno chiuso i battenti sono circa 400. La capacità delle stazioni appaltanti di passare dal bando allaggiudicazione è ridotta al 70 per cento dei lavori posti in gara. Le compravendite di appartamenti hanno avuto in tre anni una flessione del 9,2 per cento e quelle di immobili produttivi addirittura del 31.5. Valutiamo, inoltre, la contrazione del Pil regionale di settore intorno al 7 per cento per il 2009, con una tendenza ad accentuarsi nellanno in corso. Scenario drammatico, quindi. Solo due i segnali incoraggianti: la riduzione degli infortuni sul lavoro e del "sommerso" in edilizia. Nella provincia di Napoli, in quattro anni, gli infortuni sono diminuiti quasi del 11 per cento; il tasso di irregolarità in edilizia è sceso dal 28,8, agli inizi del 2000, al 17.1, secondo gli ultimi dati Istat disponibili. E dal 2009 ledilizia non è più "maglia nera" del lavoro sommerso. In questo delicato frangente urgono piani di spesa, pubblica e privata, con oculate politiche del lavoro, per ridare fiato alleconomia e assicurare scenari occupazionali migliori. Linvestimento in un comparto "labour intensive" come ledilizia appare una via obbligata per la sua idoneità a contenere, se non invertire, la congiuntura economica. Diverse - e contemporanee - possono essere le leve su cui agire: la riduzione del costo del lavoro, più gravoso in edilizia che in altri comparti produttivi; la modifica del sistema degli ammortizzatori sociali, penalizzanti per i lavoratori delledilizia; una più serrata e "mirata ricerca" delle irregolarità, grazie alla sinergia con gli enti preposti ai controlli. E, soprattutto, la riattivazione della spesa in costruzioni e la regolarità nei pagamenti, superando i vincoli del patto di stabilità. Abbiamo proposto e riproponiamo, tanto al governo centrale quanto agli organi di amministrazione locale, un piano di infrastrutture (in primis opere piccole e medie da attivare con immediatezza) che affianchi gli investimenti privati da autorizzare con procedure amministrative celeri, capace di produrre effetti di sostegno congiunturale, che determini una rapida apertura di cantieri, rilanciando così loccupazione. Insomma, uno shock positivo alleconomia della regione e della città che, potenzialmente, può attivare un miliardo di spesa pubblica e due miliardi di investimenti privati già programmati e disponibili per lanno in corso. A questi fini è però necessario un rinnovato e sollecito impegno delle amministrazioni locali, interlocutrici essenziali delle imprese di costruzioni, tanto per i lavori pubblici quanto per le autorizzazioni agli investimenti privati. Lautore è presidente dellAcen (Associazione costruttori edili Napoli)