Davvero grosso il colpo compiuto nove giorni fa nel complesso di S. Spinto in Sassia. Per il bottino. Non meno di 3 o 4 milioni di euro. I ladri sono riusciti ad involarsi portandosi via dieci preziosi dipinti, i pezzi più belli della quadreria antica Custodita nelle sale della Spezieria rinascimentale e negli uffici della dirczione della Asl Roma E, cui è affidata la gestione dell'ospedale e della confinante area monumentale. Tra le immagini, che ora circolano via Internet, nello speciale archivio opere trafugate dei Carabinieri per il nucleo per la tutela Patrimonio artistico, c'è una stupenda Testa di vecchio di Giovanni Lanfranco, uno dei padri del barocco romano; una Sacra Famiglia del Parmigianino; una madonna cinquecentesca di scuola veneta. allievi o imitatori del Bellini; una Flagellazione attribuita al Cavalier d'Arpino. maestro di Caravaggio; un Battesimo di Cristo di Luigi Garzi, noto manierista settecentesco. E altri quadri che farebbero la gioia di qualunque museo o che comunque hanno un notevole valore di documento storico sulla vita della città come la tela primo Ottocento che descrive una cerimonia della Quaresima nella vicina chiesa di S:Maria in Transpontina. Ma a dare ulteriore rilievo alla razzia è anche lo stile e la preparazione da veri professionisti con cui è stata eseguita. Senza o quasi rischi. Per agire i ladri hanno scelto la notte tra sabato 31 luglio e domenica primo agosto, la città svuotata e distratta dal concerto di Simon e Garfunkel al Colosseo. Hanno dovuto forzare un cancello e due porte e poi caricare la refurtiva piuttosto ingombrante su un camion. Ma nessuno li ha visti. L'allarme è scattato soltanto il giorno dopo, quando un custode si è accorto che il cancello era aperto. E a botta sicura. Fino a un mese fa i dieci quadri erano custoditi insieme ad un 'altra trentina di tele nelle sale dell'antica Spezieria, al piano alto del cinquecentesco palazzo del Commendatore, difeso da un efficiente scudo antintrusione. Ma erano tutti piuttosto malmessi o comunque biosognosi di manutenzione. Così quando è arrivato uno stanziamento adeguato, circa 100 mila euro, sono stati affidati per il restauro alla soprintendenza, che li ha rimossi e trasportati in altri locali, scelti d'accordo con la Asl perché erano separati dal via vai di utenti e turisti dell'antico ospedale, e avrebbero così potuto rendere più agevole il lavoro dei restauratori. Decisione comprensibile ma col senno del poi tutt'altro che oculata, perché quel laboratorio, che si affaccia attraverso un cancel-letto, vicino al portone principale, su Borgo S.Spirito, non era protetto da alcun congegno d'allarme. I ladri, che evidentemente erano stati messi al corrente da un complice di tutti i dettagli dell'operazione, hanno aspettato che il restauro fosse terminato. Poi, al momento opportuno, sono entrati in azione indisturbati. Giusto la fatica di forzare un lucchetto e due serrature. Un piano fin troppo pulito che probabilmente restringe la rosa dei sospetti su cui i carabinieri del reparto operativo diretto dal colonnello Ferdinando Musella,stanno indagando. E aumenta la possibilità di recuperare le opere rubate, prima che siano esportate o immesse sul mercato clandestino. Spiragli che giustificano il riserbo con cui la notizia del furto è stata per qualche giorno tenuta nascosta. Spinose le polemiche esplose appena la notizia è trapelata. Ad innescarle l'esposto inviato qualche mese fa da Ciro Capone, vicesegratario nazionale di un sindacato, la Ugl, che accusava la Asl di trascurare la sicurezza dei tesori d'arte custoditi nel complesso, i cui due padiglioni più antichi sono affittati da una società di gestione, la Giu-bilarte, per manifestazioni e ricevimenti con notevoli e poco controllabili flussi di visitatori. E un calendadrio di appuntamenti ricchissimo. A riprova nell'esposto si citavano altri due furti recenti: la scomparsa di un prezioso manoscritto dalla Biblioteca Lancisiana e di alcuni vasi di farmacia dal museo dell'arte sanitaria. Accuse infondate, replica un portavoce della Asl Roma E, difendendo 1' apertura al pubblico delle aree monumentali che ha consentito di recuperare dall'abbandono e dal degrado i due padiglioni sistini, prima utilizzati come magazzini e corsie d'ospedale. Precisando che l'esposto ha attivato sopraluoghi e ispezioni di varie autorità competenti che non hanno rilevato carenze. E aggiungendo che tutte le sale del museo sono protette e vigilate. Una difesa che però non spiega chi e come è riuscito a violare la Biblioteca Lancisiana e a trafugare le ceramiche da fermacia. E che, quanto ai dieci quadri scomparsi, scarica la responsabilità della falla sulla soprintendenza diretta da Roberto Di Paola, su cui ricade l'infelice scelta di quei locali defilati ma indifesi, che ha trasformato in una beffa l'opportunità del restauro.