Un lungo viaggio nei musei volterrani attraverso gli occhi di chi di arte se ne intende perchè ne ha fatto la musa ispiratrice della sua vita e perchè ha trasformato il suo palazzo in un museo che chiude sempre i bilanci in pari. Lui è Umberto Viti. Dal Guarnacci a Palazzo dei Priori, dalla Pinacoteca all'Eco Museo. Si parte da un concetto preciso: il sistema museale non è un'azienda. E si arriva ad un'altra verità lapalissiana: il museo non deve diventare un pasticciaccio. In mezzo, la soluzione: il museo non deve gravare economicamente sulle pubbliche amministrazioni. «Bisogna mettere in condizione le nostre strutture di automantenersi, analizzandone le potenzialità e le gestioni». Il piano programmatico e in parte rivoluzionario, pensato da Viti, nasce dalla sua decennale esperienza sul campo e dalle lezioni sulla manutenzione e organizzazione dei musei alle quali, da grande appassionato, ha assistito. «Qualcuno - aggiunge - potrebbe ribattere che ho pianificato la rete artistica di Volterra per l'eternità. Ma certe volte, al di là dei soldi, è sufficiente un'amministrazione degna di questo nome per far miracoli». A cominciare dalle responsabilità private e dal volontariato. «Prima di tutto è indispensabile che ogni museo abbia un direttore scelto in base a concorsi non truccati ed è auspicabile che si avvalga dell'aiuto di chi ha tempo libero da dedicare all'arte. Sarebbe un'azione intelligente contro lo sperpero di risorse. Pensionati al posto dei soliti sorveglianti, almeno durante la stagione estiva». E ancora, da non sottovalutare, lo studio di percorsi didattici scientifici ma anche piacevoli, senza barriere architettoniche né slalom degradanti. «Va rivista ad esempio l'esposizione del sovrabbondante materiale del museo Guarnacci, compresi quegli orrendi armadietti verdi spuntati in occasione dell'anno etrusco. Così come andrebbe cambiato l'utilizzo del giardino esterno, abbinandolo magari a una zona di ristoro. La Pinacoteca poi dovrebbe comprendere le Torri Minacci separate e massacrate da uno pseudo-restauro abominevole». Ma le idee di Viti non finiscono qui. Ogni museo ha un suo mostro da distruggere ma anche meraviglie da valorizzare. «L'Eco Museo dell'Alabastro è un aborto e come tale va seppellito ma allargando la Pinacoteca si potebbe trovare spazio per l'affascinante collezione Rosi». Viti non dimentica neppure Palazzo dei Priori «che, assolutamente inadatto per mostre e uffici, sarebbe la sede giusta per accogliere l'alabastro». E una sede adatta andrebbe trovata anche per le opere di arte sacra sparse un po' ovunque, nelle 6 chiese centrali di Volterra. «Rimane il museo Consortili. In attesa che venga restaurata la casa S. Giusto, si potrebbe trasferire le sue sculture in un altro luogo». E' ampia la lista stilata da Viti ma il museologo ci tiene a sottolineare che i suoi suggerimenti tendono al risparmio. «Il principio è semplice - conclude - quando una struttura non funziona non va ingrandita. Al contrario, quando attira utenza, è necessario conciliare l'aspetto culturale con l'ottimizzazione economica. Io gestisco un museo privato. Se mi si fulmina una lampadina, non chiamo l'operaio del comune».
TOSCANA - VOLTERRA. Quei musei tutti da rivedere. Guarnacci, Pinacoteca, palazzo dei Priori: l'analisi di Umberto Viti
Umberto Viti, un appassionato di arte, ha trasformato il suo palazzo in un museo che chiude sempre i bilanci in pareggio. Ha pensato a un piano programmatico per il sistema museale, che non è un'azienda, e vuole che i musei si autonomizzino. Viti suggerisce di utilizzare volontari e pensionati come sorveglianti, e di studiare percorsi didattici scientifici e piacevoli. Ha anche idee per l'Eco Museo dell'Alabastro, la Pinacoteca e Palazzo dei Priori. Viti vuole risparmiare e non ingrandire le strutture che non funzionano. Vuole conciliare l'aspetto culturale con l'ottimizzazione economica.
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