Dalle audizioni della Corte dei conti e della Ragioneria generale forti dubbi sul dlgs Calderoli Il patrimonio trasferibile vale 2,9 mld. Ma solo un terzo è libero Il trasferimento del demanio agli enti locali, al di là dell'alto valore simbolico attribuito soprattutto dalla Lega a quello che sarà il primo decreto attuativo del federalismo fiscale, rischia di trasformarsi in un flop. Non c'è giorno infatti che dalle audizioni in Commissione bicamerale non emergano dati che rivedono sempre più al ribasso la posta in gioco del provvedimento. Secondo il direttore dell'Agenzia del demanio, Maurizio Prato, ammonterebbe a 3,2 miliardi il valore del patrimonio statale trasferibile in periferia. Una cifra condivisa ieri dal presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, ma leggermente ridimensionata dalla Ragioneria dello stato. Secondo i tecnici del dipartimento guidato da Mario Canzio ascoltati ieri a palazzo San Macuto, il patrimonio dello stato vale complessivamente 46,823 miliardi di euro e rende solo 189 milioni l'anno. Ma la fetta di beni disponibili che potrà passare in periferia è invece pari a 2,975 miliardi, in quanto il resto è patrimonio indisponibile o demanio storico-artistico. Ci sono poi altri due dati da tenere in considerazione. Primo: non tutto il patrimonio disponibile potrà essere trasferito perché, come evidenziato dal Demanio, «solo il 31,5 dei beni è al momento libero. Il 34 è in uso o interessa specifici enti locali, il 5 è attribuito a privati, mentre il 29 è già oggetto di accordi con gli enti locali». Secondo: la forte sperequazione nel valore e nel numero dei beni trasferibili. A lanciare l'allarme è lo stesso presidente della Corte conti. «Nelle regioni del mezzogiorno il valore dei terreni è prevalente su quello dei fabbricati. Opposto il risultato nell'area settentrionale, mentre al Centro circa l'80 degli importi è riconducibile ai fabbricati, soprattutto nel Lazio». Insomma, conclude Lazzaro, se il federalismo demaniale può fare da volano per la riqualificazione del territorio, non va sottovalutato il fatto che «la dimensione ridotta dei valori finanziari e la forte disomogeneità nella ripartizione territoriale rischiano di rendere una distribuzione molto frazionata dei beni». Altro problema è rappresentato dall'iniqua distribuzione in rapporto alla popolazione dei beni sul territorio: in Lazio e Veneto, per esempio, è localizzato il 27 e l'11 del valore trasferibile; in Lombardia e Puglia rispettivamente il 9,8 e il 3,5. E anche i rendimenti non sono omogenei. Basti pensare a quanto accade con i canoni per le concessioni demaniali delle spiagge. Un metro di spiaggia italiana vale mediamente 16,6 euro al metro e si va dal rendimento minimo di 3,4 euro al metro delle coste della Sardegna agli 87,9 di quelle dell'Emilia Romagna. E ancora, la Corte conti accende una spia d'allarme riguardo il rischio di una possibile, forte, conflittualità tra gli enti che si troveranno a contendersi fette di patrimonio. Nel provvedimento non si prevede una sede di composizione di eventuali dissidi tra enti equiordinati. Ultima parola sui fondi immobiliari. La Corte ha auspicato il superamento dei valori storici dei beni e l'aggiornamento a valori di mercato, assente dal decreto.
Si scioglie il federalismo demaniale
La Corte dei conti e la Ragioneria generale hanno sollevato dubbi sul decreto del Ministro delle infrastrutture, Alessandro Calderoli, che prevede il trasferimento del demanio statale agli enti locali. Il patrimonio trasferibile vale 2,9 miliardi, ma solo un terzo è libero. Il direttore dell'Agenzia del demanio, Maurizio Prato, ha stimato il valore del patrimonio disponibile in periferia a 3,2 miliardi. La Corte dei conti ha sollevato preoccupazioni sulla sperequazione nel valore e nel numero dei beni trasferibili, con regioni del mezzogiorno avendo più terreni che fabbricati e viceversa.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo