Carla Di Francesco detta le regole: servono interventi di qualità, diretti da professionisti, soprattutto nel centro storico Ma la soprintendente tiene docchio i volontari "No al fai da te, meglio se stanno in periferia" «I volontari? Benissimo. Ma devono essere sempre assistiti da tecnici specializzati. E sarebbe meglio che pulissero gli edifici di periferia». La soprintendente regionale Carla Di Francesco, da mesi in prima linea nella lotta ai graffiti, detta le sue regole alle truppe di "volontari del bello" che Anna Maria Cancellieri ha in mente di arruolare per vincere la battaglia civica anti-writer. Lente regionale di tutela dei beni architettonici ci tiene a dire la sua. E a sovrintendere anche la selezione degli aspiranti volontari in nome di un secco: «No al fai da te». Ma così non si rischia di bloccare quello "slancio civico" che in poche settimane sembra aver fatto finalmente decollare il piano anti-graffiti? «Io credo proprio di no. Del resto il Comune è perfettamente informato delle nostre prescrizioni. Per noi è importante la quantità degli interventi, ma anche la qualità». I volontari possono garantirla, secondo lei? «Bisogna capire "volontari" per fare cosa. I volontari possono fare mille cose, ad esempio insegnare leducazione civica ai bambini. O presidiare le zone ripulite per evitare nuovi graffiti. Se invece sono reclutati per pulire, allora bisogna che siano assistiti da tecnici professionisti e che siano assegnati a edifici fuori dal centro storico. Quel che bisogna evitare a ogni costo è che uno pensi di poter fare da sé. Non è così». E la pulizia di questi giorni nel Quadrilatero, con i commercianti al lavoro pennello alla mano? Siete sicuri che seguano le vostre prescrizioni? «Certo. Noi ci siamo impegnati con i nostri restauratori e i nostri architetti a controllare e verificare tutte le zone appena ripulite. Ogni settimana il Comune ci fornisce un report degli interventi». Insomma stavolta siamo partiti sul serio. «Sembra di sì, anche se a onor del vero devo dire che nei mesi scorsi è stato fatto un ottimo lavoro di preparazione. Il nostro vademecum per pulire è in stampa e tra poche settimane sarà a disposizione di tutte le aziende specializzate». Il piano che ha avviato la Cancellieri è quello di Delbono. Lei pensa che lex sindaco abbia un po di merito? «Credo che gran parte del lavoro preliminare sia stato fatto da un gruppo tecnico, più che politico». Allora bisogna dire grazie al commissario. «Devo dire che con lei cè stata una maturazione del tema e una spinta effettiva al via». (s.b.) I pareri di Gianfranco Maraniello e Fabiola Naldi. "Guardate Dozza Imolese: ospita capolavori" Quando sui muri è apparsa arte vera "Quei writer hanno dato lustro a Bologna" Archiviata la collaborazione del Museo darte Moderna con Palazzo DAccursio per distinguere gli "scarabocchi" dalle espressioni artistiche sui muri della città, si guarda ad «esperienze qualificanti che hanno affrontato il tema in modo complesso». Per valorizzare un vero e proprio movimento artistico che a Bologna trova una patria delezione, tanto che a fine anno uscirà anche un libro, curato dalla storica dellarte Fabiola Naldi, dedicato alle scritte sui muri. E non basta distinguere le figure ben disegnate come quelle di Blu o Ericalcane (grandi affreschi a forte valore di contestazione sociale) dalle semplici lettere tracciate sui muri, perché il writing vero e proprio si basa proprio su una «codifica del segno attraverso le singole lettere». «A Dozza si sono cimentanti grandi artisti come Marcello Iorio, ma anche Rusty e Cuoghi e Corsello - spiega la Naldi - , bolognesi per nascita o adozione che sono famosi nel mondo con le loro opere. Nel rispetto degli spazi abbiamo dipinto anche il muro di fianco a una chiesa: la prima legge del writing è quella di non sovrapporsi al lavoro degli altri». Il writing arrivò a Bologna nell83 da New York e la città è forse la più importante in Italia, anche prima di Milano. I due gruppi principali attivi in città sono BBS e SPA, di cui fa parte lo stesso Rusty. Il primo nasce al quartiere Mazzini, il secondo al Saragozza. Sigle, loghi e tag testimoniano di unesperienza artistica "underground" cui sono dedicati esami universitari, studi di antropologi e sociologi. Nella stessa città dove la lotta ai graffiti impegna ogni amministrazione.