dopo lo studio nel centro storico, nuova iniziativa della soprintendenza con le pattuglie dei carabinieri Mille in città e in provincia, catalogo informatizzato MADONNINE sugli ingressi delle case, nelle nicchie, sugli spigoli dei muri. Migliaia in tutta la città e non solo nel centro storico. Lungo i percorsi urbani di tutti i giorni. Madonnine protettive, rivolte spesso verso il mare che inghiottiva uomini e felicità, un tempo. Oggi pronte a vegliare, a dispetto dello smog o del traffico, che cerca di deviare l'attenzione dalla loro presenza. La Soprintendenza ai beni artistici e storici, in particolare la storica Alessandra Cabella, (che è anche Direttore dell'Ufficio Furti e della Tutela dei Beni Sommersi) ha concluso da poco la catalogazione delle madonnette che abitano la città (escluso il centro storico già oggetto di precedenti indagini da parte di Patrizia Falzone) e in numerosi piccoli comuni vicini a Genova, oltre 60, utilizzando la collaborazione dei carabinieri. «A loro, ai militari impegnati in ronde e pattuglioni, ai carabinieri della radiomobile -racconta la Cabella- sono state consegnate delle semplici schede che si chiedeva di compilare quando durante la perlustrazione del territorio si imbattevano in questi oggetti cosiddetti erratici». Collaborazione speciale, (che nasce anche dall'accordo con l'allora generale Alessandro Tornabene, oggi al vertice c'è Salvatore Di Stefano insieme a Salvatore Lutzu comandante del Tpc Liguria) che ha prodotto la compilazione di oltre un migliaio di schede. Dove questi oggetti a volte collocati nei posti più strani, ma per lo più sopra la porta di un'abitazione o di una bottega, narrano storielle di devozione, di impianto quasi scaramatico, comunque di valenza apotropaica, per allontanare influssi maligni, per scongiurare sventure. Racconta l'esperta che provengono per lo più da antiche chiese dismesse. Come da un millenario edificio sacro di San Gottardo (dove oggi giocano a pallavolo), da cui proviene una ardesia quattrocentesca con Giona, la balena e una raffigurazione di Genova. Sulla facciata di una casa della Valbisagno, ricchissima di pezzi erratici. Perchè spostati in continuazione. I medaglioni con santi andavano a coprire le chiavi di volta. Le cimase degli altari (specie di coronamenti) sono un po' ovunque: una in particolare molto delicata con una Madonna del '400 dentro una mandorla fiammata con dei decori detti "gattoni rampanti", che ricorda certe effigi sugli altari di Santa Maria di Castello, protegge una carrozzeria di Marassi. Alcune sono dolcissime avvolte dalle mantelle, con la coroncina coeva, come una statuetta della prima metà del '600 lungo la strada del Turchino, un'altra è collocata sul ponte sulla strada che va verso Tiglieto e ha accanto Santa Caterina e San Bernardo. Piccoli gruppi statuari, oppure santi solitari come quell'elegantissimo San Giovanni Evangelista, del '700, sulla parete di una casa nei pressi di Borgo Incrociati che forse proveniva dalla vicina chiesa dei Diecimila Crocefissi, di impianto medioevale. In una casa di Capolungo c'è un ex voto in ceramica blu risalente al 1757 che lì nasce e lì rimane. C'è un malato (forse abitava quella casa?) cui appare la Madonna di Montallegro di Rapallo. «Ci sono alcuni punti della città e della provincia particolarmente ricchi, come Arenzano, dove abbiamo schedato oltre 50 madonne e con un buon numero di Sant'Erasmo protettore dei marinai, ma anche in Valbisagno e in Valpolcevera soprattutto nei pressi della Madonna della Guardia, questi segni devozionali si susseguono. Abbiamo preso atto -spiega Alessandra Cabella- di cosa c'è sul territorio, per controllare questo patrimonio. Qualche anno fa sul mercato della ricettazione abbiamo trovato decine di madonne. Forse la schedatura le protegge a loro volta». Anche gli studenti di Architettura sono stati coinvolti nel lavoro della rilevazione. Hanno intervistato vecchi abitanti o anziani bottegai soprattutto in presenza di nicchie vuote, per ricostruire anche attraverso foto o testimonianze, quel che c'era e che è scomparso. Ora le mille e più schede sono pronte per essere informatizzate.
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La Soprintendenza ai beni artistici e storici di Genova ha concluso la catalogazione delle madonnette che abitano la città, escludendo il centro storico già oggetto di precedenti indagini. La catalogazione è stata effettuata grazie alla collaborazione dei carabinieri Mille e ha prodotto oltre 1.000 schede. Le madonnette provengono per lo più da antiche chiese dismesse e sono state collocate in vari posti, come sopra le porte delle case, nelle nicchie e sugli spigoli dei muri. Alcune sono state trovate in aree non abitate, come le strade del Turchino e il ponte sulla strada che va verso Tiglieto.
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