Il fondo fangoso del canale della Misericordia e del rio della Sensa hanno restituito una telecamera digitale, la testa arrugginita di un lampione e perfino un lampadario in vetro soffiato ancora intatto. Ma della testa del signor Rioba, la statua decapitata da alcuni vandali nella notte tra venerdì e sabato, nessuna traccia. Le ricerche del Nucleo sommozzatori della questura non hanno dato esito e le indagini ripartiranno dalle testimonianze dei residenti di Campo dei Mori e dalle registrazioni delle telecamere in direzione Misericordia e Madonna dell'Orto, che con tutta probabilità hanno ripreso il passaggio dei vandali. Di certo il danneggiamento avvenuto tra le 2 e le 2.30 della notte scorsa dovrebbe aver causato rumori, anche perché la testa di Rioba dal caratteristico naso di ferro applicato durante un restauro ottocentesco è caduta sbattendo pesantemente sui masegni ai piedi del ponte escheggia ndone uno. Ala stessa ora è stata danneggiata anche la vetrina del ristorante da Rioba, non lontano dalla statua, ma i due episodi sembrano essere non collegati. A sentire la Soprintendenza non sarebbe una bravata: gli autori del gesto hanno deliberatamente staccato la testa della statua duecentesca, ricorrendo a uno sforzo estremo. D'altro cant ogli inquir e ntie scl udono l'ipotesi del furto, perché la testa cadendo dal collo di Rioba si è sicuramente danneggiata. Ciò non esclude che, una volta staccata la testa, i vandali non se la siano portati a casa come trofeo, anche se è un pezzo di marmo di 20 chili, difficilmente trasportabile a braccia. Non è esclusa l'ipotesi che sia stata portata via con una barca e questo farebbe pensare a un vandalo veneziano. L'allarme era stato lanciato sabato mattina da una coppia di turisti francesi: i due volevano accarezzare il naso «portafortuna» della statua e non trovando la testa hanno chiesto spiegazioni a un ristoratore della zona, che ha chiamato il 113. All'indomani della denuncia la notizia ha fatto il giro del web e originato la nascita del gruppo Facebook «cercasi Rioba disperatamente». Nel pomeriggio di ieri ionoltre sono apparsi ai piedi della statua un fiore e un epitaffio indignato per la decapitazione del signor Rioba, che insieme alle statue dei commercianti orientali Sandi e Afani dà il nome al campo dei Mori. Il volto di marmo di Rioba era stato rubato e poi ritrovato già 60 anni fa. Rioba, inutili le ricerche nei rii Le indagini ripartono dai filmati Per quasi tre ore i sommozzatori hanno perlustrato i canali della Sensa eMisericordia. Codello: statua solida, non è un vandalismo casuale VENEZIA - Il fondo fangoso del canale della Misericordia e del rio della Sensa hanno restituito una telecamera digitale, la testa arrugginita di un lampione e perfino un lampadario in vetro soffiato ancora intatto. Ma della testa del signor Rioba, la statua decapitata da alcuni vandali nella notte tra venerdì e sabato, nessuna traccia. Le ricerche del nucleo sommozzatori della polizia infatti non hanno dato alcun esito ieri pomeriggio e le indagini adesso ripartiranno dalle testimonianze dei residenti di campo dei Mori e dalle registrazioni delle telecamere che potrebbero aver ripreso il passaggio dei vandali. I due sommozzatori hanno lavorato dalle 16 alle 18.30, prima lungo il rio della Misericordia, nel tratto davanti ai ristoranti, poi nel rio della Sensa, sotto e intorno al ponte. Testimoni non ce ne sono molti. Il danneggiamento avvenuto tra le 2.00 e le 2.30 della notte deve aver fatto un gran rumore, perché la testa di Rioba dal caratteristico naso di ferro applicato durante un restauro ottocentesco è caduta sbattendo sui masegni ai piedi del ponte e scheggiandone uno. Ma le famiglie Todaro e Vianello, che abitano proprio sopra la nicchia della statua, affermano di non aver sentito né rumori né grida. Nello stesso orario poi è stata danneggiata anche la vetrina del ristorante da Rioba, non lontano dalla statua, ma i due episodi sembrano essere non collegati. Di certo per la soprintendenza non si tratta di un vandalismo casuale: gli autori del gesto hanno deliberatamente staccato la testa della statua duecentesca. «La testa di Rioba era assicurata con due perni di acciaio ed era stata stuccata a dovere - spiega la soprintendente Renata Codello - il restauro era stato fatto una decina di anni fa e non c'erano segnalazioni di fragilità». Non si tratterebbe dunque di un semplice ubriaco di passaggio che si è appeso alla testa, ma di un'azione voluta. D'altro canto gli inquirenti escludono l'ipotesi del furto perché la testa, cadendo, si è sicuramente danneggiata. «Se fosse stato un furto mirato ci avrebbero messo più attenzione - dice il comandante dei vigili urbani Marco Agostini - invece hanno infierito sulla statua per staccare la testa. Le modalità dei furti sono diverse». Questo non esclude ovviamente che, una volta staccata la testa, i vandali non se la siano portata a casa come un trofeo. Va detto però che la testa perduta di Rioba è un pezzo di marmo del peso di circa venti chili e difficilmente è stato trasportato lontano a braccia. Non è esclusa dunque l'ipotesi che sia stato portato via con una barca e questo farebbe pensare a un vandalo tutto veneziano. L'allarme per la sparizione della testa di Rioba era stato lanciato sabato mattina da una coppia di turisti francesi: i due volevano accarezzare il naso «portafortuna» della statua (come inspiegabilmente consigliano le guide turistiche) e non trovando l'intera testa hanno chiesto spiegazioni al ristoratore a fianco. L'uomo ha chiamato la polizia. All'indomani della denuncia la notizia ha fatto il giro del web e originato la nascita del gruppo Facebook «cercasi Rioba disperatamente». Ieri inoltre sono apparsi ai piedi della statua un fiore e un epitaffio indignato per la decapitazione di Rioba che insieme alle statue dei commercianti orientali Sandi e Afani dà il nome al campo dei Mori. Non è la prima volta che il patrimonio artistico di Venezia subisce atti vandalici: il volto di marmo di Rioba era stato rubato e poi ritrovato già sessantanni fa. «Ladri? Macché, non vale niente» VENEZIA «E' un atto vandalico e ignobile senza dubbio. Ma non si tratta certamente un furto su commissione perché la testa di Rioba non vale un centesimo, non ha mercato. Non ha nemmeno un valore artistico. E' un semplice oggetto di artigianato che ha una sua storia e a cui i veneziani sono affezionati, ma non è nulla di più che un pezzo di marmo con un naso di ferro». Ne è certo l'antiquario Pietro Scarpa che ha fatto parte per anni della commissione ministeriale sul patrimonio artistico ed è uno dei pochi esperti in Italia a potersi fregiare del riconoscimento ufficiale dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico. Ma nemmeno sul mercato nero? «Nemmeno sul mercato nero. Se la statua avesse avuto un valore artistico in sé non l'avrebbero restaurata con un naso di ferro. Anche nell'ottocento si rispettava il restauro filologico». Può spiegare meglio? «La statua del Rioba è un pezzo di pietra che ha lo stesso valore di una vera da pozzo o di un capitello. Non c'è una cultura artistica alle spalle, non c'è una paternità dell'opera. E poi non è nemmeno un mercante orientale». In che senso? «Le statue dei mori sono sculture duecentesce di santi cristiani a cui, nel Seicento, sono stati aggiunti dei turbanti e dei nomi di mercanti orientali. E anche il naso "portafortuna" è una faccenda tutta turistica che poi è entrata nella tradizione veneziana recente» Non porta fortuna? «Ma per carità. Ripeto: non c'è una storia concreta dietro la statua di Rioba. E' un pezzo di arredo urbano intorno al quale sono nate delle leggende. Se la scultura avesse avuto un valore in sé non sarebbe rimasta là, sarebbe stata portata al sicuro e sostituita da una copia». I veneziani però si sono indignati... «E fanno bene perché chiunque abbia danneggiato la statua ha aggredito il patrimonio storico e architettonico della città. D'altro canto se la testa non dovesse essere ritrovata può sempre essere sostituita da una copia fedele fatta sulla base dei rilievi e delle foto d'archivio».
Corriere della Sera
4 Maggio 2010
VENEZIA Statua decapitata, le ricerche ripartono da filmati e testimoni
AL
Alessio Antonini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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