FIRENZE, il grido di allarme l'ha lanciato per prima la Biblioteca Nazionale, oltre cinque milioni di libri, che necessita di un chilometro e mezzo di scaffali all'anno: se lo Stato non provvede a concedere nuovi immobili, il rischio è la chiusura. Quello degli spazi è un problema che riguarda quasi tutte le biblioteche storiche e statali: dal Vieusseux alla Marucelliana. Ma la ricerca di nuovi spazi è solo uno dei problemi che caratterizza le biblioteche pubbliche. L'altro è quello deUa crisi di identità, sospese come sono tra la dimensione del museo e quella della biblioteca classica. Per non parlare poi delle nuove tecnologie. La scrittura si tramanda anche attraverso nuovi media, che non siano i libri e i periodici, e le biblioteche hanno l'obbligo di mettersi al passo con i tempi, con le nuove sensibilità de; gli utenti. Dall'insieme di queste sollecitazioni nasce l'idea di un viaggio nelle biblioteche toscane, dove nella prima puntata sono prese in esame quelle storiche - le sei statali presenti in Toscana (4 a Firenze, 1 a Pisa e Lucca) più il Vieusseux - mentre nella seconda quelle comunali. E proprio dalle biblioteche comunali, spesso sperdute in piccoli paesini, con mille libri appena in dotazione, arrivano le novità più sorprendenti, quella vivacità e curiosità intellettuale, che spesso mancano nei grandi centri (m.f.) FIRENZE. Dalla cronologia del Gabinetto Vieusseux: «8 novembre 1823: Stendhal si abbona per la prima volta, firmandosi Beyle nel Libro dei soci. 7 giugno 1827: si abbona Dettino Ricasoli. 3 settembre 1827: Alessandro Manzoni arriva alle ore 19 (...). L'"appartato" Leopardi, silenzioso e in disparte come alle altre riunioni (...). 30 giugno 1865: si abbona Carlo Lorenzini, ossia Collodi. 6 marzo 1893: si abbona Mark Twain. 30 settembre 1899: si abbona Gabriele d'Annunzio. 29 maggio 1925: si abbona Enrico Fermi. 17 maggio 1926: si abbona David Herbert Lawrence...». Poi il libro dei soci del Vieusseux si interrompe fino al 1952. Ma queste brevi note danno a sufficienza un'idea del Vieusseux, sottqlinea l'ex direttore Enzo Siciliano, come di «una istituzione d'utilità unica per la conoscenza del sapere letterario nei secoli diciannovesimo e ventesimo». Fondato nel 1819 da Giovan Pietro Vieusseux, mercante di origine ginevrina, il Vieusseux nasce come gabinetto di lettura, il più importante d'Europa, aperto al pubblico cittadino e straniero: su 8OOmila libri, il 10-15 sono italiani, gli altri stranieri. «E' la biblioteca più importante di Europa per quanto riguarda la cultura europea del-1' '800 nel campo letterario e delle scienze», spiega il neo direttore Giovanni Gozzini. Anche se il fiore all'occhiello è forse oggi l'Archivio Bonsanti, voluto dallo scrittore Alessandro Bonsanti, direttore del Vieusseux per oltre quarant'anni, dove sono raccolte le carte e le biblioteche private di personaggi come Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Eduardo De Filippo, Giuseppe Ungaretti, Emulo Cecchi, Carlo Betocchi e Carlo Emilio Gadda. Eppure, nonostante che sia uno scrigno unico di cultura e di potenzialità, il Vieusseux è in crisi di identità. «Non vogliamo essere i guardiani del bidone di benzina», protesta Gozzini. Per dire che il Vieusseux non accetta di ripiegarsi sul suo passato illustre ma si sforza di collegarsi agli umori e alle sensibilità della società contemporanea. A questo proposito Gozzini snocciola un rosario di iniziative. Entro l'anno, ad esempio, si terrà un convegno molto importante su Gadda, in cui saranno rese pubbliche le carte inedite dello scrittore, di proprietà di Alessandro Bonsanti e da lui depositate nell'Archivio. Poi nel 2004 sarà ricordato lo stesso Bonsanti come organizzatore di cultura, a vent'anni dalla morte (18 febbraio 1884) e a cent'anni dalla nascita. La difficoltà a stare al passo con i tempi attraversa per la verità le più grandi e storiche biblioteche di Firenze, in particolare le quattro che dipendono direttamente dallo Stato: la «Nazionale» con i suoi 5 milioni e mezzo di libri, la Marucelliana, la Ric-cardiana e la Medicea-Laurenziana. «Una biblioteca deve rimanere se stessa e nel contempo essere lo specchio dei tempi. Quando ad esempio il cardinale Borromeo inaugurò la biblioteca Ambrosiana regalò carta e penne mentre oggi uno magari dovrebbe donare computer e internet», spiega Maria Prunai Falciani, direttrice della Marucelliana, aperta al pubblico il 18 settembre 1752 (vi sono conservati , tra gli altri 30mila incisioni e 3200 disegni con esemplari dei maggiori maestri, da Mantegna a Rembrandt). Per la Prunai Falciani resta valido l'insegnamento degli antichi bibliotecari: «Essi ci hanno dato i binari sui quali dobbiamo muoverci». Affonda le proprie radici nel Cinquecento la biblioteca Medicea-Laurenziana, costruita da Michelangelo e aperta al pubblico nel 1571. La biblioteca contiene importanti testi scientifici antichi che Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico incaricò di reperire a diversi studiosi. Fanno parte della collezione della Biblioteca la copia dei manoscritti di Archimede, più noti come Codice A, gli scritti di Ippocrate e la Naturalis Histoia di Plinio. Anche la biblioteca Riccardiana è vecchia di secoli, la sua apertura al pubblico risale infatti al 1715 e il suo patrimonio librario è improntato soprattutto alla storia, alla letteratura e alla archeologia della Toscana. Ricche di un patrimonio che forse Firenze stenta a valorizzare, le biblioteche storiche della città vivono non solo una crisi di identità ma anche di spazi. I problemi più rilevanti li registra la «Nazionale», che necessita di un chilometro e mezzo di scaffali all'anno per sistemare i nuovi libri. Lo stesso problema assilla anche la Marucelliana, che intanto ha deciso di inviare materiale poco consultato in un magazzino preso in affitto dalla «Nazionale» a Reggello, a trenta chilometri da Firenze,in attesa di trovare un palazzo storico in città. «E' da quando sono direttrice, dal 1996, che sto cercando invano un immobile. Le norme ci obbligano a comprarne uno di pregio, coerente con quello dove stiamo adesso - spiega la Prunai Falciani -. La trafila burocratica è defatigante. Risultato? Quando finalmente ne avevamo individuato uno, i proprietari all'atto del contratto si sono ritirati indietro. E pensare che noi, con il nostro milione di libri, abbiamo bisogno di 300 metri di scaffali ogni anno». Anche il Vieusseux è in cerca di locali. E' stato individuato un immobile a Novoli, dato in comodato dal Comune, dove andranno i 130mila libri alluvionati nel 1966 e finora conservati alla Certosa. Intanto però si infittiscono le voci sul fatto che il Vieusseux potrebbe essere sfrattato da palazzo Strozzi, dove si trova oggi, per far posto alle mostre e alla moda. Un segno che per molti è emblematico di una città che non sa valorizzare i suoi scrigni, il suo patrimonio. Non a caso il grido di allarme della direttrice della «Nazionale» Antonia Ida Fontana sull'eventualità che la biblioteca numero d'Italia potrebbe essere soppiantata per importanza (e soldi statali) dalla Beic di Milano, è passato sotto silenzio, a Firenze. Forse allora il problema delle vitalità delle biblioteche storiche non sta tanto nell'organizzazione di qualche mostra o convegno ma nel recupero della funzione leader che hanno assolto in passato. PISA- La più antica è all'interno della Sapienza. PISA. L'ateneo pisano non ha una sua vera e propria biblioteca universitaria bensì ha un sistema di biblioteche costituito da ben 16 poli distribuiti in 97 punti di servizio. Ogni facoltà od istituto ha la propria biblioteca e messi tutti insieme i punti del «Sistema bibliotecario universitario» si raggiungono i 2922 P9sti di lettura e 15 postazioni di computer dedicati al pubblico. Le sedi più importanti fanno un orario di apertura al pubblico di 50-57 ore settimanali e 5 biblioteche sono aperte anche il sabato mattina. I quasi 8Omila metri lineari di scaffali sono occupati da l,5milioni di volumi di cui 970mila sono le monografie. Nel solo anno 2001 sono stati inseriti 49.443 libri tra nuove acquisizioni e recuperi. La biblioteca più antica che è all'interno del complesso della Sapienza dove c'è attualmente la Facoltà di Giurisprudenza non è dell'Università bensì è gestita dal Ministero dei Beni Culturali anche se naturalmente viene usata per la consultazione ed il prestito dagli studenti e docenti dell'ateneo. Si tratta di una delle sei biblioteche statali della Toscana. LUCCA - Rari tesori di carta LUCCA. Aperta al pubblico nel 1794, la Biblioteca statale di Lucca è la maggiore biblioteca di conservazione della Toscana. 8OOmila volumi complessivi, di cui 120mila precedenti al 1830 (data convenzionale che indica il passaggio dalla stamperia a mano a quella «industriale») e quindi considerati antichi. A questi ultimi si devono aggiungere oltre 4000 manoscritti, molti dei quali molto rari e preziosi, tanto da essere richiesti spesso per mostre in Italia e all'estero. È il caso del Messale Trenta, con miniature francesi degli inizi del 1400, e del Codice di S. Ildegarda, uno dei manoscritti più riprodotti e celebri al mondo. E recentemente è stata acquistata un'edizione della «Gerusalemme liberata» del Tasso illustrata da venti incisioni di Giambattista Piazzetta e stampata a Venezia nel 1742. «Senza dubbio - commenta il dottor Marco Paoli, direttore della Biblioteca - il più bel libro del Settecento». Accanto ai libri antichi ci sono tutti gli altri volumi e i servizi moderni a disposizione dei cento utenti giornalieri. «Un numero in leggero calo», dice il direttore. Infine presto sarà risolto il problema più grave, comune, peraltro, a tutti gli edifici storici: quello della sicurezza e delle barriere architettoniche. (p.t.)
Il Tirreno
6 Febbraio 2003
GRANDE CULTURA DA SALVARE
MA
Mario Lancisi
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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