Pomeriggio dell'estate 1958, un ragazzo euforico per l'esame di maturità superato decide di spendere tutti i suoi risparmi, 365mila lire, per un quadro. Una bella cifra. Entra alla galleria Novelli e chiede un Morandi. La signora sorride: «Non credo che i tuoi soldi bastino. Ci vuole almeno un milione e mezzo». Il ragazzo si consolerà spendendo parte di quella somma a una mostra per beneficenza, ma capisce che l'arte sarà la passione della sua vita. Oggi Giorgio Fasol è un commercialista (quasi) in pensione, un signore sobrio, naturalmente elegante, giovanile, e uno dei maggiori collezionisti. Da cinquant'anni dedica ogni minuto del suo tempo libero all'arte contemporanea e ai giovani talenti dell'area concettuale. È sempre riuscito a conciliare la professione con l'arte? Sì, grazie alla comprensione di mia moglie, che comunque condivide la mia stessa passione, e la tolleranza dei miei colleghi di studio. Quale fu la prima opera importante della sua collezione? Una piccola opera di Lucio Fontana. L'acquistai nel 1969 alla galleria Cattaneo di Brescia. La portai a casa per tre milioni e la pagai a rate. Fu quella la svolta? Sì, ma la fissazione per Fontana era già nella mia mente. Anni prima ero a una mostra e guardavo un quadro. Sentii una voce dietro di me: cosa guardi, robaccia? Era Renzo Sommaruga, il grande stampatore. Mi invitò nel suo studio. Preparava un libro di poesie di Quasimodo con nove litografie, rimasi folgorato da una di Capogrossi. Capii la mia vocazione. Con Sommaruga poi un giorno capitai nello studio di Giuseppe Aimone a Milano e l'artista esibì orgoglioso un disegno di Fontana che aveva appena comprato. Nemmeno lo conoscevo Fontana, ma quella fu una illuminazione che mi lasciò un segno ancora più profondo e decisivo. Poi conobbi il critico Alessandro Monzambani, assistente del grande critico Giuseppe Marchiori, e il gallerista per antonomasia, Enzo Ferrari. Oggi ha un buon patrimonio? No, il patrimonio è solo dentro di noi. Cos'è l'arte? L'espressione del pensiero umano. Fin che ci sarà l'uomo ci sarà l'arte. Chi è artista vero? Cinquantamila italiani si definiscono artisti. Io rispetto dignità, passione e sensibilità di ognuno, ma di validi ce ne saranno 200. Tra questi solo quattro o cinque lasceranno il segno. Lei da 25 anni si dedica agli emergenti. Ha fiutato le potenzialità di artisti come Cattelan. Come si scoprono i talenti? Con l'esperienza, frequentando il mondo dell'arte; si visitano i musei, le gallerie, le fiere e si entra in contatto con gli artisti, i critici e i collezionisti. Poi è sempre questione di scelta e di intuito personale. Moltissimo dipende dalla conoscenza, come in tutte le attività. Io acquisto alle primissime mostre, poi i prezzi salgono e mi è difficile seguire il mercato. Punto sulle opere che mi colpiscono e cerco di conoscere l'artista, desidero parlargli. Gli chiedo se conosce l'inglese, se viaggia, quali sono i suoi interessi, quali artisti frequenta, quali mostre va a vedere, con chi si confronta. Un artista deve essere curioso e aperto. Se scatta la scintilla, acquisto l'opera. Ma lei è noto per non frequentare gli studi. Frequento gli artisti solo alle mostre. Un artista famoso aveva bisogno di soldi e mi invitò in studio per offrirmi delle opere a prezzi stracciati. Rifiutai. Il sistema arte è fatto da artista, critico, gallerista, museo, collezionista. Per etica e per rispetto dei ruoli non infrango mai l'ordine di questa catena. Quali sono gli artisti veronesi destinati ad avere un futuro? Anna Galtarossa, Andrea Galvani e Luca Trevisani sono già artisti interessanti; però ne devono fare di strada, sono ancora giovani. Saranno alla mostra del Mart che si aprirà l'8 maggio. E i galleristi veronesi? Arte Ricambi, La Città, Lo Scudo, La Giarina sono le gallerie che preferisco. Parliamo della mostra al Mart di Rovereto. Ci saranno una novantina di talenti internazionali. Sarebbe giusto ricordarli tutti in quanto ognuno fa parte di me, ma è impossibile. Ora, oltre a Cattelan, mi viene spontaneo ricordare Alenka Pirman, artista di Lubiana che non vende i suoi lavori ma li presta, e Tino Seghal, un inglese che vive a Berlino e che ha già esposto nel 2005 nel padiglione della Germania alla Biennale. Tra quelli proposti al Mart, qual è l'artista più originale? Forse Tino Seghal. Lui non fa opere, vende idee. È innovativo e dirompente al pari di Duchamp con il suo Orinatoio. Io acquistai un'opera nel 2003, alla sua prima mostra in Italia, il cui titolo è It's news, un'opera che praticamente è espressa a voce nel titolo stesso. Quando è venuto a casa ha voluto la presenza di un notaio non per l'atto di compravendita, ma solo come testimone del fatto. Quest'anno Tino Seghal ha avuto a disposizione l'intero museo Guggenheim di New York per una sua rappresentazione, riscuotendo notevole successo. È importante per lei l'approdo al Mart? È solo un gradino, Io guardo sempre avanti. Qualche volta sogno e penso al Guggenheim. Vorrebbe essere un artista? No. E un critico? Nemmeno, perché voglio scegliere. A ognuno il suo mestiere. È appena morto Giuseppe Panza di Biumo. Un mito. Mi onoro di averlo conosciuto. Il più grande collezionista d'arte contemporanea dal dopoguerra. Nessuno al mondo ha fatto più di lui per valorizzare gli artisti. A Verona non fu ben accolto. La mostra minimalista che si fece per l'inaugurazione del ristrutturato Palazzo della Gran Guardia era una iniziativa di straordinaria portata. Il pubblico non fu preparato all'evento. Fu un errore gravissimo. Verona non brilla per sensibilità artistica. Che ne pensa di Palazzo Forti? Finché Palazzo Forti non avrà un valente curatore non andrà da nessuna parte. I nostri amministratori devono ancora decidere cosa faranno. È vero che si fa presto a parlare, ma la crisi c'è e speriamo passi quanto prima, in modo che non ci siano più scusanti. Nemmeno in campo nazionale c'è molta apertura per le avanguardie artistiche. Abbiamo il 65 per cento del patrimonio mondiale fino all'Ottocento e presuntuosamente abbiamo assimilato solo quelle espressioni artistiche. Si fanno ore di fila per una scadente mostra sugli impressionisti e non si apprezza l'arte contemporanea pur di altissimo valore, perché non abbiamo mai acquisito la base culturale per interpretarla. È come se ci mancasse la conoscenza dell'alfabeto per apprezzare per esempio un poeta di lingua araba. L'ho detto anche a Sgarbi, che vuole portare alla Biennale di Venezia un artista che ritiene emergente: il tempo darà merito a chi lo merita, senza scampo per gli altri. Ma in altri paesi l'arte contemporanea è conosciuta e apprezzata. Il problema da noi non è solo la scarsa attenzione, penso che ci sia proprio l'intenzione di boicottare . Il sistema non funziona perché non c'è un grande museo di arte contemporanea e pochi visitano le mostre. Vedremo se decollerà il Maxxi di Roma. Lì ci giocheremo tutto: il sistema dell'arte in Italia può passare dalla serie C (dove siamo ora) alla serie A o finire retrocesso in serie Z. Il collezionista deve essere ricco? Falso. Non è questione di mezzi. Non si tratta solo di staccare un assegno. Occorre farlo con passione. Si può anche spendere poco. La grafica ha costi accessibilissimi eppure è seguita da pochi. L'arte non deve essere uno status symbol. L'arte arricchisce? No, guai avvicinarsi al collezionismo pensando al profitto. Si fa solo per passione. Panza di Biumo mi disse: se tu ami l'arte, l'arte ti ama; se tu vuoi sfruttare l'arte, sarà l'arte a sfruttare te. Altri sogni? Una mostra di tutte le opere della mia collezione. Se le mettessero in mano un assegno in bianco, chi comprerebbe? Nessun artista affermato. Andrei a scoprire un artista alle sue prime mostre. Qual è il destino della sua collezione? Non lo so, forse una fondazione o deposito in un museo. A ROVERETO la mostra che il Mart ospiterà da sabato al 22 agosto si intitola «Linguaggi e Sperimentazioni» ed è frutto della collaborazione tra la direttrice del Mart Gabriella Belli e Agi Verona Collection, l'associazione culturale il cui presidente è Giorgio Fasol e che ne gestisce la collezione. A Rovereto Fasol presenta una novantina di artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali under 30. Una ventina di questi resteranno a disposizione del Mart per cinque anni. Sono annunciati visitatori da tutta Italia e anche dall'estero, a dimostrare la validità dell'evento. Ci sono contatti per trasferire poi la collezione all'estero. «La direttrice Belli», commenta Giorgio Fasol, «ha dimostrato grande coraggio nel puntare sulle ultime generazioni, e questo le fa onore». Il curatore della mostra di Rovereto è Giorgio Verzotti e il catalogo ospita un intervento Hans Ulrich Obrist, critico di grande carisma nel settore dell'arte contemporanea mondiale, direttore della Serpentine Gallery di Londra. La presentazione della mostra è in programma venerdì alle 18 al Mart. Sempre al museo di Rovereto, sabato alle 16 presentazione del volume di Pier Paolo Pancotto L'arte contemporanea: dal minimalismo alle ultime tendenze (Carocci); ne parleranno con l'autore Giorgio Fasol, Giorgio Verzotti e Roberto Pinto. La presentazione continuerà nelle sale della mostra. Alle 18.30, inaugurazione del «nerocuboproject» di Luca Pozzi. Tra gli artisti presenti in mostra figurano Mircea Cantor, Jeremy Deller, Cyprien Gaillard, Carlos Garaicoa, Django Hernandez. F.B.