«Atrii muscosi» e «fori cadenti» finiranno in mano ad avidi governatori e sindaci senza scrupoli pronti a far cassa affidando le spiagge ai bagnini e le rovine ai baristi? Forse non accadrà nulla di tutto ciò, ma «prevenire è meglio che, poi, criticare». Questo lo slogan della combattiva Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai. «Sono d'accordo con l'allarme lanciato ieri da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. I provvedimenti federalisti sul passaggio del patrimonio dallo Stato alle Regioni non sono ancora andati alla Camera; meglio bloccarsi ora, una volta approvati sarebbe più difficile modificarli». Non che tutto vada protetto, nemmeno per la Crespi, perché altrimenti potremmo recintare l'intera Penisola... «Sì, è vero, tanti immobili sono inutili, crollano e sono lì a far niente. E trovo che sia giusto affidarli a qualcuno perché possano servire a fruttare qualche soldo! Ma mi spaventa il passaggio del patrimonio dallo Stato alle Regioni, perché si apre una falla pericolosa nella nostra Costituzione. La Corte costituzionale ha ribadito nel 2007 che la tutela del paesaggio è di esclusiva competenza dello Stato». La Crespi porta a sostegno della propria valutazione gli «omenoni» della Repubblica, anzitutto Einaudi, che diceva di non dividere «l'Italia in pillole». «D'accordo, il processo di regionalizzazione è inarrestabile. Ma c'è un bene che la Costituzione affida con chiarezza allo Stato: questo è la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico, perché i beni demaniali sono di tutti. E trovo che sia pericoloso passarli alle Regioni perché in questo momento c'è un'inarrestabile e avida corsa a depredare il territorio, e questa cosa spaventa. Avendo eliminato l'Ici, un errore grave, i Comuni saranno spinti a voler fare soldi altrove». Insomma, bisogna sottrarre il «patrimonio» a quelli che fanno la corsa al «denaro». Quasi un ossimoro. Ma una soluzione c'è già: non cedere i beni vincolati. «Sì, lo so, e in questo è stato bravo il ministro Bondi a ribadire che niente di quanto è vincolato si può toccare. Ma mi chiedo: sarà davvero così?». Lei aveva timore, ricordiamo a Giulia Maria Crespi, anche quando entrò in vigore il codice Urbani; qualcuno parlava di Colosseo che sarebbe stato venduto. Poi con Rutelli il codice è stato approvato ed è diventato operativo con Bondi. «La mia paura è che si terrà poco conto del vincolo, nonostante l'altolà di Bondi». Per ovviare a questo rischio va tutelato il ruolo delle sovrintendenze, veri organi periferici, già «federalisti», dello Stato centrale. «Trovo che il parere delle sovrintendenze debba rimanere, debba restare vincolante sul patrimonio e anche su ogni struttura urbanistica che va a incidere su paesaggi vincolati. È vero che le sovrintendenze sono organi sul territorio, ma si rifanno a una legge nazionale. Le Regioni potrebbero agire autonomamente». Se i beni passassero alle Regioni, ma restassero anche le sovrintendenze, si creerebbero problemi decisionali... «Anche se un terreno è vincolato, la Regione diventa più forte della sovrintendenza. Oggi un padre vende persino la figlia per denaro, figuriamoci se non si venderanno i terreni! Il patrimonio deve essere fonte di finanziamento per il turismo, invece siamo scesi al sesto posto. Il nostro patrimonio è una riserva aurea per turismo consapevole e di qualità». Cosa teme di più? «Ad esempio che tutte le spiagge vadano in concessione. S'inizia con il realizzare un gabinetto, poi un bar che diventa ristorante, quindi gli si aggiunge un negozio. E così la distruzione del patrimonio è fatta. Penso anche alle sponde dei laghi: vede cosa hanno già fatto? Si fanno abusi e poi non si tolgono. Se si trasferisce agli enti locali anche questo aspetto si apre una falla pericolosissima. Anche se per alcuni immobili inutili va bene. So che stanno predisponendo un elenco di beni che possono essere ceduti». Sotto tiro ci sono anche i poligoni di tiro! «È grave anche questo. I poligoni andrebbero sistemati e aperti come giardini. Anche quello di Milano, lungo viale Certosa. Per ora non è stato permesso».