La struttura avrebbe dovuto ospitare il museo sotterraneo delle carrozze e delle locomotive. In qualsiasi altra città d'Europa sarebbe con molta probabilità uno dei «fiori all'occhiello», simbolo delle radici storiche e culturali. A Napoli, invece, è diventato il simbolo del degrado e dell'abbandono in cui le istituzioni lasciano i monumenti. E la sorte toccata alla vecchia stazione Napoli-Portici di corso Garibaldi, la prima ferrovia italiana che ha oltre due secoli di vita (fu inaugurata il 3 ottobre 1839 alla presenza di re Ferdinando II di Borbone). «Dopo essermi dedicato allo studio per il recupero negli ultimi vent'anni polemizza Aldo Loris Rossi, docente universitario e autore del progetto di restauro dell'ex Bayard - il cantiere non è mai stato aperto. Sono passati sedici anni da quando allestimmo una mostra in piazza Mercato con le foto del rudere che sarebbe stato possibile restituire a Napoli e all'Italia, ma è vergognoso che l'amministrazione comunale abbia fatto arenare il progetto». Era il 1994, infatti, quando lo studioso, insieme a Luigi Bispoli, attuale presidente del Consiglio provinciale, avviò la battaglia per la riqualificazione di quella che fu la stazione di testa della prima ferrovia italiana. Nel disegno di Loris Rossi il rudere avrebbe potuto essere uno spazio museale con l'esposizione di carrozze e locomotive d'epoca, ma anche un ulteriore accesso alla Circumvesuviana per i turisti attraverso un collegamento sotterraneo. «li progetto - spiega Rossi - prevede un museo sotterraneo con sala d'attesa per gli utenti della Circumvesuviana sull'esempio del Louvre, in formato ridotto. Mentre in superficie sarebbero esposte le locomotive di Pietrarsa con cui si riprodurrebbe l'ambiente com'era nell'ottocento». L'incuria cui è stato sottoposto il monumento si vede già dall'esterno, «dove i passanti a mala pena notano una delle colonne con una targa che ricorda l'arrivo a Napoli di Garibaldi nel 1860». All'esterno poi, continua l'architetto, «vi sono i resti della vecchia biglietteria, dove ora i rom si accampano con un mercatino abusivo. Un progetto finito nel dimenticatoio per il recupero di una struttura di 1.500 metri quadrati e 11.000 metri cubi, che sarebbe costato circa tremilioni di euro». In realtà i finanziamenti sono stati erogati; Una parte (circa 700mila euro) dal Ministero per i Beni culturali ed un'altra (500mila euro) dalla Provincia. «Quei fondi furono stanziati - spiega Bispoli - nel bilancio di previsione 2009. Avevamo inoltre proposto al Comune, che è proprietario dell'immobile, un protocollo d'intesa per il restauro. Ma in seguito sono nati dei problemi tecnico-burocratici con la Soprintendenza regionale. Purtroppo si è persa un'opportunità che avrebbe potuto essere inserita nel progetto di riqualificazione di Porta Nolana. Un'opera storico-artistica che potrebbe creare itinerari naturali per lo sviluppo del turismo e dell'artigianato locale». Tuttavia, fa sapere Bispoli, «il presidente Cesaro con l'avanzo di amministrazione chiederà al Comune di destinare quei fondi al recupero della Bayard».