SE NON fosse di drammatica incomprensione, ci sarebbe da prenderlo solo per quello che è: l'ennesimo c'aso di umorismo nero involontario. Mi riferisco al comunicato stampa con il quale si riferiva che l'inaugurazione della mostra «Caravaggio - L'ultimo tempo 1606-1610», a Napoli, nel Museo di Capodimonte, è stata spostata dal 14 al 24 ottobre p. v. La motivazione? Far coincidere questa data con quella (approssimata) dell'aggressione subita dal Caravaggio all'uscita della locanda del Cerriglio, sotto Santa Maria la Nova, a Napoli, dove io stesso l'ho reindividuata (e pubblicata) qualche anno fa. Le cronache riportano che il grande artista fu quasi ammazzato, ma, soprattutto, «fu sfregiato in volto che quasi non i riconosceva più». Gli aggressori dovevano essere i parenti di Ranuccio Tomassoni, ucciso in duello a Roma, 11 28 maggio 1606, vale a dire due fratelli Tomassoni e i due cognati (fratelli della moglie). Lo sfregio, nel linguaggio della violenza, implica una causa al femminile (una tresca del pittore con la moglie di Ranuccio? La presenza dei cognati parrebbe un 'implicita conferma). Non credo che occorrano molte parole per sottolineare il dubbio gusto del riferimento a una dolorosa circostanza (peraltro documentariamente accaduta il 20 ottobre 1609). C'è da sperare che si tratti di una svista dei curatori di una mostra che sarebbe l'ennesima vetrina che poco ha da offrire agli sudi, poiché il ritmo col quale le mostre «caravaggesche» si susseguono non permette riflessioni scientìfiche. Per certo succhierà molti soldi e permetterà a soprintendenti e politici di esporsi sotto la luce del Caravaggio. Non possiamo nascondercelo, nella mostra di Napoli (che ne aveva già tenuta una nel 1985), per non parlare della trasferta londinese e della rassegna altrettanto fuori tema a Washington, l'unico contributo viene dal restauro del «Martirio di Sant'Orsola» della Banca Intesa che l'ha auto finanziato. C'è poi il problema del trasloco delle opere e del rìschio che queste potrebbero subire nell'odierno momento di tensione terroristica. Al di là del costo irreparabile per tutta la civiltà occidentale in un ipotetico disastro assistito, resta poi quello vero. Dichiarati 250.000-400.000 euro da parte della regione e di vari finanziatori (sembra che il Ministero dei Beni Culturali non contribuisca per il difficile momento attuale). Infine, la questione dei prestiti. In Sicilia ci si oppone al trasloco del capolavoro siracusano della «Sepoltura di Santa Lucia» della quale ricorre peraltro l'anniversario del martirio sotto Diocleziano nel 304 (oltretutto una tela enorme - cm. 408 x 300 - intrasportabile e di ardua conservazione). Altrettanto criticata la richiesta (cui sembrerebbe sia stato concesso l'assenso della Regione) per le pale messinesi: la «Resurrezione di Lazzaro» (cm 380 x 520)e la «Natività» (cm 314 x 211). I maltesi hanno invece risposto picche al prestito della colossale «Decollazione del Battista». Ricordo l'emozione ogni volta che mi sono avvicinato alle raccolte del museo messinese e a quelle di Siracu-sa, dopo avere goduto dell'azzurro abbacinante del Mediterraneo in un contesto che replicava ancora gli aromi, le voci e gli anfratti ombrosi che avevano visto il passaggio del Caravaggio. Era come se il tempo siciliano fosse eterno presente. Non a caso l'unica mostra che abbia dato esiti scientifici è stata «Sulle orme di Caravaggio» (Palermo, nel 2000, in Palazzo Ziino). Chi vuole vedere i Caravaggio di Sicilia deve rendere omaggio alla terra che li conserva.