«Federalismo» e «demanio» son già, prese a sé stanti, due parole o, forse meglio, due concetti difficili da capire. Ma nel «federalismo demaniale» proposto dal governo come primo passo concreto di quella che un tempo si chiamava devolution, e che da qualche giorno riempie la cronaca politica italiana, si rischia davvero di perdere la strada. Che significa veramente? Cosa cambia per noi cittadini? Quanto ci costa? E, alla fine, chi ci guadagna? Entro poche settimane il Parlamento, che sta esaminando il decreto legislativo che lo attua, e il governo, che dovrà poi recepirne le indicazioni prima di trasformarlo definitivamente in legge, dovranno dare risposte concrete. Il testo è vago, e i quesiti in ballo sono tanti. Almeno quanto è alta la posta in gioco, perché dietro quelle due parole così misteriose si nasconde una partita che vale miliardi di euro. Che può significare la fortuna di una città, ma anche la rovina di un'amministrazione incapace. Proviamo a capire. La posta in gioco Il Codice civile del 1942 stabilisce che lidi, spiagge, porti, fiumi, laghi, acque pubbliche, miniere, aeroporti, beni storici, archeologici e artistici, ferrovie, grandi strade, acquedotti, caserme, foreste appartengono allo Stato e sono gestiti dal Demanio. Nel frattempo, però, la nostra Repubblica è cambiata. Per la nuova Costituzione non è più formata solo dallo Stato, ma anche da Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane. E dunque anche loro hanno diritto ad avere e a gestire una parte del patrimonio pubblico. Il decreto all'esame del Parlamento prevede, appunto, che a essi possano essere trasferiti alcuni beni demaniali, e introduce un concetto del tutto nuovo, la valorizzazione degli stessi. Non si parla di beni culturali, ma di spiagge, fiumi, laghi, immobili e terreni, caserme inutilizzate, miniere e piccoli aeroporti, per un valore di 3,2 miliardi di euro. È una valutazione a spanne, ma attendibile, fatta dal Demanio considerando i beni pubblici oggi inutilizzati. Sono valori sottostimati, calcolati sui prezzi ai quali sono iscritti nel bilancio pubblico, ma è comunque una «quota irrisoria» del patrimonio pubblico, come ha detto il direttore dell'Agenzia del Demanio, Maurizio Prato, l'altro giorno in Parlamento. Un patrimonio sconosciuto Calcolato con gli stessi parametri il patrimonio pubblico vale 49,7 miliardi di euro, anche se a prezzi «di mercato», secondo l'istituto di ricerche «Scenari immobiliari», ne vale quattro volte tanto, 200 e passa miliardi di euro, escludendo dal conto le università e i loro beni, il patrimonio artistico e culturale, il Demanio militare. E si tratta sempre di valori stimati, perché un censimento di tutti i beni pubblici, per assurdo che sia, non esiste. Lo stanno costruendo in questi giorni, perché lo impone l'ultima Finanziaria. Il termine concesso a tutte le amministrazioni per comunicare i beni posseduti scadeva il 31 marzo scorso, ma siamo ancora a metà dell'opera. Ci vorrà tutto il 2010, spiegano al Tesoro, per avere i dati completi. Rendite misere Anche se hanno un valore «irrisorio» rispetto al resto, alle Regioni e agli enti locali potrebbero andare 10 mila terreni e altrettanti immobili, 5 mila chilometri di spiagge, 234 corsi idrici, 550 chilometri quadrati di specchi lacustri. Un sacco di roba. Che oggi non rende praticamente nulla: secondo il Demanio 237 milioni di euro, ai quali vanno sottratti i costi di manutenzione (sconosciuti pure quelli!). Cedendoli a Regioni ed enti locali, comunque, lo Stato non ci rimetterà nulla, perché ridurrà i trasferimenti a chi li prenderà in carico per una somma pari a quella rendita (per giunta risparmiando sui costi di manutenzione). L'idea di base è quella di far fruttare questo patrimonio, girandolo a chi ha i mezzi per farlo rendere davvero: ad esempio i Comuni, che possono cambiare la destinazione d'uso di immobili e terreni con una variante urbanistica, oppure le Regioni, che oggi non hanno incentivi a legiferare sul turismo marittimo, che pure è di loro competenza, perché i canoni di concessione delle spiagge (la miseria di 97 milioni l'anno) li incassa lo Stato. Valorizzare o vendere? Mettere a reddito, però, può anche essere la premessa per vendere, visto che gli enti locali sono sempre a corto di soldi. E oggi non c'è una regola che gli impone di usare le somme incassate dalle privatizzazioni per ridurre il debito, come invece è obbligato a fare lo Stato. Anche se valgono poco, quei beni garantiscono comunque un pezzettino del debito pubblico, che domani sarebbe scoperto. Un problema molto serio, ma non l'unico, che il Parlamento e il governo dovranno chiarire. Tempi troppo stretti? Sciolti i nodi e varata la legge (si deve fare entro il 21 maggio), inizierà la corsa contro il tempo: entro il 21 agosto tutte le amministrazioni pubbliche centrali dovranno dire quali immobili e terreni vogliono tenersi e perché, e un mese dopo l'Agenzia del demanio pubblicherà l'elenco dei beni disponibili. Per la verità una prima lista all'Economia già ce l'hanno ed è su quella base che hanno stimato i 3,2 miliardi dei beni trasferibili. Ma la tengono chiusa a chiave in un cassetto, proprio perché, dicono, la scelta deve essere «motivata e responsabile». Entro il 21 dicembre Regioni ed enti locali dovranno, a loro volta, dire quali di quei beni vogliono prendersi. A partire dal 21 gennaio 2011 potranno essere varati i decreti per l'attribuzione ai nuovi proprietari. Tempi strettissimi anche a giudizio dell'Agenzia del demanio, che non a caso ha suggerito al governo di allungarli. Immaginiamo tuttavia che tutto fili liscio, e che dai primi mesi dell'anno prossimo il processo sia in moto. Chi ci assicura che la caserma abbandonata nel centro della città sia bonificata, restaurata, liberata dalle erbacce, se non dagli occupanti abusivi? Si vota su Internet La palla a questo punto passa agli amministratori locali. Sindaci, governatori, presidenti di provincia dovranno indicare sui siti Internet dell'amministrazione cosa intendono fare con i beni ricevuti. E qui entriamo in gioco noi contribuenti. Sì, perché la legge prevede che su questi progetti si possano indire delle consultazioni pubbliche, anche telematiche, tra i cittadini. Si vota, signori. Si può dire sì o no al nuovo supermercato o al nuovo albergo, al cinema o al museo. Le amministrazioni locali non sono obbligate a consultare i cittadini, ma le più avvedute e sagge lo faranno. E in quei casi la parola del popolo sarà legge. Ve l'immaginate il nuovo sindaco che, infischiandosene di quel che vogliono i suoi concittadini, decida di fare un bel centro commerciale al posto di un giardino pubblico?
Corriere della Sera
4 Maggio 2010
Beni del Demanio, la partita miliardaria Il patrimonio da trasferire agli enti. Dalle spiagge ai fiumi e alle caserme
MA
Mario Sensini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Corriere della Sera · 3 Giu 2003
Sgravi per frigoriferi, case e turismo
Corriere della Sera · 19 Lug 2003
Scuole di musica e fondo per la montagna, il Tesoro frena l'assalto
Corriere della Sera · 8 Ago 2003
Troppi vincoli, invendute le case dei militari
Corriere della Sera · 20 Set 2003
Tagli per 21 miliardi alle richieste dei ministeri
Corriere della Sera · 20 Ott 2003
Ma il relatore: l'emendamento l'ha voluto il governo
Corriere della Sera · 21 Ott 2003
Vendite, duello anche sulle case dei militari
Corriere della Sera · 22 Ott 2003
Beni culturali, quattro mesi per il silenzio-assenso
Corriere della Sera · 23 Ott 2003
Governo battuto, più vincoli sul condono
Corriere della Sera · 10 Nov 2003
Da alcolici e Lotto i fondi per le assunzioni
Corriere della Sera · 17 Dic 2003
Finanziaria, oggi l'ultimo sì della Camera
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Il Mattino · 4 Mag 2008
CAMPANIA - Riviera di Chiaia, la residenza degli Acton diventata un museo
il Sole 24 Ore · 4 Mag 2008
BENI CULTURALI - Fusione di capolavori
Il Tirreno · 7 Mag 2008
LUCCA.Il Comune mi riporti la giostra in piazza Napoleone
l'Unità · 7 Mag 2008
FIRENZE - pannelli solari a Firenze
la Repubblica · 8 Mag 2008
ROMA - Polvere e gru, è la città degli uffici vendite
La Provincia · 6 Mag 2008
VOGHERA -La nuova piazza Castello, ecco il progetto
Il Tirreno · 10 Mag 2008
PRATO. Dopo il New York Times un altro big si interessa agli affreschi
Il Tirreno · 13 Mag 2008
TOSCANA - CERTALDO. Ss Jacopo e Filippo, lavori verso la fine
Giornale della Toscana · 13 Mag 2008
Restaurato il San Girolamo che fa litigare gli storici d'arte
Giornale della Toscana · 15 Mag 2008
PRATO - Cinquantanove capolavori pratesi in trasferta a Barcellona
Il Tirreno · 17 Mag 2008
PISTOIA : Cambia la tutela del paesaggio convegno in Seminario vescovile
Il Tirreno · 18 Mag 2008
LUCCA.Fondazione Ragghianti, bilancio ok
Il Tirreno · 21 Mag 2008
MONTELUPO. Museo per oltre cinquemila maioliche
L'Arena · 20 Mag 2008
Paesaggio in pericolo - Cerro. La bocciatura non ferma il raddoppio della cava
Il Tirreno · 25 Mag 2008
URBANISTICA. PRATO:Non c'è alcun via libera al deposito della Cap a Le Badie
Il Tirreno · 25 Mag 2008
URBANISTICA. PRATO:Prato è ingessata e centro e Chinatown vanno riconquistati
l'Unità · 25 Mag 2008
CULTURA - Presto la legge unica per la cultura toscana
Il Tirreno · 28 Mag 2008
PRATO - URBANISTICA: Macrolotto zero palestra di creatività
Il Mattino · 29 Mag 2008
Paestum. Un incendio di vaste proporzioni ha distrutto circa 300 balle di fieno
Il Tirreno · 31 Mag 2008
BARGA Lavori al via entro luglio Nuovo parco da 1,5 milioni