La Regione non ha rinnovato i contratti di volontariato con rimborso spese la necropoli anguilla a ribera tra le erbacce Buona parte dei siti archeologici minori della provincia di Agrigento sono nel più completo abbandono, senza pulizia, tra le erbacce perché da circa un anno non vi sono più i custodi dei beni culturali che negli anni passati erano nominati dalla Regione Siciliana con incarichi di assuntoria del volontariato individuale che costava cifre irrisorie, quasi un rimborso delle spese, per le casse regionali. L'assessorato regionale ai Beni Culturali da circa un anno non ha rinnovato gli incarichi ad una dozzina di operatori che da circa un ventennio venivano "assunti" a tempo, con incarichi annuali rinnovabili, come volontari per tenere puliti e controllare i siti archeologici di minore importanza presenti su tutto il territorio agrigentino. E' il caso di necropoli, città antiche, musei minori, sparsi tra Sciacca, Ribera, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Palma di Montechiaro, Licata che venivano periodicamente sorvegliati e puliti dalle erbacce e dalla spazzatura lasciata dalla inciviltà dell'uomo e dei visitatori. La Regione Siciliana ha spiegato il provvedimento del mancato rinnovo del protocollo di intesa con il fatto che la vigilanza e la custodia dei siti non può essere espletata con il volontariato individuale, ma con le associazioni di volontariato, che l'attività in essere è di competenza dei pubblici dipendenti e che il semplice rimborso spese (poco più di mille euro di compenso l'anno per il lavoro di pulizia) costituisce un aggravio della spesa del bilancio regionale. La verità è che una dozzina di lavoratori volontari agrigentini, con competenza di custodia e pulizia delle località visitate, non sono più in attività per appena 32 ore al mese, ma il guaio è che i siti sono stati abbandonati, le erbacce coprono i resti di civiltà antiche in parte riportate alla luce e che chiunque, in qualsiasi momento, può prelevare e portare via impunemente ciò che reputa utile per i propri bisogni personali. La Regione risparmia forse qualche migliaia di euro, ma manda allo sbando un ricco patrimonio storico. ENZO MINIO 04052010