la denuncia dei volontari che aprono il monumento ai turisti «Contro microcriminalità e vandalismo». Il rimpallo fra Tursi e SoPrintendenza NELL'EPOCA delle città videosorvegliate, gli occhi elettronici potrebbero presto controllare anche due dei monumenti più conosciuti di Genova: la casa di Colombo e Porta Soprana, varco d'ingresso per chi si avventura nel centro storico. L'Associazione culturale genovese Porta Soprana, che si occupa di tenere aperti i due siti, ha infatti proposto al Comune l'installazione di telecamere, per cercare di prevenire atti vandalici e piccoli episodi di criminalità. «Aspettiamo l'approvazione della soprintendenza e dei vigili urbani - spiega Giusi De Santis, presidentessa dell'Associazione - Una ditta di videosorveglianza di Roma ci ha proposto di installare le telecamere a costo zero. In cambio ovviamente chiedono di poter esporre i pannelli che pubblicizzano la loro attività e di affidare la responsabilità delle registrazioni alla polizia municipale: a novembre abbiamo contattato il Comune, ma i tempi sembrano davvero lunghi». Da ottobre a oggi, e quasi sempre in pieno giorno, le volontarie dell'Associazione che svolgono servizio come custodi dei due monumenti, hanno dovuto fronteggiare non pochi problemi. «Ci hanno dipinto una porta con la vernice rosa - dice Giusi De Santis - Durante la visita di una scolaresca qualcuno ne ha approfittato per rubare il cellulare di una ragazza. Ma nelle ultime settimane, le cose sono peggiorate». Cioè? «Due bambine di 5 e 8 anni, entrambe rom, hanno cercato di salire sulle torri senza pagare e da sole - racconta una volontaria - Non è mica semplice fermarle, perché con i bambini non sai mai cosa puoi fare e cosa no. L'altra settimana invece un ragazzino di massimo 10 anni ha cercato di spingermi oltre la cassa. Non so se volesse entrare o rubare, alla fine sono riuscita a farla andare via». In Comune intanto, è pronto l'ok per le telecamere: «Abbiamo già spiegato al presidente dell'Associazione che non deve rivolgersi ai vigili urbani - spiega Francesco Scidone, assessore alla Sicurezza - Devono chiedere alle forze dell'ordine l'appoggio per il trattamento dei dati registrati. A quel punto, previo il via libera della soprintendenza, per noi non ci sono problemi all'installazione». Domenica, infine, qualcuno ha dato fuoco al cassonetto dell'immondizia posizionato all'interno del chiosco della casa di Colombo. «Da sei anni c'è una delibera per recintare l'area - conclude Giusi De Santis - Ma non se n'è mai fatto nulla: così qui continuano a venire tossici e sbandati. Hanno pure rubato il pluviale e ora abbiamo le infiltrazioni». M. Fag.